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Vairano Scalo, tre malviventi rapinano la Banca Unicredit, uno è stato bloccato dai Carabinieri

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Nel primo pomeriggio odierno, in Vairano Scalo, 3 persone armate di taglierino hanno fatto  irruzione all’interno della locale filiale della banca Unicredit. Dopo aver legato uno dei dipendenti presenti, hanno intimato al cassiere di consegnare loro il denaro.

Attivato l’allarme dopo qualche minuto é intervenuta la pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Vairano Scali che,  dopo una breve  colluttazione con i rapinatori é riuscita bloccarne uno, subito identificato in Speranza Salvatore, cl.1999, residente a Qualiano, mentre gli altri due sono riusciti a fuggire facendo perdere le proprie tracce. Indagini in corso da parte dei Carabinieri della Compagnia di Capua volte all’identificazione ed al rintraccio dei fuggitivi.

 

 

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Operazione antidroga nel casertano della DDA, 11 persone indagate

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Nella mattinata odierna a Piedimonte Matese, Alife, Frignano e Santa Maria Capua Vetere, militari delle Compagnie Carabinieri di Capua e di Piedimonte Matese hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Tribunale di Napoli – Ufficio GIP, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 11 indagati, e ad un’ordinanza di collocamento in comunità emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale per i Minorenni su richiesta della corrispondente Procura della Repubblica, ritenuti gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e di centinaia di condotte di detenzione, trasporto e cessione illecita di stupefacenti, con l’aggravante di avere impiegato nell’attività illecita persone minori degli anni 18 e di avere agito in numero superiore a dieci persone.

 

I precedenti accertamenti svolti in fase d’indagine in molteplici operazioni di p.g., effettuate dal luglio al settembre 2016 e dal marzo al settembre 2017, avevano consentito di trarre in arresto in flagranza di reato complessivamente sette persone per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, di segnalare alla Prefettura dieci soggetti acquirenti-assuntori, di sottoporre in sequestro oltre 500 grammi di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, crack ed hashishnonché tre bilancini di precisione e la somma di denaro contante di euro 35.885, sottratta al sodalizio poiché risultata fonte di guadagno dell’attività illecita e destinata ad essere reinserita nel circuito criminale per l’acquisto di altri quantitativi di stupefacenti.

 

E’ stato anche possibile individuare che gli indagati utilizzavano metodicamente un tariffario fisso in relazione alla tipologia di sostanza da spacciare ed al peso della dose richiesta.

 

Sono state, dunque, disarticolate due piazze di spaccio, create ad Alife e Piedimonte Matese da due diversi nuclei di indagati, i quali, pur operando “a valle” in maniera disgiunta, si approvvigionavano dello stupefacente nella quasi totalità dei casi dalla medesima fonte, riconducibile a RICCARDO Raffaele.

 

La prima piazza di spaccio era stata creata nel comune di Alife, presso la palazzina delle case popolari occupata dal nucleo famigliare dei FARGNOLI, dove si concentrava in maniera ininterrotta – sia in orario diurno che notturno –  una quantità notevole di assuntori di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, crack ed hashish, provenienti principalmente dai comuni dell’alto casertano e del beneventano, che avevano possibilità di acquistare indistintamente i tre tipi di sostanza in relazione alle proprie esigenze.

 

In tale luogo, dove FARGNOLI Robert e DI CHELLO Maria Assunta – organizzatori della stabile attività di spaccio – continuavano a svolgere traffici di sostanze stupefacenti seppur sottoposti al regime degli arresti domiciliari per precedenti delitti specifici, era sempre garantita la presenza di uno dei componenti della famiglia che poteva soddisfare le notevoli richieste di stupefacenti avanzate dagli acquirenti, i quali solitamente risultavano essere già noti tossicodipendenti. Nella medesima abitazione veniva anche effettuata la preparazione del crack, mediante un processo di lavorazione della cocaina.

 

Tale base logistica, ubicata in una palazzina IACP collocata alla fine di una strada senza uscita, è risultata dotata di un sistema di video sorveglianza idoneo a monitorare l’unica via d’accesso.

 

Il gruppo di indagati era altresì in possesso di un cosiddetto “telefono aziendale”, ovveroun’utenza dedicata appositamente a ricevere gli ordinativi della sostanza stupefacente ed a concordare le successive cessioni.

 

Le ordinanze cautelari delineano anche i ruoli all’interno di tale sodalizio, in cui FARGNOLI Robert è risultata l’unica personadeputata a decidere sulle richieste di stupefacenti avanzate dagli acquirenti, ad imporre il relativo prezzo ed a concedere eventuali dilazioni nei pagamenti. Apporto rilevante è stato fornito al gruppo da DI CHELLO Maria Assunta, tenutaria della contabilità dei profitti illeciti, e da RICCARDO Raffaele, individuato come referente unico per le forniture di sostanze droganti, soggetti che, al pari del FARGNOLI, sono stati ritenuti promotori ed organizzatori dell’associazione, con compiti di gestione, di organizzazione e controllo sull’operato dei singoli partecipanti.

 

E’ stato invece ritenuto dal GIP il ruolo di spacciatore al dettaglio nei confronti di NARDELLI Maurizio,  FARGNOLI Robert Junior, NARDELLI Cristian, LOMBARDI Loredana, TETI Giuseppina, MARCELLO Filomena e di due minorenni, tutti incaricati di ricevere le direttive dai dirigenti della struttura, di occuparsi del trasporto delle sostanze stupefacenti e di procedere alle cessioni al dettaglio.

 

La seconda piazza di spaccio, retta da PORRECA Toni e VEROLLA Luigi (ritenuti dal GIP gravemente indiziati del solo reato previsto dall’art. 73 d.P.R. 309/’90), è stata individuata a Piedimonte Matese ed era destinata a soddisfare le richieste di una fascia diversa di acquirenti. Si trattava per lo più di giovani locali, quasi tutti studenti o operai, che acquistavano sostanza stupefacente del tipo hashish per consumo personale o di gruppo. Anche per costoro è stato possibile ricostruire il legame con RICCARDO Raffaele, individuato come fornitore per entrambe le piazze.

 

 

 

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Maddaloni. Spaccio di stupefacenti, arrestata una 24enne colta in flagranza di reato

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In Maddaloni, i Carabinieri dell’aliquota radiomobile della Compagnia di Maddaloni, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio  finalizzato alla recrudescenza  dei reati in materia di stupefacenti, hanno tratto in arresto, in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, MELINTE Nicoleta, cl. 94, del luogo. I militari dell’Arma, a seguito di perquisizione personale e domiciliare hanno rinvenuto e sequestrato 20 involucri  in cellophane,  contenenti numerose dosi di sostanza stupefacente del tipo cocaina e crack per un peso totale  lordo di circa gr. 29 di crack e gr. 48 di cocaina. L’arrestata, è stata associata presso la casa circondariale femminile di Pozzuoli (Na).

 

 

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Traffico di droga, arrestato un nigeriano

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I carabinieri della Stazione di Casal di Principe (CE), in quel centro, hanno proceduto all’arresto del cittadino nigeriano Chukwu Sylvester, cl. 1978, residente a S. Cipriano d’Aversa (CE).

I militari dell’Arma, a seguito di un controllo in strada, atteso il comportamento sospetto e nervoso del nigeriano, lo hanno sottoposto a perquisizione personale e domiciliare, rinvenendo, in suo possesso,  205 gr. di marijuana, oltre ad un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi.

Quanto rinvenuto è stato sottoposto a sequestro.

Chukwu Sylvester è stato accompagnato presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

 

 

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Arrestati due nigeriani, avevano ridotto in schiavitù una minorenne costringendola alla prostituzione

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Si comunica che nel pomeriggio di ieri, 6 febbraio 2019, la Polizia di Stato di Caserta ha dato esecuzione al Decreto di Fermo del P.M., emesso in pari data dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti della quarantaquattrenne nigeriana ODUWARE Beverlyn, detta Juliet e Evelyn, e del suo connazionale cinquantunenne OMOBUDE Kurtis, detto Brother. In esito alle indagini, delegate alla Squadra Mobile di Caserta, la donna è stata ritenuta gravemente indiziata del delitto di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, aggravata dall’aver agito in danno di una minore di anni diciotto e al fine di sfruttarne la prostituzione; l’uomo, a sua volta, è stato ritenuto responsabile di sfruttamento della prostituzione minorile, delitti consumati per entrambi nei Comuni di Casal di Principe e Marcianise, dal gennaio 2017 al maggio 2018.
In particolare, le indagini hanno permesso di accertare che la ODUWARE, mediante condotte minacciose, derivanti dalla previa sottoposizione della vittima nel suo paese d’origine ad un rito voodoo la cui trasgressione – secondo le consolidate credenze nigeriane – avrebbe determinato la sua morte, avrebbe ridotto o comunque mantenuto in uno stato di soggezione continuativa la connazionale minorenne J.G., costringendola ad esercitare quotidianamente la prostituzione e sfruttandone i proventi, con pretesa di vedersi corrisposta la somma complessiva di 25.000 euro per riacquistare la libertà.
L’OMOBUDE, a sua volta, accompagnando quotidianamente la vittima minorenne sul luogo dove la stessa esercitava il meretricio e riportandola la sera a casa, pretendeva in cambio la somma di denaro di 15 euro per il viaggio di andata e ritorno, così sfruttandone la prostituzione.
Al termine degli atti di rito, la ODUWARE e l’OMOBUDE sono stati associati rispettivamente presso le carceri di Pozzuoli e di S. Maria Capua Vetere, per ivi rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

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Capodrise. Sequestro di un’area interessata da un abbancamento di rifiuti speciali

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Durante un servizio di controllo del territorio, a cura dei Carabinieri Forestali appartenenti alla Stazione di Marcianise, in agro del comune di Capodrise (CE), alla Via San Pietro, veniva notata all’interno di un’area recintata la presenza di un ingente quantitativo di materiali di terre e rocce da scavo frammisti a materiale provenienti da disfacimenti di opere edilizie.

L’immediato accertamento permetteva di constatare che era stata realizzata una “stradina carrabile”, il cui corpo fuori terra, costituito da materiali di risulta provenienti da demolizioni edilizie frammiste a fresato d’asfalto, dello spessore medio di almeno 50 cm, per una superficie complessiva occupata di circa 600 mq e per un volume stimato dei rifiuti speciali abbancati sul suolo di circa 50mc.

Sull’intera area erano, inoltre, presenti altri cumuli di rifiuti costituiti da materiale di risulta edile nonché cumuli di terre e rocce da scavo.

Il proprietario dell’area, risultato essere un titolare di un’impresa edile, non esibiva alcuna autorizzazione che potesse giustificare la presenza dei rifiuti ivi rinvenuti, né riusciva a dimostrare la provenienza degli stessi, pertanto, si procedeva a sequestro preventivo d’iniziativa dell’intera area interessata dagli abbancamenti dei rifiuti speciali sul suolo, deferendo il proprietario per gestione illecita di rifiuti commessa da un titolare di un’impresa edile.

 

 

 

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Scambio elettorale politico mafioso 19 persone arrestate

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Nella giornata odierna, nelle province di Caserta e Napoli i Carabinieri della Compagnia di Caserta, a completamento di un’articolata attività di indagine coordinata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, nonché degli arresti domiciliari e del divieto di dimora nelle Provincie di Caserta e Napoli, emessa dall’ufficio GIP del Tribunale di Napoli, nei confronti di diciannove  persone, indagate a vario titolo per i reati di scambio elettorale politico mafioso, estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, commessi con l’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso.   L’attività investigativa si focalizzava sull’intervento del “clan Belforte” sulla città di Caserta durante le consultazioni elettorali per il rinnovo del Consiglio Regionale della Campania, svoltesi il 31 maggio 2015. Tale intervento di CAPONE Agostino e del clan da lui retto si manifestava in due modi:   imponendo ai candidati di avvalersi, per il servizio di affissione dei manifesti elettorali nella città di Caserta, di una società intestata alla moglie;     intervenendo per condizionare il voto ed orientarlo in favore di candidati disposti a versare al clan somme di denaro, buoni pasto e buoni carburante.

ESTORSIONE  SUL SERVIZIO DI AFFISSIONE MANIFESTI ELETTORALI

Le indagini hanno permesso di accertare che, CAPONE Giovanni, all’epoca detenuto, utilizzando dei “pizzini” aveva dato precise disposizioni al fratello CAPONE Agostino, affinché si occupasse dell’affissione dei manifesti elettorali nella città di Caserta. Quest’ultimo, avvalendosi della collaborazione materiale di REA Vincenzo, ITALIANO Antimo, MEROLA Antonio e ZARRILLO Antonio, imponeva ai candidati di fare riferimento alla società di servizi “Clean Service”, a lui riconducibile in quanto intestata alla moglie, SEMONELLA Maria Grazia.  Tale imposizione avveniva sia con intimidazioni esplicite, come captato nel corso delle intercettazioni, sia attraverso minacce rivolte ai singoli soggetti sorpresi ad affiggere i manifesti a tarda notte, sia coprendo i manifesti affissi senza ricorrere alla loro società, facendo poi arrivare il messaggio che tale inconveniente non si sarebbe verificato se si fossero rivolti alla società Clean Service. Tale condotta, di fatto, ha limitato la libertà contrattuale dei candidati, i quali, pur di poter continuare a svolgere la campagna elettorale anche attraverso l’affissione di manifesti, erano costretti ad affidare l’incarico di stampa ed affissione ad una ditta non scelta liberamente. Tra i candidati costretti a rivolgersi a CAPONE Agostino, si segnala la presenza di BOSCO Luigi, Consigliere Regionale in carica, il quale ha confermato che a Caserta vi erano state alcune anomalie, in quanto per avere visibilità era necessario rivolgersi ad un determinato gruppo di persone. A conferma di ciò, Bosco ha raccontato agli inquirenti che un suo collaboratore, durante l’affissione dei manifesti nel Comune di Caserta, era stato aggredito da alcune persone che gli avevano intimato di allontanarsi, in quanto a Caserta nessuno poteva affiggere senza il loro consenso. Dopo tale episodio, inoltre, REA Vincenzo si era presentato presso il suo comitato elettorale con fare spavaldo, garantendo che affidando a loro l’affissione dei manifesti avrebbe avuto la giusta visibilità, viceversa avrebbe avuto dei problemi.

Come emerge dalle conversazioni captate tra gli indagati, i proventi di tale attività ammontavano a circa 17.000 Euro, dei quali una parte erano destinati a rimpinguare le casse della fazione del clan riferibile a CAPONE Giovanni, con particolare riferimento al mantenimento degli affiliati all’epoca detenuti in carcere.

SCAMBIO ELETTORALE POLITICO MAFIOSO.

CORVINO Pasquale e CARBONE  Pasquale, entrambi candidati con il “Nuovo Centro Destra – Campania libera” durante le elezioni regionali del 2015, sono destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari poiché indagati per aver chiesto agli esponenti del clan Belforte di procurare loro i voti di soggetti legati all’associazione camorristica, in cambio dell’erogazione di somme di denaro e di altre utilità. In particolare CORVINO Pasquale avrebbe chiesto l’appoggio elettorale nel territorio di Caserta, promettendo a CAPONE Agostino e REA Vincenzo la somma di Euro 3.000 ciascuno, buoni spesa e buoni carburante, oltre ad un “regalo“ per CAPONE Giovanni. Anche il candidato CARBONE Pasquale, attraverso un intermediario, si era rivolto a MEROLA Antonio, affiliato al clan Belforte, fazione di Capone,  per ottenere i voti del clan e, come corrispettivo, aveva versato la somma di 7.000 Euro, in cambio di cento voti nel Comune di Caserta. A termine elezioni, CARBONE otteneva nel capoluogo meno voti di quelli promessi, 87 anziché 100, motivo per il quale chiedeva la parziale restituzione della somma versata per il procacciamento dei voti. Di particolare interesse risultano le conversazioni intercettate tra gli indagati, nelle quali CAPONE Agostino minacciava delle persone al fine di assicurarsi i voti “se non escono i voti devi vedere! Ti togliamo la macchina da sotto!”, a dimostrazione della forza intimidatrice utilizzata per ottenere i voti per CORVINO Pasquale. Ulteriormente rilevanti, sono le esternazioni sulle modalità con le quali sarebbe stato controllato il rispetto dei patti, cioè che i voti promessi al CORVINO sarebbero effettivamente stati dati dagli elettori che avevano ricevuto i buoi spesa o carburante: “li vado a prendere… li porto a votare fino a dentro! Con il telefono in mano faccio la foto, devo vedere sul telefono se no non hanno niente!”. A conferma della spregiudicatezza degli indagati, è stato  accertato come CAPONE Agostino, in persona, si fosse occupato di accompagnare con la sua   autovettura alcune persone anziane al seggio, facendole entrare nella cabina elettorale insieme alla moglie, per controllare se avessero votato bene. Lo stesso CAPONE, in una conversazione ambientale, raccontava alla moglie di aver controllato le schede prima di farle imbucare e di aver corretto con la matita il nome del candidato in CORVINO, arrivando persino ad intimidire il presidente del seggio “non mi ha detto proprio niente perché io lo stavo menando a quello la dentro!”

 

DETENZIONE E SPACCIO DI SOSTANZE STUPEFACENTI

Nel corso delle indagini sul conto di CAPONE Agostino, è emerso come lo stesso fosse anche coinvolto nell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti su Caserta ed ambisse a divenire l’unico fornitore per gli spacciatori al dettaglio di Caserta.  Dalle intercettazioni emergeva infatti che CAPONE aveva ottenuto a credito, grazie all’intermediazione  di DE LUCA Mario, una significativa partita di stupefacente del tipo cocaina da malavitosi dell’agro aversano, finalizzata all’approvvigionamento di altri spacciatori al dettaglio del capoluogo, identificati in PALMIERI Rosario, NOVELLI Roberto, SANTORO Modestino, VECCHIARIELLO Salvatore e GUALTIERI Giovanni.  CAPONE Agostino, inoltre, avvalendosi dell’intermediazione di RUSSO Alberto, personaggio in collegamento con la criminalità organizzata del Parco Verde di Caivano, aveva acquistato, insieme a quest’ultimo, grosse partite di hashish da cedere al dettaglio attraverso piccoli spacciatori, identificati in  VERGONE Clemente, D’ADDIO Silvana, COPPOLA Ferruccio e GUALTIERI Giovanni.  L’obbiettivo di CAPONE Agostino era chiaramente quello di ottenere il controllo delle piazze di spaccio di Caserta, sfruttando la sua stabile appartenenza al clan camorristico dei Belforte e la sua ascesa criminale come referente del clan su Caserta. Tale ambizione di accreditarsi come referente dello spaccio nel capoluogo, naufragava a causa delle difficoltà  incontrate da CAPONE nell’onorare il debito contratto con i suoi fornitori, i quali, spazientiti dai continui ritardi, arrivarono persino a prelevarlo da casa sua e a trattenerlo in una località sconosciuta fino al pagamento di parte del debito.

 

Elenco destinatari del provvedimento

 

In carcere:

CAPONE Giovanni, cl. 1965;

CAPONE Agostino, cl. 1968;

ITALIANO Antimo, cl. 1960;

MEROLA Antonio, cl. 1982;

REA Vincenzo, cl. 1960;

ZARRILLO Antonio cl. 1967;

DE LUCA Mario, cl. 1969;

NOVELLI Roberto, cl. 1965;

PALMIERI Rosario, cl. 1973

SANTORO Modestino, cl. 1972;

VERGONE Clemente, cl. 1970;

GUALTIERI Giovanni, cl. 1978;

 

Arresti Domiciliari:

CARBONE Pasquale, cl. 1962;

CORVINO Pasquale, cl. 1958;

SEMONELLA Maria Grazia, cl. 1973;

VECCHIARELLO Salvatore, cl. 1976;

RUSSO Alberto, cl. 1980.

 

Divieto di dimora nelle Provincie di Napoli e Caserta:

D’ADDIO Silvana, cl. 1973;

COPPOLA Ferruccio, cl. 1988.

 

 

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Maltrattamenti e lesioni ai danni della compagna, arrestato un 50enne

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Nella giornata odierna, i Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in seguito alle indagini dirette da questa Procura della Repubblica, nei confronti di:
– VERNA Vito, nato aNapoli il 05.10.1971;
ritenuto responsabile di maltrattamenti reiterati e continuati in famiglia, cagionando delle lesioni gravi alla compagna convivente SMORCZEWSKA KUBALA Joanna Aginieszka, nata in Polonia il 02.04.1973.
In particolare, l’indagato, avvezzo all’abuso smodato di alcool, costringeva la vittima in uno stato di continua vessazione, con frequenti episodi di percosse e soprusi, provocando alla vittima lesioni tanto gravi
da costringerla a letto con una gamba fratturata ed ingessata. Inoltre, si è accertato che proprio in quell’occasione l’indagato rimuoveva con violenza la protesi in gesso della compagna, costringendola a
tornare di nuovo in ospedale per ottenerne una nuova. Le indagini erano scaturite dalla denuncia della vittima, presentata il 13 settembre 2018, nei confronti del compagno, il quale, dopo le indagini svolte dai Carabinieri di Mondragone, era già stato
destinatario, in data 13 novembre 2018, da una precedente ordinanza di custodia cautelare in carcere per le sue condotte.
Gli elementi raccolti successivamente all’emissione della prima ordinanza hanno consentito di contestare all’indagato le ulteriori aggravanti: di aver commesso il fatto approfittando delle condizioni di
minorata difesa della vittima, nonché di aver agito con crudeltà verso la stessa e di aver cagionato una malattia grave. I nuovi elementi probatori hanno consentito dunque di rinnovare il quadro probatorio, aggravare la misura già precedentemente emessa, con applicazione di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato, provvedimento eseguito quest’oggi.

 

 

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Un pastore sorpreso ad appiccare il fuoco sul Monte Tifata dai carabinieri della Forestale di Caserta

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Questa mattina, militari appartenenti alla Stazione Carabinieri Forestale di Caserta, hanno dato esecuzione all’ordinanza di misura cautelare (obbligo di presentazione tutti i giorni alla polizia giudiziaria) emessa, su richiesta di questa Procura della Repubblica, dal GIP presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di: Farina Salvatore, nato a Santa Maria Capua Vetere (CE) il 15/11/1979. Il predetto, allevatore di un gregge ovino, è gravemente indiziato di avere, in data 15 gennaio 2019,
tentato di appiccare un incendio boschivo sul Monte Tifata alla località Sant’Angelo in Formis del comune di Capua (CE), mediante accensione diretta con un accendino, a due grossi cespugli di “Ampelodesma” (specie
erbacea particolarmente infiammabile). Incendio che non si propagava all’intero versante collinare solo casualmente per condizioni esterne non favorevoli alla propagazione delle fiamme. In particolare, il giorno 15/01/2019, i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Caserta durante
un servizio di controllo del territorio volto al controllo del pascolo di animali (ovini-caprini-bovini) in aree percorse dal fuoco, proprio allo scopo di prevenire condotte illecite ai danni del patrimonio boschivo e
paesaggistico, nel percorrere la strada sterrata che costeggia il Monte Tifata in agro del comune di Capua (CE) alla località “Sant’Angelo in Formis”, notavano a distanza la presenza di un gregge di capi ovini mentre
percorreva un tratture montuoso per discendere a valle. Mentre osservavano gli spostamenti del gregge, i predetti militari notavano anche la presenza di due
persone che conducevano il gregge, dei quali uno ovvero quello che indossava un giubbino grigio chiaro ed un cappellino di colore blu, mentre si chinava due volte ed appiccava il fuoco in due punti diversi in una zona ricoperta da vegetazione forestale di bassa macchia mediterranea, dai quali subito divampavano le fiamme e si
alzavano due vistose colonne di fumo.
Nell’immediatezza del fatto, con l’automezzo di servizio, i militari raggiungevano il vicino tratto ove
il gregge stava scendendo procedendo all’immediata identificazione del soggetto che indossava il giubbino di colore grigio ed il cappelline di colore blu che, poco prima, era stato notato mentre appiccava il fuoco al bosco in due punti diversi, risultato essere l’indagato Farina Salvatore.
I militari si facevano immediatamente consegnare l’accendino in possesso del predetto Farina con il quale si era appiccato il fuoco al bosco poco primasottoponendolo in sequestro per finalità probatorie. Dopodiché i militari si portavano a piedi, risalendo il tratture, percorso poco prima dal gregge e dai due soggetti che lo conducevano al pascolo, nei due punti ove poco prima avevano notato il Farina appiccare il fuoco al bosco.
Sul posto si constatava che i due focolai appiccati per innescare l’incendio boschivo, fortunatamente, non si erano propagati alla vegetazione boschiva circostante in quanto, a causa del terreno reso umido dalle
piogge del giorno precedente si erano entrambi autoestintì. Nei due punti scelti dal Farina per appiccare il fuoco venivano rinvenuti i residui bruciati di due
cespugli appartenenti alla specie “Ampelodesma” che si presentavano ancora fumanti. All’atto dell’accertamento l’allevatore Farina veniva denunciato in stato di libertà in quanto l’incendio
boschivo non si era sviluppato. Essendo però la zona risultata essere stata interessata negli anni precedenti da
incendi boschivi e sussistendo, quindi, un concreto pericolo che lo stesso Farina potesse reiterare la medesima
azione delittuosa, su richiesta di questa Procura è stata richiesta l’applicazione di una misura cautelare personale che potesse garantire un adeguato controllo sulla persona dell’indagato e che il G.I.P. ha ritenuto essere adeguata nell’obbligo di presentazione alla p.g. tutti i giorni della settimana. Gli investigatori hanno ipotizzato che l’indagato abbia agito con lo specifico intento di utilizzare il fuoco per sopprimere le specie arbustive ed arboree, non idonee alla alimentazione dei capi ovini, che stanno naturalmente ripopolando il versante collinare, ovvero per assicurarsi una maggiore superficie coperta dal solo cotico erboso sulla quale far pascolare il proprio gregge risparmiando sulle spese di acquisto di fieno da somministrare al gregge.

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Sorprende un ladro mentre tenta di rubare nella sua auto, prova a bloccarlo ma viene aggredito. Arrestato il malvivente, un ucraino di 34 anni.

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I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Caserta, in viale Vittorio Veneto di questo centro, hanno proceduto all’arresto del cittadino ucrainoLysanchuk Andrii, cl. 1985, in Italia senza fissa dimora.

L’uomo è stato bloccato dai militari dell’Arma mentre stava tentando di scappare dopo essere stato sorpreso, dal proprietario, a forzare la propria autovettura parcheggiata sulla pubblica via.

La vittima, un venticinquenne di Maddaloni (CE),  dopo aver sorpreso il malvivente,  ha cercato di bloccarlo, ma è stato aggredito con calci e pugni.

L’immediato intervento dei carabinieri  ha permesso di trarre in arresto l’ucraino. L’uomo è stato accompagnato presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione della Competente Autorità Giudiziaria.

 

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