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Mostra personale di Athos Faccincani dall’8 al 18 Dicembre 2016

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ATHOS FACCINCANI

 

Mostra personale di Athos Faccincani dall’8 al 18 Dicembre 2016

 

Salone degli Specchi

Circolo Nazionale Caserta

Piazza Dante – Caserta

 

 

Inaugurazione sabato 8 Dicembre 2016  ore 18 alla presenza dell’Artista.

 

 

 

 

“Invidio i pittori” ha scritto Federico Fellini, “carta, matita e tubetti ci colore permettono loro di affermarsi in ogni circostanza. Per loro ci sarà sempre una mela su un tavolo, una valle alla fine d’una passeggiata, e luce finché avranno la forza di aprire gli occhi”. Penso che fra tutti gli alunni delle Muse i pittori siano i più candidamente felici, abbagliati da quel perenne lampeggiar d’immagini e di forme nella fantasia, in presa diretta con madre natura, di cui succhiano come api il miele policromo di fiori, piante, acque, cieli, luci ed ombre. Che poi traducono sulla tavolozza in assoluta libertà creativa.

(Cesare Marchi)

La libertà creativa di Athos Faccincani, pittore di chiara fama internazionale, è totalmente evidente. Non è necessario essere degli addetti ai lavori per capire che l’arte di Faccincani, pittore felice di esistere e di vivere, trasuda ottimismo e gioia da ogni quadro.

Oggi potrei dipingere ogni angolo del mondo vedendolo con l’animo di un bambino sereno, tentando di indicare quel percorso che può portare ad incontrare vicino alla nostra strada ed abitare quella piccola casa rosa tra gli ulivi che sta dentro ognuno di noi. E come da piccolo su quell’indicazione di mio padre ancora oggi tutti i giorni, assolutamente tutti i giorni, mi soffermo ed osservo e ringrazio Dio, se esiste, o chi per esso per avermi dato la capacità e la pazienza di intuire e di percorrere un sentiero che ogni giorno ci lascia alle spalle qualcosa, ma davanti ci lascia molto da percepire e da crescere.

Così Athos Faccincani ci racconta  il suo viaggio attraverso la vita, i colori e la luce  che ritroviamo nelle opere presenti nella personale che il Maestro inaugurerà sabato 8 Dicembre 2016, alle ore 18, al Circolo Nazionale, Salone degli Specchi  nella incantevole e luminosa Caserta, città d’arte nota per le bellezze artistiche ed architettoniche che richiamano un glorioso passato e preannunciano un brillante futuro.

La personale resterà aperta tutti i giorni fino al 18 Dicembre 2016 con orario 10 – 13  e 17 – 21.

Athos Faccincani nasce a Peschiera del Garda il 29 Gennaio 1951. Negli anni 70 il giovane artista comincia a farsi notare per l’intensità espressiva delle sue figure. Gli viene così commissionata una mostra sulla Resistenza presso la Gran Guardia di Verona che gli frutterà la Medaglia di Cavaliere della Repubblica consegnatagli dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Nel 1980, dopo un profondo cambiamento interiore, Faccincani si lascia ispirare dalla Natura che diventa protagonista indiscussa della sua pittura che ormai ha conquistato sia l’amore del pubblico che l’attenzione della critica grazie ai colori vivaci e inconfondibili. Da allora l’ascesa del Maestro del Colore si è estesa ben oltre i confini nazionali, tra le sue esposizioni internazionali più importanti quelle di New York, Boston, S. Antonio, Miami, San Francisco, Chicago, Los Angeles, Londra, Vienna, Tokyo, Madrid, Zurigo, Amburgo, Monaco, Sofia e Montecarlo.

Innumerevoli anche i premi di cui è stato insignito durante la sua quarantennale carriera, fra gli ultimi il premio Personalità Europea consegnatogli a Roma.

 

a cura di:               STUDIO ATHOS FACCINCANI

Segretario Gianluigi Bettoni

info  334.6658612

info@athosfaccincani.it

 

INGRESSO LIBERO

 

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LIBERTÀ DI ESPRESSIONE NEGATA A CASERTA

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La Costituzione della Repubblica italiana all’art. 21 recita “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Addirittura la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo all’art. 19 recita: “Ogni individuo ha diritto alla libertà d’opinione e d’espressione, il che implica il diritto di non venir disturbato a causa delle proprie opinioni”. Ma evidentemente la libertà di manifestazione del pensiero, che è uno dei diritti fondamentali riconosciuti negli ordinamenti democratici, trova sempre meno spazio in Italia.

Un esempio lampante di questa deriva totalitaria è quanto accaduto nei giorni scorsi a Caserta dove si è tenuta una «Marcia per la vita» che ha come obiettivo la salvaguardia della vita nascente minacciata da un sempre crescente numero di aborti permessi dalla contestata legge 194. Il corteo, che si è snodato lungo le strade del centro cittadino, ha visto la libera partecipazione di numerosi gruppi studenteschi. La bontà della manifestazione, tuttavia, non ha evitato polemiche strumentali scatenate da sparute sigle associative e sindacali che hanno avuto come obiettivo il primo promotore della manifestazione, il preside Paolo Mesolella dell’Isiss «Foscolo» di Teano.

In particolare sono stati contestati la presunta costrizione degli studenti alla partecipazione alla marcia e la presunta violazione della imparzialità e laicità della scuola su un tema così importante come quello della vita. Quanto al primo punto, urge chiarire che gli istituti scolastici possono consentire la partecipazione dei propri alunni a manifestazioni inerenti anche materie non curriculari. È evidente la previa autorizzazione scritta dei genitori di quegli studenti che intendono aderire. Tutte formalità adempiute dagli istituti scolastici coinvolti. In merito al secondo punto, invece, dovrebbe essere ovvio a tutti che la promozione da parte della scuola di attività a tutela della vita e la formazione civica degli studenti al rispetto della vita nascente e alla non violenza hanno finalità altamente educative e non divisive. Inoltre non v’è stata alcuna violazione della laicità in quanto la difesa dei nascituri non è affatto monopolio della sfera religiosa.

Eppure coloro che si oppongono alla maturazione umana dei giovani hanno ottenuto da parte del Ministero l’invio di ispettori presso gli istituti scolastici interessati nonché il richiamo dei rispettivi presidi. È palesemente incoerente l’atteggiamento di coloro che si vantano di essere paladini della libertà di espressione e delle libertà civili e che contemporaneamente intendono ledere il principio dell’autonomia scolastica e della libertà di insegnamento.

La verità è che forze politicizzate hanno dimostrato con pretesti ideologici di voler difendere la libertà e la Costituzione a giorni alterni, di non aver alcun rispetto per le idee altrui e soprattutto di adottare atteggiamenti violenti e questi si divisivi. Pare evidente la lesione di principi ulteriori quali il pluralismo delle proposte formative, la libertà di insegnamento, l’autonomia scolastica – tanto decantate quando si vuol imporre anche ai più piccoli discenti una visione pervertita dell’essere umano –.

La scuola pubblica – e per riflesso pezzi consistenti di quella privata, sempre più abbandonata e minacciata –, pare diventare sempre più una scuola di regime, indirizzata dalle potenti lobby internazionali di cui ha più volte parlato Papa Francesco e che vogliono stravolgere le radici antropologiche della nostra esistenza. Ci pare esser stata ben diversa la reazione di certi burocrati ministeriali allorquando in diverse realtà italiane gruppi associativi gay hanno distribuito – senza alcun preventivo avviso o parere ai genitori – materiale disgustoso o realizzato spettacoli vari per propagandare le unioni omosessuali e l’utero in affitto. Ci sono già diversi casi in Italia di docenti «inquisiti» per le loro posizioni a favore della famiglia

naturale e della Vita, e che al momento stanno affrontando – o hanno da poco affrontato – dolorosi contenziosi e situazioni di mobbing.

Forse siamo ad una svolta epocale nell’ambito dei principi che presiedono il nostro ordinamento? È l’ora che le Istituzioni e i cittadini prendano coscienza di quanto sta accadendo.

ALLEANZA CATTOLICA
GIURISTI PER LA VITA
COMITATO DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI DI CASERTA COMITATO DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI DI NAPOLI FONDAZIONE CENACOLI DI MARIA
ASSOCIAZIONE ORA ET LABORA

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ANCORA POLEMICHE SUL MANCATO ACCORDO SINDACALE AL VILLAGGIO DEI RAGAZZI ALINERI: SE NON SI RAGGIUNGE IL PAREGGIO DI BILANCIO INUTILE CONTINUARE

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Ancora polemiche sul mancato accordo sindacale al Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni a conclusione della riunione del 15 giugno scorso. L’accordo non era stato siglato per l’atteggiamento assolutamente contrario tenuto dalla CGIL provinciale (che ha addirittura abbandonato il tavolo della concertazione, unitamente ai Rappresentanti Sindacali Aziendali) e dalla Rappresentanza Sindacale Aziendale della CISL. E’ forte la tensione tra i lavoratori del Villaggio.

Le polemiche si estendono anche fuori del Villaggio e non risparmiano i social network. Ma la volontà dei lavoratori conta ancora o no? Così si legge in un commento su un social. Evidentemente no è la risposta se si considera che l’accordo non è stato raggiunto nonostante l’esito di un referendum tenutosi il 1 giugno tra tutti i lavoratori del Villaggio al termine del quale una larghissima maggioranza dei lavoratori aveva detto sì all’accordo. Ben il 72% si era infatti pronunciato per il sì contro il 26% che si era invece pronunciato per il no (2 erano state le schede nulle).

Ma c’è di più. Le sigle sindacali che nel corso della riunione si sono opposte all’accordo non arrivano tutte insieme a rappresentare il 5% dei lavoratori. Una minoranza con una scarsissima rappresentatività che tiene in scacco un’intera comunità di lavoratori opponendosi alla sigla di un accordo non solo voluto dai lavoratori ma espressamente previsto da una Legge dello Stato. Ogni commento appare superfluo. Intanto la Direzione del Villaggio ha corrisposto ai lavoratori la tredicesima mensilità relativa al 2015 (ben 17 ora 16 sono le mensilità arretrate) per dare un po’ di respiro alle tante famiglie in difficoltà.

Ed i prossimi stipendi?

Queste le parole del Commissario Straordinario della Fondazione Generale Giuseppe Alineri: “Abbiamo corrisposto una mensilità arretrata perché abbiamo avuto la possibilità di farlo e per alleggerire un po’ la tensione tra i lavoratori. Sui prossimi stipendi non posso dare alcuna garanzia. Il raggiungimento del pareggio di bilancio è per me condizione assolutamente ineludibile per la prosecuzione del tentativo di salvezza del Villaggio. La Fondazione vive oggi prevalentemente di contributi pubblici e per ora non potrebbe essere diversamente. La prima fase, prima di avanzare alla fase successiva del rilancio, è appunto quella del raggiungimento del pareggio di bilancio. Per fare ciò abbiamo ridotto in modo drastico, fin dall’inizio, le spese di funzionamento il cui ammontare oggi, conti alla mano, non supera il 20% delle spese di funzionamento delle passate gestioni. In altri termini e per essere molto chiari, oggi i soldi che-intendo sottolinearlo- sono quasi tutti di provenienza pubblica, vengono spesi esclusivamente per il conseguimento delle dirette finalità statutarie della Fondazione ossia per il polo socio-assistenziale e socio-educativo della Fondazione. Ora non si può che procedere con la riduzione del costo del lavoro che, al bilancio dello scorso anno 2015, è stato, da solo, di gran lunga superiore alle entrate. L’unica alternativa al mancato accordo sarebbe procedere a 40/42 licenziamenti. Per mia formazione personale e per miei convincimenti sociali non mi piace procedere a licenziamenti di natura economica, tanto più in un contesto, quale è quello della Provincia di Caserta, ove l’incidenza della disoccupazione è insostenibile. Sono il primo ad essere convinto che non sia giusto che i lavoratori paghino con la riduzione dello stipendio le conseguenze di una gestione del passato che ha creato un buco di 24 milioni di euro ma non c’è altra via d’uscita. Ora, se non si raggiunge il pareggio di bilancio si crea altro debito e non ci può essere salvezza per la Fondazione. Si tratta comunque -è bene ribadirlo- di un tentativo di salvezza, in quanto, al di là di ogni riduzione del costo del lavoro, il debito di 24 milioni di euro non ce lo toglie nessuno. Di conseguenza, per quanto mi riguarda, non intendo spendere denaro pubblico che viene erogato dalla Regione Campania, ossia da un Ente pubblico che finora ha fatto la sua parte, per uno scopo impossibile in partenza. Peraltro, senza il raggiungimento del pareggio di bilancio nessun Tribunale potrà mai approvare il piano di rientro che stiamo redigendo. La CGIL sostiene in un suo comunicato stampa che “il Commissario Straordinario può benissimo procedere, nonostante la mancata firma e assumersi le responsabilità”. Ma di cosa stiamo parlando? Procedere dove? Di responsabilità l’Amministrazione Straordinaria se ne è assunte già fin troppe. E’ comodo ed irresponsabile dire no e lasciare agli altri il problema. Con riguardo alle cattive gestioni del passato che questa Amministrazione straordinaria –e solo questa- sta perseguendo dove stava la CGIL a suo tempo? Lo stesso comunicato della CGIL sostiene che “il referendum avrebbe rappresentato una lacerazione tra i lavoratori”. Che significa? Che la democrazia provoca lacerazioni?Ognuno, comprese le Associazioni sindacali che non hanno sottoscritto l’accordo, si deve assumere le proprie responsabilità”.

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