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Benessere animale, Coldiretti Campania:in pagamento 12,5 mln

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La delibera sull’accelerazione, fortemente voluta da Coldiretti Campania, porta a casa i primi effetti: la Regione sblocca le risorse relative alla misura 14 del PSR. Dagli uffici dell’Assessorato all’Agricoltura la principale organizzazione agricola ha appreso il via libera al pagamento di 12,5 milioni di euro destinati al sostegno delle aziende zootecniche. La misura mira a promuovere la diffusione di tecniche e metodiche di allevamento finalizzate a migliorare le condizioni di salute e benessere degli animali. È calcolata in base ai costi aggiuntivi e/o al mancato guadagno sostenuti o subìti dagli allevatori che si impegnano ad applicare negli allevamenti quanto previsto dalla misura. Hanno diritto al sostegno gli allevatori che dimostrano il possesso della stalla e delle pertinenti strutture di allevamento e che dimostrano di aderire agli impegni della misura con almeno 10 UBA (unità bovino adulto) appartenenti alla stessa specie (5 UBA per gli allevamenti ricadenti nelle macroaree C o D o comunque nelle zone svantaggiate).

 

“Si mettono in circolo finalmente risorse utili – commenta Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Campania – che aiutano un comparto strategico per l’economica della Campania. Intorno alla zootecnia si sviluppano prodotti di assoluta eccellenza e che sono bandiere del made in Italy nel mondo. Se pensiamo solo alla mozzarella di bufala campana Igp o al vitellone bianco dell’Appennino centrale Igp, si comprende quanto è alta la posta in gioco per il comparto dell’allevamento. Per questo motivo auspichiamo che l’accelerazione possa riuscire a pagare anche l’overbooking”.

 

“Dopo molte sollecitazioni della nostra organizzazione – sottolinea Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – si mettono in circolo risorse molto attese dagli allevatori. Ringraziamo il presidente Vincenzo De Luca e il capo della segreteria Franco Alfieri per aver tenuto fede ad un impegno che aveva preso per rispondere a questa esigenza. Da parte nostra prosegue l’impegno incessante per spingere l’attuazione efficace del programma di sviluppo rurale. Le imprese agricole riescono ad essere performanti se i fondi europei arrivano in tempi sostenibili”.

 

 

 

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Distretti agricoli,rurali ed agroalimentari di qualità, a Caianello incontro con sindaci, Coldiretti, Cna e Camera di Commercio di Caserta

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Un incontro di approfondimento sul nuovo regolamento per il riconoscimento e la costituzione dei Distretti Rurale e dei Distretti Agroalimentari di qualità, emanato dalla Regione Campania in attuazione della legge regionale n. 20 dell’8 agosto 2014.

A promuoverlo il Gruppo di Azione Locale Alto Casertano che, per giovedì 21 marzo p.v., con inizio alle ore 17:30, presso la Sala Consiliare del Comune di Caianello, ha chiamato a raccolta i sindaci dei 48 comuni dell’area Gal per un confronto sulle opportunità contenute nella norma regionale, cui parteciperanno i presidenti provinciali di Coldiretti, Manuel Lombardi, e di CNA, Francesco Geremia, ed i presidenti di Camera di Commercio Caserta, Tommaso De Simone, e dell’associazione nazionale Distretti Rurali, Matteo Guccione.

Ad aprire i lavori, moderati dal giornalista Enzo Perretta, saranno i saluti istituzionali del sindaco di Caianello, Marino Feroce, con l’introduzione al tema da parte del Presidente del Gal, Ercole De Cesare, e le conclusioni affidate al Consigliere del Presidente della Regione Campania per le Politiche Agricole e Forestali, Caccia, Pesca ed Aree interne, Franco Alfieri.

L’incontro si pone come primo approccio introduttivo alla tematica, grazie ai relatori che indicheranno le opportunità fornite dai Distretti Rurali ed Agroalimentari, e l’inizio della fase di ideazione e costituzione del Distretto di Qualità.

Per distretti rurali (DIR) si intendono “sistemi produttivi locali caratterizzati da un’identità storica e territoriale omogenea che deriva dall’integrazione fra attività agricole e altre attività locali nonché dalla produzione di beni o servizi di particolare specificità e coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali”.
I distretti agroalimentari di qualità (DAQ) sono, invece, “sistemi produttivi locali caratterizzati da una significativa presenza economica e da una interrelazione e interdipendenza produttiva delle imprese agricole e agroalimentari nonché da una o più produzioni certificate e tutelate ai sensi della vigente normativa comunitaria o nazionale oppure da produzioni tradizionali o tipiche”.

“Il Gal, con la sua Strategia di Sviluppo Locale, è pronto a gettare le basi di una nuova sfida e cogliere al volo una importante opportunità messa in campo dalla Regione Campania, in coerenza con l’azione messa in campo negli ultimi venti e passa anni di animazione e stimolo del territorio dell’Alto Casertano”, dichiara il presidente Ercole De Cesare.

“Il territorio dell’Alto Casertano, nello spirito della cooperazione e della condivisione, avrà così la possibilità di dotarsi di un nuovo strumento per la valorizzazione sinergica delle numerose risorse ambientali, sociali, culturali, agroalimentari, turistiche messe a sistema e coordinate nella logica del “Distretto”, spiega Pietro Andrea Cappella, coordinatore del Gal.

Nel varare il Regolamento di attuazione, la Regione ha inteso mettere a disposizione dei sistemi locali, strumenti più incisivi per potenziare il contesto in cui operano e rafforzare la propria competitività, con l’obiettivo di dare slancio allo sviluppo dei territori e dell’agroalimentare.
I distretti rappresenteranno, difatti, anche uno strumento per consentire alla Regione di programmare, in maniera più efficace, le azioni che migliorino la competitività di uno specifico comparto dell’agroalimentare o di un territorio nel suo complesso, implementando così politiche ancora più incisive anche in vista della programmazione 2021-2027 dei Fondi Strutturali per lo sviluppo rurale.

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‘Le misure fiscali ed ambientali nei confronti delle Pmi e delle imprese artigiane nella Legge di Stabilità’

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‘Le misure fiscali ed ambientali nei confronti delle Pmi e delle imprese artigiane nella Legge di Stabilità’: è il tema del convegno in programma domani, martedì 19 Marzo 2019, alle ore 10 presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (Aula Pessina, Corso Umberto I 40 – Napoli). L’evento, patrocinato dal Consiglio regionale della Campania e da Confartigianato Imprese, si aprirà con i saluti istituzionali del Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, prof. Sandro Staiano e del Presidente della Federazione regionale Confartigianato Imprese Campania, Ettore Mocella.

Sette in totale i focus affidati ai relatori chiamati ad approfondire la tematica sotto diversi aspetti.

‘Evasione fiscale e danni ambientali’ sarà il focus affidato al Presidente della Commissione Ecomafie, Terra dei Fuochi e Bonifiche del Consiglio regionale della Campania, nonché Dottore di Ricerca in ‘Rappresentazione, tutela e sicurezza dell’Ambiente’, Gianpiero Zinzi. La professoressa Roberta Alifano (Dipartimento di Giurisprudenza della Federico II) relazionerà su ‘Incentivi fiscali e finanziari, attività produttiva e tutela dell’ambiente’. L’avvocato Fabio Russo, dottore di ricerca in Diritto Tributario, illustrerà ‘Le novità fiscali rivolte alle Pmi contenute nella Legge di Stabilità’. Il direttore politiche fiscali di Confartigianato Imprese, Andrea Trevisani, approfondirà ‘L’impatto della Legge di bilancio sulle piccole imprese’. ‘Legge di Stabilità ed impatto ambientale per le PMI’ è il tema affidato alla professoressa Giuliana Di Fiore (Dipartimento di Giurisprudenza Federico II). La ‘Fiscalità circolare, sviluppo sostenibile e prospettive per le PMI’ sarà invece al centro del focus affidato alla professoressa Maria Pia Nastri (Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli). Il Presidente della III Commissione Permanente ‘Attività produttive’ del Consiglio regionale della Campania, Nicola Marrazzo, relazionerà su ‘Le politiche per le imprese artigiane campane’. Previsti anche gli interventi delle professoresse Loredana Straianese e Chiara Fontana. Modera il professore Fabrizio Amatucci (Dipartimento di Giurisprudenza Federico II).

 

 

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Presentazione agli studenti dell’Atlante della biodiversità di Campagna Amica

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Accademia e mondo rurale si incontrano a Napoli il 21 marzo 2019 per parlare di biodiversità, storytelling del cibo e tutela del territorio. Un workshop dedicato al racconto del cibo e alle opportunità legate alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare made in Italy. L’iniziativa vede la collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II, Coldiretti Campania, fondazione Campagna Amica, fondazione UniVerde e Osservatorio Giovani.

 

A partire dalle ore 14 si aprirà il collegamento in diretta con F2 RADIO LAB, la web radio dell’Ateneo Federico II di Napoli, con interviste ai protagonisti della giornata e confronto con gli studenti universitari. Si aprirà alle ore 15 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Sociologia, in via vico Monte di Pietà 1 (traversa via San Biagio dei Librai), il workshop sul tema “Lo storytelling del cibo, l’Atlante della Biodiversità di Campagna Amica“, con la presentazione per la prima volta in una sede accademica della pubblicazione realizzata da Coldiretti e dedicata al ruolo dei contadini nella salvaguardia del patrimonio agroalimentare italiano.

 

Sono previsti gli interventi di StefanoConsiglio, direttore del Dipartimento di Scienze Sociali – Università di Napoli Federico II, Enrica Amaturo, presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS), Alex Giordano, docente di Comunicazione, marketing e pubblicità – Università di Napoli Federico II, AlfonsoPecoraro Scanio, presidente comitato scientifico fondazione Campagna Amica, Carmelo Troccoli, direttore generale fondazione Campagna Amica, GennarinoMasiello, vicepresidente nazionale Coldiretti. Introduce e modera LelloSavonardo, coordinatore scientifico Osservatorio Giovani – Università di Napoli Federico II. Sono previste anche le testimonianze di giovani imprenditori agricoli con storie di successo legate a prodotti della biodiversità. L’evento si inserisce nel ciclo di seminari Bit Generation promosso dall’Osservatorio Giovani.

 

 

 

 

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Stop cibo falso, un kg di kiwi gratis per sostenere la petizione. Domani la Coldiretti in piazza Dante al mercato di “Campagna amica”

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Eccellenze agroalimentari, biodiversità e percorsi di educazione alimentare per i bambini, ma anche impegno per la trasparenza del cibo che finisce sulle nostre tavole. È la sintesi dell’iniziativa di Coldiretti che si terrà domani domenica 10 marzo a Napoli in piazza Dante, in occasione dell’inaugurazione del mercato bisettimanale di Campagna Amica. Un chilo di kiwi sarà offerto in omaggio a cittadini e turisti per sostenere la petizione Stop Cibo Falso #EatOriginal, che chiede di estendere all’Unione Europea l’obbligo di origine in etichetta. Sotto i gazebo gialli, nel cuore storico della città, ci saranno i giovani agricoltori. All’ombra del padre della lingua italiana ci saranno con i prodotti a km zero di tutta la regione, tra cui i “Sigilli di Campagna Amica”, simbolo della biodiversità contadina.

Il kiwi, frutto di stagione e antiossidante naturale, proprio nel territorio napoletano raggiunge un altissimo livello di qualità. I kiwi partenopei hanno straordinarie qualità zuccherine, che li rendono molto ricercati in tutta Italia, in particolare al Nord. Tra le migliori aree per la coltivazione del kiwi c’è proprio l’areale vesuviano e flegreo. I frutti verdi di Scampia ne sono un esempio e un’eccellenza in terreni dove l’agricoltura è stata costretta ad arretrare dall’invasione del cemento, ma non è scomparsa. A pochi metri dalle famigerate “Vele” gli agricoltori di Campagna Amica coltivano kiwi con certificazione biologica. In Campania negli ultimi cinque anni si registra un incremento costante delle superfici coltivate con il “Kiwi Actnidia”, per cui sicuramente la scelta migliore è quella di comprare kiwi a km zero dagli agricoltori. Oltre all’omaggio del kiwi ci sarà uno spazio dedicato ai bambini, che potranno apprendere i segreti della stagionalità e assistere allo spettacolo “Pulcinella custode dei sapori”, a cura del maestro burattinaio Giò Ferraiolo. Ci sarà anche Mister K, che guiderà i più piccoli alla scoperta delle proprietà straordinarie del kiwi e della stagionalità di frutta e verdura. Ci sarà anche l’english food lab, per imparare i nomi  della frutta di stagione anche in inglese, e il gioco “i legumi della biodiversità”.

“I giovani agricoltori – spiega Veronica Barbati, delegata nazionale e regionale di Coldiretti Giovani Impresa – guardano al presente e al futuro, perché attraverso la raccolta firme a favore di questa petizione oltre ad arginare la diffusione sulle nostre tavole di alimenti di bassa qualità e origine incerta che mettono a rischio la salute, come hanno dimostrato gli scandali alimentari globali dell’ultimo decennio, possiamo garantire lavoro ai giovani e un’agricoltura sostenibile che ha nella biodiversità il suo punto di forza. L’etichetta di origine obbligatoria permette di contrastare le agromafie e le grandi multinazionali del cibo che hanno interesse a occultare l’origine delle materie prime. Il nostro Paese ha fatto dell’eccellenza del proprio patrimonio agroalimentare un punto di forza in Europa e nel mondo. L’indicazione obbligatoria di origine permette di riconoscere il vero made in Italy e tutelare il lavoro e i prodotti di qualità dei nostri agricoltori”.

 

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Oscar Green Coldiretti Campania 2019, concorso dedicato all’innovazione in agricoltura

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Osare è futuro. Si presenta con questo slogan la tredicesima edizione del premio Oscar Green, il concorso di Coldiretti dedicato ai giovani agricoltori che premia l’innovazione, che prevede una finale regionale e una nazionale. La scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione – informa Coldiretti Campania – è fissata inderogabilmente al 18 marzo 2019 e solo attraverso la piattaforma web all’indirizzo www.oscargreen.it/iscriviti.

 

Possono partecipare al concorso “Oscar Green” gli imprenditori agricoli e agroalimentari, singoli o associati che: non hanno ancora compiuto 40 anni al momento dell’iscrizione; operino sul territorio nazionale; abbiano sviluppato, all’interno del proprio percorso imprenditoriale, un’idea innovativa, che rientri in una delle categorie sotto riportate; per la categoria “Fare rete” le iscrizioni sono aperte anche a società non-agricole che dimostrano un legame lavorativo con aziende agricole. Può partecipare anche chi abbia già preso parte alle scorse edizioni di Oscar Green, con la tassativa esclusione delle imprese agricole vincitrici delle ultime due edizioni. È possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto che rispecchi una sola delle categorie sotto riportate.

 

I percorsi imprenditoriali ammessi al concorso devono rispecchiarsi in una delle seguenti sei categorie: “Impresa 4.Terra”, che premia i progetti di quelle giovani aziende agroalimentari che creano una cultura d’impresa esemplare, riuscendo a incanalare creatività, originalità e grande abilità progettuale per lo sviluppo e la crescita dell’agricoltura italiana coniugando tradizione e innovazione attraverso, tra l’altro, l’applicazione di nuove tecnologie; “Campagna Amica”, che premia i progetti che valorizzano i prodotti tipici italiani su scala locale, nazionale e mondiale rispondendo alle esigenze dei consumatori in termini di sicurezza alimentare, qualità e tutela ambientale; “Sostenibilità”, che premia i progetti che hanno ricadute positive sullo sviluppo e la promozione del territorio, sulla trasparenza per agevolare scelte di consumo consapevoli, che puntano alla produzione ecosostenibile e che rispondono al meglio ai principi di economia circolare riducendo al minimo la produzione di rifiuti, risparmiando energia e materiali attraverso processi che tutelano l’ambiente; “Fare Rete”, che premia i progetti che valorizzano la partnership, il legame che unisce quei modelli di imprese, cooperative, Consorzi agrari, società agricole e start up, capaci di creare reti sinergiche con i diversi soggetti della filiera, in grado di massimizzare i vantaggi delle aziende agroalimentari e del consumatore finale, coniugando agricoltura e tecnologia così come artigianato tradizionale e mondo digitale, arrivando fino agli ambiti

del turismo, del design e della ricerca accademica; “Noi per il Sociale”, che premia i progetti di agricoltura sociale che rispondono ai bisogni della persona e della collettività, grazie alla capacità di trasformare idee innovative in servizi e prodotti destinati a

soddisfare esigenze generali e al tempo stesso creare valore economico e, soprattutto, sociale, aprendo la partecipazione anche ad Enti pubblici, cooperative e consorzi capaci di creare sinergia con realtà agricole; “Creatività”, che premia la creatività dell’idea, che apporti un’innovazione di prodotto e/o di processo, puntando sull’efficienza e rispondendo ad una domanda di mercato sempre più variegata ed eterogena.

 

“Ogni nuova edizione – commenta Veronica Barbati, delegata nazionale e regionale di Coldiretti Giovani Impresa – spinge in avanti la visione che questo concorso aveva fin dall’inizio. Oscar Green diventa così uno straordinario termometro per misurare la passione dei giovani agricoltori italiani. Guardando a ritroso è impressionante verificare i cambiamenti della nostra agricoltura. Il premio consente di vedere in anticipo i fenomeni che poi diventano patrimonio comune e traiettoria di futuro”.9

 

 

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Mafia:un business da 24,5 mld euro a tavola ( +12,4%)

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Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro con un balzo del 12,4% nell’ultimo anno con una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale, immune alle tensioni sul commercio mondiale e alle barriere circolazione delle merci e dei capitali. E’ quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare. Una rete criminale che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0. Le nuove leve mafiose in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti vari agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di una operazione di “arruolamento”, riccamente remunerato, di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo.

Si tratta di persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso che, proprio grazie a loro, assume e consolida un carattere transnazionale e globale. I poteri criminali si “annidano” nel percorso che frutta e verdura, carne e pesce, devono compiere per raggiungere le tavole degli italiani passando per alcuni grandi mercati di scambio fino alla grande distribuzione distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta. Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi, che per l’ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, i pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all’estero e i rischi per la salute con 399 allarmi alimentari, più di uno al giorno nel 2018 in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del Sistema di allerta rapido dell’Unione europea RASFF. Senza trascurare le conseguenze sull’ambiente con le discariche abusive e le illegalità nella gestione dei rifiuti che fanno registrare oltre 30mila ecoreati all’anno in Italia.

Nel 2018 si è confermata anche l’impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali con un ritorno dell’abigeato con veri e propri raid organizzati a livelli quasi militari strettamente connessi con la macellazione clandestina. A tutto questo – osserva il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare – si aggiungono racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i fiorai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un “miracolo all’italiana” affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing. «Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative» afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che «Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare. L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite – conclude Prandini – con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti (www.coldiretti.it)».

Spiegano Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes e Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie”: «Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una “governance multilivello” o più “governance multilivello” sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi. E Il comparto agroalimentare si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri». Fara e Caselli aggiungono: «Si può ormai ragionevolmente parlare di mafia 3.0. La “struttura intelligente” si pone al servizio trasversale delle diverse organizzazioni, accogliendone le disponibilità finanziarie per valorizzarle e accrescerle attraverso modalità dall’apparenza lecita».

Spiega Fara: «La prima necessità è quella di aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare. Quella vigente è obsoleta e controproducente. Invece di svolgere una funzione deterrente, spinge a delinquere, essendo a tutto favore dei benefici (ingenti guadagni) il raffronto con i rischi (sanzioni per irregolarità). In sostanza, le norme vigenti sono una specie di “riffa” che premia con l’impunità chi commette gravi malefatte mentre colpisce duro chi è responsabile di semplici bagatelle».

 

 

 

 

 

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Olio:Coldiretti, giù raccolti,crack da un mld per agricoltori

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Maltempo e gelate sono costate agli agricoltori italiani di olio quasi un miliardo di euro nel 2018, a causa del dimezzamento della produzione (-57%), che è scesa ai minimi storici gettando sul lastrico decine di migliaia di aziende, soprattutto al Sud. E’ quanto emerge d una elaborazione della Coldiretti che evidenzia la situazione drammatica della filiera dell’olio in Italia dopo che le calamità hanno portato il raccolto sotto i 185 milioni di chili, il dato peggiore degli ultimi venticinque anni. La situazione piu’ grave in Puglia dove si produce circa la metà dell’olio italiano e si contano perdite per quasi 400 milioni. Al conto economico – sottolinea Coldiretti.-  va poi sommato il danno strutturale con il gelo che ha provocato una vera e propria strage di 25 milioni di ulivi e le conseguenze della Xylella che continua ad avanzare inesorabilmente verso nord in Puglia. Il risultato è una crisi occupazionale senza precedenti con la perdita secca di centomila posti di lavoro in Italia nella filiera dell’olio extravergine di oliva, dai campi ali frantoio, dall’industria al commercio. Con il calo della produzione nazionale aumenta peraltro il rischio di frodi e contraffazioni, con il prodotto straniero pronto per essere spacciato per Made in Italy.  Le importazioni dall’estero – continua la Coldiretti – sono già cresciute complessivamente in quantità del 5%, ma con punte record fino al 150% come nel caso degli arrivi dalla Tunisia, secondo le proiezioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi dieci mesi del 2018. “Per affrontare l’emergenza serve un intervento mirato per consentire ai produttori duramente colpiti dalle gelate di ripartire con un adeguato coordinamento istituzionale tra il livello regionale e quello nazionale” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che in questo scenario sul piano strutturale – sostiene Prandini – per rimanere competitivi e non essere condannati all’irrilevanza in un settore fondamentale per il Made in Italy deve partire al più presto il Piano Salva Olio presentato dalla Coldiretti per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, anche per realizzare nuovi impianti, così come è stato fatto da altri Paesi concorrenti. Nel comparto secondo la Coldiretti trovano possibilità di occupazione duecentomila persone tra imprenditori, famigliari, dipendenti nelle campagne, nei frantoi e nell’industria per un settore che fattura 3 miliardi di euro grazie ad un patrimonio di oltre 200 milioni di piante su oltre un milione di ettari di territorio da Nord a Sud della Penisola. Dal punto di vista qualitativo ltalia è leader nel mondo grazie al maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 DOP e 4 IGP) e a 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo.

 

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Agrichef, sfida tra nove agriturismi della Campania Il migliore sarà selezionato per la finale nazionale

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“In anni in cui il food è diventato spettacolo, negli agriturismi si osserva ancora una professionalità rara – osserva Alessandro Mastrocinque, presidente di Cia Campania – un saper fare che mette insieme l’utilizzo di materie prime a filiera cortissima, con la competenza e la tradizione delle ricette della tradizione.

 

 

Nove agriturismi provenienti da tutta la Campania si sfideranno a Vico Equense per aggiudicarsi il titolo di Agrichef. Organizzata da Cia Campania con il patrocinio della Città di Vico Equense, si terrà venerdì 8 febbraio nella città costiera la tappa regionale del Festival nazionale degli Agrichef, manifestazione ideata da Turismo Verde di Cia-Agricoltori Italiani per valorizzare tutte le risorse messe in campo dagli agriturismi del territorio, dalla produzione alla ristorazione.

La gara tra i candidati “Agrichef” si terrà presso l’Istituto Alberghiero “Francesco de Gennaro” e, nel rispetto dello spirito della manifestazione tesa a valorizzare anche la crescita professionale di chi lavora con i prodotti del territorio, a collaborare con i cuochi in gara saranno gli stessi studenti dell’Istituto Alberghiero diretto da Salvador Tufano.

Gli agriturismi in gara

Gli agriturismi in gara sono: Agriturismo Quaresima di Monteforte Irpino, l’Agriturismo O’ Tivolo di Apollosa (Bn), Agriturismo e Cantina Masseria Piccirillo di Caiazzo (Ce), l’Agriturismo La Cantina Del Fattore Vico Equense, “Tenuta l’Incanto” di Vico Equense, l’Agriturismo Cantina Rocca dell’Angelo di Venticano (Av), Agriturismo La Vammora di Laviano (Sa), Agriturismo Casina del Principe di Roccadaspide (Sa) e l’Agriturismo La Collina di Roseto di Benevento.

La giuria dovrà esprimere una valutazione sui piatti proposti, in base ad alcuni requisiti predefiniti come le caratteristiche organolettiche del piatto, il recupero di vecchie ricette, l’innovazione, la stagionalità delle materie prime utilizzate ed altro. Il selezionato parteciperà alla finale nazionale.

Mastrocinque: Negli agriturismi professionalità rara

In anni in cui il food è diventato spettacolo, negli agriturismi si osserva ancora una professionalità rara – osserva Alessandro Mastrocinque, presidente di Cia Campania – un saper fare che mette insieme l’utilizzo di materie prime a filiera cortissima, con la competenza e la tradizione delle ricette della tradizione. L’agricoltura è anche questo, è sapienza che nasce dal territorio e che oggi più di ieri può servire a valorizzarlo”.

Agrichef, marchio Cia per valorizzare i “cuochi di prossimità”

Secondo la definizione coniata da Cia-Agricoltori Italiani, che ne ha depositato il marchio, l’Agrichef è un cuoco di comprovata abilità ed esperienza che esercita il suo mestiere all’interno della cucina dell’agriturismo, impegnandosi a trasformare principalmente produzioni agricole aziendali, o di prossimità, nel rispetto della stagionalità e dei saperi contadini, e utilizzando nella realizzazione dei piatti

 

 

 

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Dal Fruit Logistica di Berlino appello degli operatori per accordo su uscita UK

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Circa 1/3 della frutta e verdura consumata dagli inglesi viene dall’Unione Europea dove cresce il rischio dei dazi che potrebbero scattare in caso di mancato accordo sulla Brexit, con un effetto dirompente sui mercati comunitari. È l’allarme che arriva dal Fruit Logistica di Berlino la principale fiera internazionale di settore in Europa dove il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha incontrato gli operatori italiani, i più presenti all’evento. Nel Regno Unito si producono – spiega Coldiretti – appena l’11% della frutta e il 42% della verdura consumate annualmente dagli inglesi che sono costretti a una pesante dipendenza dall’estero che sale addirittura al 100% nel caso delle arance, all’80% per i pomodori e al 69% delle mele. Si tratta dunque di uno sbocco di mercato determinante per molti Paesi europei a partire dall’Italia che potrebbe improvvisamente restringersi in caso di “hard Brexit”, l’uscita dall’Europa senza accordo.

 

All’evento internazionale di Berlino anche la delegazione di Coldiretti Campania, guidata dal vicepresidente nazionale Gennario Masiello e dal direttore Salvatore Loffreda. Il presidente Masiello ha manifestato la sua preoccupazione per gli effetti della Brexit sull’export della Campania su tutti i comparti ed in particolare sulla quarta gamma, che cresce in maniera importante sui mercati esteri. Domani nell’area convegni del padiglione Italian Fruit Village, Vito Busillo, presidente dell’associazione che promuove il riconoscimento dell’IGP alla rucola e numero uno di Coldiretti Salerno, presenterà i numeri dell’oro verde della piana del Sele.

 

A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono, in particolare, gli effetti degli eventuali i dazi e dei ritardi doganali che scatterebbero per il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea, con un aumento della tasse e dei prezzi dei singoli prodotti ortofrutticoli fino al 17% che determinerebbe il crollo degli acquisti. L’ortofrutta fresca e trasformata è il secondo prodotto italiano più esportato in Inghilterra dopo il vino, per un valore che nel 2018 è stato pari a 668 milioni di euro, secondo proiezioni Coldiretti su dati Istat, in calo del 3% rispetto all’anno precedente. Per la frutta, in cima alla classifica dei prodotti più venduti ci sono mele, kiwi e uva da tavola. Negli ortaggi primeggiano – precisa la Coldiretti – i pelati e delle polpe di pomodoro la cui incidenza delle vendite in Gran Bretagna è pari al 20% del totale delle esportazioni italiane.

 

Il pericolo è che, a causa dell’aumento delle tariffe, frutta e verdura italiane – denuncia Coldiretti – possano essere sostituite sugli scaffali inglesi da prodotti provenienti da altri mercati a partire da quelli africani, come il Sud Africa, già il secondo esportatore di frutta fresca nel Regno Unito dopo la Spagna, o il Kenya. Anche Marocco ed Egitto stanno aumentando le esportazioni di ortofrutta come pomodori ed arance in Gran Bretagna. Prodotti che, peraltro, non rispettano le stesse regole che valgono per quelli italiani in materia di sicurezza ambientale e della salute e rispetto dei diritti dei lavoratori.

 

Senza accordo, un problema riguarda anche la tutela dei prodotti a denominazione di origine Dop/Igp con l’Italia che può contare su 112 ortofrutticoli (Dop/Igp) che rischiano però di non venire piu’ protetti dalle imitazioni in Gran Bretagna che – continua la Coldiretti – potrebbe diventare un territorio franco per l’arrivo del falso Made in Italy.

 

Il rischio è quello di aggravare una situazione già difficile per il settore con le esportazioni di ortofrutta Made in Italy sono crollate del 12% nel 2018 su valori minimi dell’ultimo decennio attorno ai 4 milioni di tonnellate, secondo le proiezioni Coldiretti. Una crisi determinata dal fatto che l’Italia – continua la Coldiretti – sconta un ritardo organizzativo, infrastrutturale e diplomatico che rappresenta un freno alla crescita e alla possibilità di penetrare nelle nuove economie emergenti, soprattutto dell’oriente, rimanendo così fortemente dipendente, per alcune produzioni in modo esclusivo, dalla vecchia Europa. I costi della logistica incidono dal 30 al 35 per cento sul totale dei costi per frutta e verdura secondo una analisi della Coldiretti su dati Ismea. Alle problematiche legate alla logistica, alle barriere fitosanitarie e alla burocrazia si aggiungono le scelte di politica generale che hanno spesso usato il settore agricolo come merce di scambio come nel caso dell’embargo della Russia deciso come ritorsione alle sanzioni Europee.

 

“La mancanza di un accordo è lo scenario peggiore perché rischia di rallentare il flusso delle ma a preoccupare è anche il rischio che con l’uscita dall’Unione Europea si affermi in Gran Bretagna un clima sfavorevole all’esportazioni agroalimentari italiane” afferma  il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità di “superare l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse per la promozione del vero Made in Italy all’estero puntando a un’Agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo sul modello della Sopexa e ad investire sulle Ambasciate, introducendo nella valutazione principi legati al numero dei contratti commerciali.” A livello nazionale – conclude Prandini – serve un task-force che permetta di rimuovere con maggiore velocità le barriere non tariffarie che troppo spesso bloccano le nostre esportazioni ma anche trasporti efficienti sulla linea ferroviaria e snodi aeroportuali per le merci che ci permettano di portare i nostri prodotti rapidamente da nord a sud del Paese e poi in ogni angolo d’Europa e del mondo.

 

 

 

 

 

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