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IL NATALE “APPEZZOTTATO”. E LE SUE CONSEGUENZE

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Il 25 dicembre il vescovo di Acerra monsignor Antonio Di Donna smaschera l’ipocrisia intorno alla festa, e denuncia i mali che anestetizzano l’Italia e le nostre città. L’omelia della Messa in Cattedrale

“Oggi è nato per voi il Salvatore, che è Cristo Signore”. E’ questo l’annuncio solenne di questo giorno. E’questo il vero Natale, il Natale del Signore, il Natale cristiano. E’ questo il vero motivo della nostra festa. Se togliamo questo annuncio, cosa rimane del Natale? Una festa vuota, solo una grande abbuffata!

Nel nostro dialetto napoletano, di una cosa falsa diciamo “ appezzottato”. E’ quando si imitano capi di abbigliamento o borse di grandi firme, ma in realtà quegli oggetti sono falsi. A Napoli si dice appunto, sono “ appezzottati”. Ci sono tanti natali “appezzottati” in giro, natali molto “falsi”.

“Non c’era posto per loro nell’alloggio”

Nei regimi atei e totalitari del secolo scorso – ancora oggi in qualche parte della terra dove le comunità cristiane sono minoranza – il Natale veniva cancellato dal calendario, non era festa ma un giorno feriale in cui si andava a lavorare.

Noi stiamo facendo di peggio: non lasciamo Gesù fuori dalla porta, siamo gente “perbene”, educata, mica come quelli di Betlemme che l’hanno cacciato fuori, non l’hanno ospitato! Noi non lo lasciamo fuori, ma gli facciamo qualcosa di peggio: lo rendiamo innocuo. Il nostro non è il Natale negato, come nei regimi atei e totalitari, ma un natale bloccato: lo svuotiamo dall’interno, facciamo un’operazione molto più diplomatica e sottile. Lo riconosciamo come festa, ma in realtà lo svuotiamo dall’interno.
Lo aveva previsto un grande pensatore cristiano nei secoli scorsi. Nel 600’, in maniera profetica, il filosofo danese, Soren Kierkegaard, aveva detto: “Se Cristo nascesse oggi, non sarebbe crocifisso, rifiutato o emarginato, ma reso innocuo, irrilevante”. Politicamente corretto, come siamo soliti dire ai nostri giorni.

Cari amici, c’è una tendenza preoccupante da alcuni anni nell’Occidente ormai secolarizzato: vere lobbies internazionali cercano di svuotare il Natale cristiano.
E così si fa festa senza il festeggiato: si dice buon Natale, ma senza specificare di chi si tratta. Natale significa nascita, natività: uno si aspetterebbe che ci fosse il festeggiato. Chi si festeggia, chi nasce? E invece, si sta attenti a non pronunciarlo.

Il natale “svuotato”

Ci sono sintomi preoccupanti: la scuola ormai abolisce i segni evidenti del Natale del Signore, riducendolo alla grande festa d’inverno, la festa dei bambini, con lucie recite, ma si evita accuratamente di parlare di Gesù, della sua nascita.

Altro segno preoccupante: sempre più si rinuncia ai canti tradizionali cristiani, preferendo per esempio a quelli del nostro grande sant’Alfonso“Tu scendi dalle stelle” e “ Quanno nascente Ninno”, improbabili canti americani quali “White Christmas” e “Jingle bells,” che niente hanno a che fare con la nostra cultura.
Per non urtare, si dice, la sensibilità di quelli che hanno altre fedi.
Devo però da questo punto di vista in parte correggermi: avevo preparato l’omelia prima di ieri sera, poi mi ha colpito un episodio bello al termine del Tg1 delle 20.00 della Vigilia. Hanno chiesto al cantautore Jovanotti: “Quale è per te la canzone più bella del Natale?”. E lui ha risposto che “son tutte belle e mi piacciono tutte, ma una particolarmente: ‘Tu scendi dalle stelle’”. Mi sono detto: “La Tv di Stato non ha censurato ‘Tu scendi dalle stelle’?”. Addirittura Jovanotti si è messo con la chitarra e l’ha cantata, con il suo stile. Ecco, sentire da schermi televisivi – in genere attenti a censurare ogni riferimento a Gesù, alla sua nascita e alla fede cristiana – cantare Jovanotti “A te che sei del mondo il creatore mancano panni e fuoco mio Signore” mi ha fatto, confesso, molto piacere.
Però sta di fatto che la tendenza rimane.

Dico questo cari amici, perché l’ultimo episodio è di Facebook di qualche settimana fa. Riguarda la preghiera, apparsa nei Social inglesi, che Babbo Natale rivolge a Gesù Bambino: “Mio caro e prezioso Gesù Bambino io non ho mai pensato di prendere il tuo posto. Porto solo giocattoli e altri oggetti, ma tu porti amore. La gente mi dà liste di doni, ma tu ascolti le preghiere. Quando io arrivo in città i bambini cercano di essere buoni, di non piangere, ma sei tu che li ami con amore sovrabbondante. Io porto solo un sacco di giocattoli, ma sei tu che lasci un cuore pieno di amore, pieno di significato, e di ragioni per vivere”. E conclude: “Voi potete trovare tanti babbi natale in città o al centro commerciale, ma Tu Gesù Bambino sei l’unico Onnipotente che può rispondere alle domande di un peccatore”.
Molto bella questa preghiera. Eppure Facebook l’ha oscurata, l’ha bloccata con la didascalia: “Perché dannosa, diseducativa per i bambini”. Lo stesso Social è stato poi costretto a rimetterla in circolazione, perché il testo ormai si era diffuso.

Ecco cosa stiamo combinando nell’Occidente secolarizzato, ben di più di cacciarlo fuori dalla porta, ben di più dei regimi atei e totalitari che avevano cancellato il Natale dal calendario:stiamo facendo di peggio, stiamo svuotando la festa dai suoi significati cristiani. Il Natale negato dei regimi atei è diventato il Natale “appezzottato”, bloccato, svuotato.

Il natale “strumentalizzato”

Ma c’è dell’altro: il natale strumentalizzato da certa propaganda politica che si serve ipocritamente dei simboli cristiani – vangelo, rosario, crocifisso, e anche del presepe – brandendoli come spada contro gli altri.
Come posso io brandire il vangelo, il presepe e il crocifisso, e poi buttare fuori profughi e immigrati? Gesù è stato immigrato, extracomunitario. E’ nato forestiero, di lì a poco questo bambino sarà costretto con i suoi genitori ad andare in Egitto, fuori dalla sua patria, dal suo Paese, perché Erode lo perseguita! E’ pura ipocrisia brandire i simboli cristiani e di fatto negare i valori cristiani!

Viviamo dunque in un una società dunque che vuole fare festa senza il festeggiato, tra l’altro ipocrita, perché usufruisce dei vantaggi, come le vacanze a scuola o al lavoro, ma non riconosce le origini cristiane della festa.

Ecco i natali “appezzottati”: quello negato dei regimi atei, svuotato dall’Occidente secolarizzato, o strumentalizzato: io sono stanco di questi falsi natali!

La più grande rivoluzione della storia

Eppure, il mistero del Natale del Signore è troppo importante, troppo profondo per essere negato, svuotato e strumentalizzato. La nascita del Figlio di Dio, la sua Incarnazione, il suo prendere la nostra natura umana, il suo diventare carne, uomo, è la più grande rivoluzione di tutti i tempi: noi contiamo in Occidente gli anni, i secoli, a partire da questo Bambino – avanti Cristo e dopo Cristo. Questo basterebbe per dire l’importanza, anche solo culturale e storica, di questa nascita.
L’idea di un Dio che ha voluto assumere la nostra natura umana ha fatto generare il concetto di persona: abbiamo inventato noi cristiani la dignità della persona umana, dei suoi diritti, dei diritti della donna, del bambino. Spazzare via questo significa andare incontro a barbarie, all’imbarbarimento della cultura, del linguaggio e della stessa vita umana.

Il mistero del Dio che si fa uomo è l’idea più inaudita, più sconvolgente di tutta la storia. Ecco perché la Chiesa sente il dovere, l’obbligo ogni anno di annunciare il vero Natale, quello autentico, non “appezzottato”.

Svegliati tu che dormi. Riconosci la tua dignità

Per concludere, vorrei richiamare a me e a voi, cari amici, due bellissime esortazioni di due antichi Padri della Chiesa: Agostino e Leone Magno.
Il primo dice: “Svegliati, tu che dormi, per te si è fatto uomo, svegliati!
E’ giunta l’ora di svegliarsi dal sonno, svegliati!
E Leone Magno aggiunge: “Riconosci cristiano la tua grande dignità”.
Senza svenderla.

Cari amici devo constatare una grande indifferenza intorno a noi. Il sonno regna sovrano. Sonno e indifferenza regnano sui grandi problemi generali, sul nostro Paese, l’Italia, e sulla nostra città, in cui viviamo e che amiamo: Acerra.

In Italia. A livello generale, stiamo assistendo a un’opera di distrazione di massa: non saprei chiamare diversamente l’anestetizzazione di un intero popolo.
Ci stanno facendo credere che i migranti siano il problema numero uno, il capro espiatorio di tutti i problemi, mentre un’indifferenza generale regna sui problemi molto più seri, che andrebbero al primo posto nell’agenda di Governo e delle altre Istituzioni, come la mancanza cronica di lavoro, l’esodo massiccio dei giovani anche dalla nostra Acerra, che continuamente vanno via!

Ma soprattutto, una grande indifferenza regna mentre si consuma la secessione delle regioni ricche del Nord. Oggi il Veneto sta trattando con il Governo la sua autonomia: avranno tutto tranne l’esercito! Dopo il Veneto sarà il turno di Lombardia, Emilia Romagna. Capisco un certo sano federalismo, ma non a condizione che le altre regioni, soprattutto del Sud, vengano penalizzate. Ci saranno minori introiti nelle casse centrali dello Stato e questo sarà a danno delle regioni più povere del Paese, che sono le nostre, le regioni meridionali.
L’unita è a rischio. Anni fa i vescovi italiani coniarono uno slogan: “Il Paese non crescerà se non insieme”. Pur salvando un sano federalismo, previsto dalla Costituzione e dalle leggi, attenti però ad un federalismo scorretto, in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Se ne parla poco, facendo credere che i migranti sono il problema!

Ad Acerra e nella altre Città della Diocesi. Questo vale anche per la nostra città, come per le altre città della Diocesi. Premetto che quanto dico, lo dico perché un Vescovo vuole bene al suo popolo, vuole bene alla sua città e se dice certe cose le dice per amore, perché il Vescovo non è di parte, non è per qualcuno contro qualcun’altro, ma è un pastore, perché è padre del suo popolo, una sentinella.

La nostra città sta morendo, lo si vede, è sotto gli occhi di tutti. Sta morendo nell’indifferenza generale. Da tempo invoco un confronto animato, intelligente, partecipato, generoso, un dibattito serio su questa città. Invece l’appiattimento regna sovrano. La responsabilità può essere anche dell’amministrazione comunale, ma è di tutti noi, cari amici, nessuno può tirarsi indietro: la responsabilità è dei presunti intellettuali, dei medici, dei cittadini, forse però schiavi di giochi clientelari.

Penso al degrado del nostro Centro storico, sempre più morto: tra qualche settimana tre negozi attorno alla Cattedrale chiuderanno, dislocheranno.
Dopo le 17, nel Centro storico, è il coprifuoco, e così andando avanti questa zona diventerà sempre più appannaggio delle varie bande dello spaccio di droga. Ringrazio la Polizia di Stato, che anche con pochi mezzi a disposizione, assicura frequentemente la sua presenza.
Ma dove andremo? La vicina Pomigliano certamente non conosce il coprifuoco pomeridiano o serale!
Distratti forse a fare il Puc, si condanna a morte questa città. Ho letto che forse ci sarà una futura Acerra 2, un’altra Città. E Acerra 1? E il Centro storico? Lo condanniamo a morte?

Penso al Primo circolo didattico di Piazzale Renella, eterno cantiere: i genitori vanno ancora di qua e di là a portare i figli a scuola, e aspettano con ansia che quella struttura sia finita e c’è chi ci specula sopra, anche i cittadini: poche settimane fa c’è stato il tentativo di picchiare l’unico guardiano di turno del cantiere! Non si va avanti così, in questa guerra tra poveri!

E poi le altre opere incompiute.

Penso alla delocalizzazione della bella azienda La Doria, un vero pugno nello stomaco: un’azienda eccellente che produceva sughi prontilascia la città per ragioni di profitto, e gli operai tutti acerrani sono dislocati ormai da qualche mese negli altri stabilimenti in Campania.

Chi vuole Acerra come luogo solo di siti inquinanti? Ce ne sono a decine, in lista d’attesa per localizzarsi nel nostro territorio! Quelli sì, La Doria no! Chi ha questo disegno? Vorrei saperlo! Che regia ci sta dietro? Chi vuole fare di questa nostra bella città solo il polo dell’immondizia?

Non parliamo poi della salvaguardia dell’ambiente, ormai fuori programma nazionale e locale. Quante promesse del Governo, tra l’altro con un ottimo Ministro, il generale Costa, che ha fatto tanto per le nostre terre quando era comandante della Guardia Forestale, ma attendiamo ancora le bonifiche.
Tutti quelli che contro gli inceneritori, perché ritengono non siano la soluzione al problema dei rifiuti, non spendono una parola su Acerra: gli altri non li vogliamo ma quello si deve sacrificare. E’ una città martire, ma almeno ditecelo: vi dovete sacrificare per tutta la Campania, avremo una bella medaglia d’oro! E invece nessuno dice una parola: De Luca contro l’inceneritore, De Magistris contro gli inceneritori, ma non una sola parola sull’inceneritore di Acerra. Nell’ultimo mese le nostre centraline hanno sforato, sembra che i valori siano tali quasi quanto la città di Milano, spero sia una notizia infondata, ma è così.

La dignità della povera gente

Ma penso soprattutto alla dignità della povera gente, anche quella vittima di giochi clientelari, che vende la propria dignità per fame. Negli ultimi tempi il prezzo della dignità in questa Città è calato di molto, si compra la gente per fame e anche quello che spetta per diritto viene elargito come favore. La povertà genera falsi consensi, dà consensi la fame, ma non sono consensi liberi. I romani l’avevano capito molto bene: panem et circenses, dà al popolo pane e giochi del Circo e lo avrai dominato. Non valeva solo per gli antichi romani quell’espressione!

Scusate, scusate, non voglio inguaiarvi il Natale, ma voglio darvi gli auguri del Natale Vero e non quello “appezzotato”. Perciò, dico me e a voi: svegliati, svegliatevi, svegliamoci, svegliati tu che dormi, dice Agostino. Alza la testa, riconosci cristiano la tua dignità. Un Dio ha preso la tua natura, è diventato come te, è diventato uomo, tu uomo hai una dignità incomparabile, niente più del cristianesimo ha una concezione altissima della dignità della persona umana, perché un Dio si è degnato di diventare uomo come me, come te. Riconosci cristiano la tua dignità.

Scusate cari amici e cari fedeli, ripeto: io guardo con stima, con affetto l’Amministrazione comunale, le Istituzioni, i cittadini, ma io non sono stato eletto dai consensi del popolo e dunque posso parlare con una certa libertà, e lo faccio per la crescita della Città, per il bene degli acerrani, ma anche con uno sguardo italiano.

Celebriamo oggi il Natale del Signore, lo celebriamo comunque con i segni di speranza. Nel bene e nel male, è sempre Natale del Signore, perché Dio è fedele. Nonostante tutto Lui è cocciuto, testardo, viene ancora in mezzo noi, non si rifiuta ma si incarna ancora perché ci ama.

Segni di speranza, l’ultimo altro giorno: un negozio bruciato, incendiato, non lo sappiamo che c’è dietro, lasciamo le indagini alla polizia, però mi ha colpito la mobilitazione di massa che è seguita: parenti, amici, gente semplice, cittadini comuni, in 48 ore hanno aiutato quei due giovani a rimettere in piedi il negozio.

Queste sono cose belle, come sono cose belle le scuole di Acerra, tutte quante,veramente impegnatissime. Conosco i dirigenti scolastici, gli insegnati che si fanno in 4 per i ragazzi; come è promettente l’indirizzo musicale, per fare sempre di più di questa città la città della musica, d’antica tradizione, con il maestro Modestino, con altri, da più di un secolo; com’è segno di speranza lo sviluppo archeologico che sta venendo fuori nelle zone della città di Acerra,anticacittà il cui passato è una risorsa da valorizzare.
Buon Natale del Signore, non facciamo festa senza il Festeggiato!

Antonio Di Donna
Vescovo di Acerra

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IL VESCOVO ANTONIO DI DONNA ESPRIME ANCORA UNA VOLTA DELUSIONE E AMAREZZA PER LE VICENDE CHE RIGUARDANO L’AZIENDA LA DORIA. E DENUNCIA IL LICENZIAMENTO DELL’OPERAIO SINDACALISTA MICHELE GAGLIONE

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Da tempo il vescovo di Acerra è al fianco degli operai de La Doria, «una bella azienda che negli anni, grazie in particolare al sito di Acerra, è diventata leader in Italia nella produzione di sughi pronti». Il presule si è scontrato però, fin dall’inizio, con la «rigidità» dei vertici dell’azienda, che monsignor Antonio Di Donna definisce «chiusi e inflessibili». E tuona: «Adesso si negano pure al telefono».

La Doria, dopo tanti anni di attività ad Acerra, ha deciso di cessare la produzione nel sito, per spostarla in città dove conta altrettanti insediamenti produttivi, disinteressandosi del disagio dei lavoratori, e mostrando insensibilità nei confronti dell’economia e del sano sviluppo di un’intera Comunità. Chiudere ad Acerra un’azienda come La Doria significa infatti per monsignor Di Donna dare «un colpo quasi mortale alla naturale vocazione agricola del territorio», esponendolo al rischio di diventare sempre più «terreno di conquista di siti inquinanti».

Il vescovo di Acerra ha continuamente invocato l’impegno di tutti, sollecitando tavoli istituzionali di concertazione, locali e ai più alti livelli, perché «la posta in gioco è alta» e riguarda il futuro di tutti, fino a denunciare le contraddizioni di «una visione miope e schizofrenica dello sviluppo del territorio», che con l’abbandono di aziende come La Doria può «perdere definitivamente la propria identità».

Oggi, dopo il licenziamento dell’operaio e sindacalista Michele Gaglione, l’amarezza e la delusione sono ancora più grandi, perché, afferma il vescovo Di Donna, «dalla dismissione dello stabilimento e dalla completa chiusura di fronte alle ragioni di un’intera Città, siamo passati alla ricerca di un pretesto per licenziare chi con fatica e impegno ha portato avanti la lotta affinché l’azienda rimanesse e investisse in un territorio già martoriato dal dramma umanitario dell’inquinamento ambientale». E forse per questo «più fastidioso e pericoloso».

Esprimendo solidarietà a Michele Gaglione, monsignor Di Donna ribadisce e conferma l’amara «impressione che a questa azienda Acerra non piaccia», sollecitando ancora una volta tutte le Istituzioni, «in particolare quelle locali», ad «un impegno più convinto e credibile» che offra «possibilità concrete di riscatto al territorio».

 

 

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IL VESCOVO DI ACERRA ANTONIO DI DONNA INAUGURA IL MUSEO DEDICATO A SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI

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Domenica 16 dicembre alle ore 17.30 ad Arienzo, in provincia di Caserta, il vescovo di Acerra monsignor Antonio Di Donna apre al pubblico il Museodedicato a sant’Alfonso Maria de’ Liguori, proclamato nel 1964 patrono unico della diocesi da papa Paolo VI, oggi santo.
Insieme al vescovo intervengonopadre Serafino Fiore, superiore della Provincia napoletana dei Missionari redentoristi e il prof. Gennaro Niola, direttore Ufficio diocesano beni culturali ecclesiastici.
Fin dall’inizio, monsignor Antonio Di Donna ha affidato alla protezione del santo il suo ministero episcopale ad Acerra. «Il mio programma è quello che il nostro sant’Alfonso indica per un vescovo: pregare; predicare; dare udienza», disse entrando in diocesi il 10 novembre 2013. E più volte in questi anni ha indicato alla comunità dei fedeli Alfonso quale «santo dei tempi moderni», capace di essere «nuovo nella missione» ai più poveri e abbandonati e «nuovo nella morale», anticipando la Chiesa in uscita di papa Francesco ed annunciando ai più semplici la misericordia di Dio.
Non a caso, al «più santo dei napoletani e più napoletano dei santi», il presule ha dedicato la sua prima lettera pastorale In dialogo con sant’Alfonso, perché la Chiesa di Acerra impari a «curare» tra «i nostri tesori» questo «gigante della santità» che ha attraversato tutto il ‘700, e i cristiani si impegnino ad approfondirne la vita, le opere, il pensiero e la pastorale.
Ancora, ogni anno il primo agosto, il vescovo di Acerra valorizza la festa liturgica del santo attraverso una solenne celebrazione eucaristica con  sacerdoti e fedeli, mentre ha posto sotto la sua protezione la prossima visita pastorale.
Ma il 16 dicembre, monsignor Di Donna corona un sogno che è stato anche dei vescovi suoi predecessori, in particolare monsignor Nicola Capasso, che nel 1964 chiese al papa Paolo VI, oggi santo, di proclamare sant’Alfonso Maria de’ Liguori patrono unico della diocesi.
Il Museo avrà sede nel Palazzo vescovile di Arienzo, che per nove anni ospitò sant’Alfonso quando era vescovo di Sant’Agata de’ Goti, diocesi alla quale la cittadina in quell’epoca apparteneva. E in quel palazzo sant’Alfonso perfezionò o scrisse molte opere tra cui La pratica di amare Gesù Cristo.
Alfonso Maria de’ Liguori nasce il 27 settembre 1696 a Marianella, nei pressi di Napoli. Brillante avvocato, lascia il foro e abbraccia il sacerdozio con l’unico intento di portare l’amore di Gesù Cristo prima tra i derelitti dei luoghi più malfamati della città, e poi agli abbandonati delle campagne più sperdute della Campania. A tal scopo fonda la Congregazione del SS. Redentore. Muore a Pagani, in provincia di Salerno, il primo agosto 1787. E’ proclamato santo nel 1839.
Fu vescovo di Sant’Agata de’ Goti dal 1762. Si trasferì ad Arienzo per motivi di salute dal 1766 al 1775. La diocesi di Acerra si è preparata alla festa di oggi con diversi incontri per riscoprire la spiritualità alfonsiana e la sua attualità.

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MARTEDÌ 18 DICEMBRE 2018 ALLE ORE 18.00 NEL TEATRO DELLA SCUOLA PALLADINO IN VIA VERNA, IL VESCOVO ANTONIO DI DONNA INCONTRA ATLETI E ASSOCIAZIONI PER IL NATALE

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MARTEDÌ 18 DICEMBRE 2018 ALLE ORE 18.00 NEL TEATRO DELLA SCUOLA PALLADINO IN VIA VERNA, IL VESCOVO ANTONIO DI DONNA INCONTRA ATLETI E ASSOCIAZIONI PER IL NATALE

Il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, incontra ogni anno centinaia di atleti tra associazioni sportive, scuole e parrocchie della diocesi in preparazione al Natale, senza dimenticare la piaga della disoccupazione giovanile e per offrire testimonianze positive ai cosiddetti ragazzi a rischio che vivono nei quartieri difficili della città, con un pensiero particolare ai giovani morti per inquinamento ambientale. Ultima, in ordine di tempo, Alessia, di appena undici anni, il cui funerale è stato celebrato proprio dal vescovo Di Donna che, come con tanti altri ragazzi della diocesi, l’aveva seguita nel suo calvario insieme alla famiglia.

Nel 2018, “FACCIAMOCI ALLENARE DA GESÙ” giunge alla terza edizione, ed è frutto di quel grande Giubileo degli sportivi organizzato dall’Ufficio diocesano dello sport nel 2016, radunando più di 1000 atleti prima nello Stadio comunale e poi nella Cattedrale di Acerra.  Monsignor Di Donna lancerà le attività dell’Ufficio dello sport e di altre realtà diocesane, in particolare quelle che si svolgono nel campo sportivo riaperto dietro l’Episcopio per ospitare tornei tra i ragazzi disagiati, i quali vengono seguiti anche nel doposcuola, attraverso lezioni di musica, giornalismo e cineforum, in collaborazione con la Caritas e l’Ufficio diocesani per gli oratori. Fiore all’occhiello è il Torneo interparrocchiale Emmanuel, durante il quale da ottobre a giugno tutte le sere del lunedì i volontari dell’Ufficio sono impegnati con i ragazzi sul campo per le gare. Per monsignor Di Donna lo sport costituisce – insieme a cinema, storia, arte e musica locale – una «occasione di riscatto» dal degrado sociale e «una opportunità per la crescita personale e comunitaria». Ancor di più se i ragazzi scelgono ogni giorno con coraggio un «Allenatore che non toglie nulla, e dona tutto» e il cui nome è Gesù Cristo. Con il grande obiettivo di strappare i ragazzi alla droga, all’alcol, al gioco d’azzardo e alla criminalità diffusa, piaghe contro le quali lo stesso vescovo Di Donna e i sacerdoti si spendono da tempo. Tra gli ospiti di questa edizione spicca l’ex calciatore, campione con il Napoli, Bruno Giordano, del quale lo scrittore giornalista e autore televisivo della Rai, Giancarlo Governi, ha scritto la biografia dal titolo “Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe”, pubblicata con Fazi Editore nel 2017. Giordano e Governi presenteranno e firmeranno il libro durante la serata. Con Giordano, porterà la sua testimonianza suor Lucia Benedetta Rabbitto, l’alcantarina “mister” che a Castellammare di Stabia mette insieme l’amore per Gesù Cristo e la sua passione per il calcio catechizzando ed educando i ragazzi dell’oratorio nel cuore del centro storico, in un quartiere difficile della città. Coordinatore della serata è Massimiliano Castellani, coresponsabile delle pagine “Agorà” del Quotidiano cattolico Avvenire, presente ad Acerra anche nel 2016 per il Giubileo degli sportivi. Durante la serata il vescovo Antonio Di Donna, il sindaco di Acerra Raffaele Lettieri – il Comune ha patrocinato l’evento – e gli ospiti premieranno gli atleti che si sono distinti per impegno, correttezza e lealtà nei vari tornei e nelle varie attività sportive parrocchiali e cittadine. Monsignor Di Donna ribadirà il valore prezioso dello sport nei cammini di fede e nella promozione umana e sociale dei giovani, in un contesto gravato da disagio sociale, mancanza di strutture e in particolare dal dramma ambientale, rispetto al quale il presule è molto sensibile. Una serata per condividere le bellezze e le ricchezze della città, tra cui la riconosciuta maschera di Pulcinella.
Un premio speciale sarà assegnato alla memoria di Mario Esposito, storico presidente dell’Acerrana calcio scomparso di recente.

 

 

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MONSIGNOR ANTONIO RIBOLDI LA CHIESA DI ACERRA RICORDA IL SUO VESCOVO EMERITO AD UN ANNO DALLA MORTE

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Monsignor Antonio Riboldi, sacerdote rosminiano, all’alba di domenica 10 dicembre 2017 moriva a 94 anni a Stresa, in Piemonte. Il suo ricordo è vivo più che mai nel cuore di tanti e in particolare nella Chiesa di Acerra, di cui è stato vescovo dal 1978 al 1999.

La Diocesi campana lo ricorda

lunedì 10 dicembre 2018
nella Cattedrale di Acerra, in piazza Duomo alle ore 18.00

con una Celebrazione Eucaristica di suffragio presieduta dal
vescovo monsignor Antonio Di Donna.

Al termine della Messa sarà inaugurata una Mostra dedicata a monsignor Riboldi nel Museo diocesano in Piazza Duomo di fronte alla Cattedrale. Per l’occasione il mensile diocesano La Roccia dedica uno speciale numero monografico al compianto Vescovo emerito don diversi significativi contributi.

 

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Monsignor Antonio Di Donna: “Il convegno ecclesiale è un momento di festa e condivisione”

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ACERRA: AL VIA L’ANNUALE CONVEGNO ECCLESIALE. LA CHIESA DI ACERRA INTORNO AL VESCOVO PER L’INIZIO DEL NUOVO ANNO PASTORALE. MONSIGNOR ANTONIO DI DONNA: «UN MOMENTO DI FESTA E CONDIVISIONE»

 

La Chiesa di Acerra si raccoglie intorno al vescovo per l’inizio del nuovo anno pastorale con l’annuale Convegno che in pochi giorni ha raggiunto centinaia di iscritti, tra cui molti giovani e adulti e tante famiglie con bambini, ai quali saranno riservate attività educative per difendere e amare il territorio, anche visitando luoghi di misericordia.

Domani 7 settembre, alle 17 in Cattedrale, partiranno i lavori del 38esimo Convegno ecclesiale, e si concluderanno domenica 9 settembre con il concerto, sempre in Cattedrale, del Coro delle Basiliche di Assisi. Per il 2018, il tema principale è la visita pastorale alla diocesi che monsignor Antonio Di Donna ha in programma per il prossimo anno, e alla cui preparazione è dedicata la tre giorni dal titolo “Andiamo a visitare i fratelli”.

Per questo, il presule, secondo il quale il Convegno «è un momento di festa, incontro e condivisione», ha voluto che ad introdurre le giornate fossero «le varie componenti ecclesiali», i giovani in particolare, proseguendo così quel «cammino insieme, popolo e vescovo», iniziato cinque anni fa. Alcuni dei circa sessanta giovani della nostra diocesi che hanno partecipato al pellegrinaggio per la Campania parleranno infatti della singolare esperienza vissuta, fino all’incontro con papa Francesco lo scorso agosto a Roma in vista del prossimo Sinodo dei vescovi a loro dedicato. Il vescovo Antonio Di Donna racconterà le «cose belle» del «cammino diocesano compiuto», dal «rilancio della Pastorale familiare (centinaia di famiglie hanno vissuto la loro giornata diocesana lo scorso 10 giugno, ndr) alla grande festa degli Oratori (mille ragazzi provenienti dalle diverse parrocchie della diocesi hanno circondato di affetto il vescovo in Cattedrale il 4 luglio, ndr), dall’Azione cattolica all’Ufficio dello sport, dagli esercizi spirituali ad Assisi e la vacanza in Trentino per i giovani, fino alle iniziative per il discernimento vocazionale».

Della visita pastorale compiuta nella sua diocesi di Pozzuoli parlerà sabato mattina il vescovo Gennaro Pascarella, mentre don Alessandro Valentino, parroco a Boscoreale, insieme ad altri testimoni, tratterà del «coinvolgimento dei genitori nell’Iniziazione cristiana dei figli» in continuità con il tema dell’anno scorso.

Sabato 8 settembre è previsto il pranzo comunitario con più di 200 partecipanti all’interno del chiostro del seminario vescovile, mentre le conclusioni del vescovo Di Donna chiuderanno i lavori in Cattedrale domenica pomeriggio a partire dalle 17, prima del concerto del Coro delle Basiliche di Assisi.

 

 

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Un giovane regista di Acerra, Luigi Russo ,candidato alla ” Città del Cortometraggio”

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“Il Valore di Giulio”, opera prima di Luigi Russo, giovane regista di Acerra è candidata quest’anno nella sezione Rai Cinema, selezione “CITTA’ DEL CORTOMETRAGGIO”, al Social World Film Festival. Da oggi parte il concorso che vedrà come vincitore il cortometraggio più cliccato del web. Vivi insieme a noi questo sogno, dopo aver visualizzato il corto, aiutaci a diffonderlo con una condivisione sui tuoi account social!

” Sono estremamente convinto che ognuno possegga una propria luce, un valore che dev’essere alimentato. Giulio è uno scrittore in crisi, tormentato e bloccato nell’abisso dei suoi ricordi passati.
Mi affascina l’idea di provare a rendere in immagini fenomeni astratti, interiori, che si possono solo percepire, come quello dell’ispirazione poetica. Una donna che è inquietudine ma anche ispirazione, grazie al suo ricordo, alla sua ossessione Giulio sprigiona il suo flusso poetico e vaga libero nella sua interiorità, come un fiume che sfocia nel mare.”

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7c898153-3af2-4298-bb1b-55777b4e728c-cinema.html

 

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