Caiazzo, il paese che vive all’ombra del Castello fantasma – La Tribuna Online
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Caiazzo, il paese che vive all’ombra del Castello fantasma

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di Sandra Mastroianni

CAIAZZO – Il Castello di Caiazzo, proprio come un fantasma, c’è ma non si vede. O meglio non si visita, e difatti al turista o al semplice passante che volesse visitarlo il destino che lo attende, è quello di ridiscendere le erte stradine che a esso conducono dopo aver visto null’altro che un cancello chiuso.

Naturalmente non è sempre così perché una o due volte l’anno si organizzano visite guidate all’interno del Castello: un lusso per pochi eletti cui giunge la notizia ma resta pur sempre poco rispettoso di un bene che potrebbe essere uno dei principali traini dell’economia legata al settore turistico- alberghiero.

Il Castello Longobardo, dalla sua fondazione, ha accompagnato la cittadina di Caiazzo durante lo scorrere dei secoli e assieme ad essa si è trasformato.

Sorto nella seconda metà del IX sec. per opera dei Longobardi sui resti dell’Arx romana, nel susseguirsi dei secoli fu dimora di Normanni, Svevi, Angioini e più tardi di famiglie nobiliari locali. Proprio questo avvicendarsi di proprietari ha consentito al complesso monumentale di preservarsi dal decadimento com’è invece avvenuto per tanti manieri medioevali.

Ha visto passare tra le sue stanze tanti personaggi illustri: leggenda vuole che vi abbia soggiornato anche Federico II in occasione del suo intervento per liberare Caiazzo dall’assedio delle truppe pontificie nel 1229; o ancora, Garibaldi, prima dello storico incontro Teano com’è leggibile nell’iscrizione rinvenuta nella torre quadrata e riportante la data del 20 ottobre 1860.

Dalle sue mura fortificate si udirono le grida disperate per le atrocità commesse delle truppe naziste acquartierate proprio a Caiazzo sul finire del secondo conflitto mondiale; così come si udirono le grida, questa volta di giubilo, all’arrivo della colonna blindata degli alleati americani nell’ottobre del ’43.

Questi ultimi avvenimenti si svolsero quando ormai il castello era da tempo di proprietà privata e a causa dei continui rimaneggiamenti avvenuti nel corso del XIX sec, e conservava ben poche vestigia dell’antico passato, mentre restavano inalterate le torri fortificate, sia le due a forma cilindrica sia quella quadrata, nonché gli ambienti che ospitavano le cucine e la servitù.

Di passato da raccontare ce ne sarebbe ancora tanto, se non fosse che a preoccupare siano le sorti del complesso monumentale. Infatti, la mancanza di una serie d’interventi di consolidamento e di conservazione non solo priva turisti e cittadini della possibilità di visitare un bene storico patrimonio di tutta l’umanità ma rischia di vederlo irrimediabilmente compromesso.

Già nell’anno 2010, l’Amministrazione comunale del tempo lanciava un piano di riqualificazione, in cui si annunciavano come imminenti una serie di interventi di risanamento, da realizzarsi mediante finanziamenti privati e atti a rivalutare uno dei punti più caratteristici del centro storico. Preservazione del bene e rilancio del turismo: queste le ragioni portanti del progetto che a distanza di quasi dieci anni rimane soltanto un proclama sulla carta. Lo scorrere del tempo e la continua mancanza di manutenzione hanno determinato un notevole avanzamento dello stato di precarietà di alcune parti del complesso.

Un’occasione da non perdere potrebbero essere i contributi previsti dalla Legge di Bilancio 2018 (comma 314 art.1) ed erogati ai proprietari privati di beni storici per finanziare gli interventi di restauro così come stabilito dall’art. 35 del Codice dei Beni Culturali.

Per la concessione del contributo pubblico quale controprestazione è previsto l’onere da parte del privato di apertura al pubblico del bene restaurato.

Per ritornare allo incipit della narrazione, il Castello è un simbolo di Caiazzo e non si può pensare all’uno senza l’altra data la simbiosi in cui vivono nell’immaginario collettivo da secoli. Ma, senza un serio intervento conservativo il Castello sarà solo un accessorio da cartolina all’abitato; sarà solo un cancello chiuso e invalicabile; sarà un luogo inaccessibile dove il passato senza condivisione non potrà avere memoria.

Sarà insomma soltanto un “fantasma” che c’è ma non si vede.