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Caserta Campania Pride: la nostra esperienza

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Comunicato da un nostro inviato

Sabato 25 giugno abbiamo partecipato al Caserta Campania Pride, la tradizionale manifestazione che la comunità omosessuale e transessuale organizza con un unico semplice scopo: sensibilizzare le persone eterosessuali sul dato di fatto che lesbiche, gay e trans sono esseri umani come loro, esistono, respirano la stessa aria, mangiano le stesse cose, fanno i loro stessi lavori e hanno in quanto esseri umani gli stessi diritti degli eterosessuali.

Il Pride in realtà è iniziato il 21 giugno e si è concluso il 26, caratterizzando questi giorni con una serie di eventi culturali che si sono svolti presso il CSA”Ex Canapificio” di Caserta, ma ovviamente è stata la manifestazione di sabato a monopolizzare l’attenzione nei giorni precedenti, con i Casertani molto incuriositi dall’idea di assistere finalmente ad un evento che fino ad oggi avevano visto solo sui giornali o in televisione.

Perché il dato di fatto è questo: a prescindere da come ognuno la pensi sull’omosessualità, la transessualità e i diritti di queste persone, il semplice fatto che a Caserta si sia svolta una imponente (2000 partecipanti!) manifestazione di istanze politiche e sociali, dimostra che la società civile della città si sta “svegliando”, nel senso che dopo decenni in cui la città assomigliava sempre di più ad un condominio e sempre meno ad una comunità i cui abitanti condividessero progetto di vita futura, da qualche anno i Casertani hanno iniziato a non delegare più ogni singolo aspetto della propria esistenza agli amministratori, ed hanno incominciato a costruire dal basso quei progetti che le istituzioni avevano rimandato, senza aspettare le medesime.

Così abbiamo visto spuntare sempre più associazioni e iniziative culturali lì dove sembrava spuntassero solo bar e ristoranti tutti uguali; sono nate rassegne cinematografiche e teatrali; c’è stata persino l’occupazione e l’autogestione di un edificio pubblico abbandonato dalle istituzioni.

E adesso c’è stato il Pride che, comunque la si pensi, ha dimostrato che un piccolo ma nutrito gruppo di cittadini, A PROPRIE SPESE, può coinvolgere un’intera città perché partecipi alla realizzazione del progetto.

Insomma, l’associazione RAIN che rappresenta gay lesbiche e trans ed è brillantemente capeggiata da Enzo Genovese, Bernardo Diana e Laura Santonicola (quest’ultima

candidata nella lista di Apperti alle recenti amministrative) è riuscita a raccogliere i fondi, a coinvolgere TUTTE le associazioni gay della Campania ed anche a far accorrere associazioni di altre Regioni italiane (e pure una straniera, dall’Ungheria), hanno coinvolto esponenti politici di vari orientamenti ( praticamente è mancato solo il sostegno di Ventre e della sua coalizione: che sia una tra le cause della sua sconfitta?) , hanno ottenuto il patrocinio della Regione, della Provincia e di svariati Comuni – non di quello di Caserta, nonostante il neo sindaco Marino sia passato ad esprimere il suo sostegno: ciò ha determinato che per potere occupare il suolo pubblico ed avere la presenza della Polizia a protezione dei manifestanti (capita spesso di subire aggressioni omofobe proprio al Pride) l’associazione RAIN abbia dovuto pagare do tasca sua la tassa, e lo ha fatto organizzando una brillante raccolta fondi, sia grazie a sponsorizzazioni di piccole e medie imprese, sia organizzando tante iniziative come proiezione di film e persino una lotteria.

C’era il sindaco di Casal di Principe

Renato Natale, che ha fatto della lotta alla camorra il proprio programma di governo, e che ha voluto dare il patrocinio perché “quando sono stato eletto sindaco ho giurato sulla Costituzione che garantisce i diritti di tutti i cittadini: per questo oggi sono qui .È doveroso per qualsiasi sindaco che i diritti di tutti vengano difesi”. Gli organizzatori hanno voluto che fosse lui ad aprire il corteo quando questo è partito alle quattro e venti del pomeriggio da Piazza Vanvitelli.

Il corteo era così formato: al centro, il carro da cui il dj mandava la musica, e sul quale c’erano Rosanna Iannacone ( famosa vocalist di Radio Marte) e la cantante Ira Green (Vincitrice rock di The Voice 2015) .

Davanti al carro, in testa al corteo, c’erano le associazioni che hanno partecipato e i rappresentanti delle istituzioni che hanno dato il patrocinio, come il sindaco Natale, Raffaella Pignetti in rappresentanza dell’Area Sviluppo Industriale di Caserta, il Movimento Giovani Immigrati della Campania (con una folta presenza di musulmani), associazioni gay da tutto il Sud, i collettivi studenteschi delle scuole superiori che esponevano cartelli contro il femminicidio, i Giovani Democratici (tra cui il neo consigliere Matteo Donisi).

Dietro al carro, a chiudere il corteo, c’era un popolo: almeno duemila persone, in larga parte di età tra i sedici e i trent’anni, ma non mancavano uomini e donne con più primavere, e qualcuno ha anche portato i figli: eterosessuali che volevano insegnare ai propri figli il rispetto del diverso, omosessuali che volevano mostrare ai propri figli (sì: gli omosessuali fanno i figli) che se lo Stato ancora non li riconosce ufficialmente, c’è un’intera comunità che li difende.

Il corteo ha percorso Via Giannone, ha proseguito di su Via Unità d’Italia, Corso Trieste e quindi Piazza Gramsci, dove su un palco ha tenuto un bellissimo discorso il Console degli Stati Uniti d’America che ha ricordato la strage di Orlando e l’impegno del governo Obama per i diritti.

E poi c’era Valentina Nappi, che non ha bisogno di presentazioni: sui social anche chi voleva partecipare al Pride si è interrogato sull’opportunità che una pornostar facesse da testimonial ad un evento contro le discriminazioni: noi abbiamo constatato che, in effetti, Nappi ha mantenuto un basso profilo, parlando solo all’arrivo in Piazza Gramsci e solo per cinque minuti, con un generico discorso in cui si invitava i cittadini a non prendere in considerazione chi sostiene che l’omosessualità e la transessualità siano innaturali.

C’è da dire che il Pride, come spesso capita, ha subito un tentativo di boicottaggio da parte di alcuni movimenti religiosi che temevano scene di nudo durante la manifestazione: in realtà, come testimoniano le foto e i video che abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Facebook, non si è verificata alcuna oscenità, qualche ragazzo era a petto nudo per il caldo (c’erano 35 gradi).

C’era invece, come in tutti i Pride, un forte clima di gioia (gayness, in inglese), la volontà di essere felici.

E soprattutto, dai loro balconi, sui marciapiedi, da Corso Giannone a via Sant’Antonio, da Viale Cappiello a via Settembrini, da Piazza Cattaneo al Corso Trieste, c’erano i Casertani: uomini, donne, bambini, anziani, tutti armati di telefonino o fotocamere.

E tutti sorridenti.

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