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Oscar Green Coldiretti Campania 2019, concorso dedicato all’innovazione in agricoltura

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Osare è futuro. Si presenta con questo slogan la tredicesima edizione del premio Oscar Green, il concorso di Coldiretti dedicato ai giovani agricoltori che premia l’innovazione, che prevede una finale regionale e una nazionale. La scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione – informa Coldiretti Campania – è fissata inderogabilmente al 18 marzo 2019 e solo attraverso la piattaforma web all’indirizzo www.oscargreen.it/iscriviti.

 

Possono partecipare al concorso “Oscar Green” gli imprenditori agricoli e agroalimentari, singoli o associati che: non hanno ancora compiuto 40 anni al momento dell’iscrizione; operino sul territorio nazionale; abbiano sviluppato, all’interno del proprio percorso imprenditoriale, un’idea innovativa, che rientri in una delle categorie sotto riportate; per la categoria “Fare rete” le iscrizioni sono aperte anche a società non-agricole che dimostrano un legame lavorativo con aziende agricole. Può partecipare anche chi abbia già preso parte alle scorse edizioni di Oscar Green, con la tassativa esclusione delle imprese agricole vincitrici delle ultime due edizioni. È possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto che rispecchi una sola delle categorie sotto riportate.

 

I percorsi imprenditoriali ammessi al concorso devono rispecchiarsi in una delle seguenti sei categorie: “Impresa 4.Terra”, che premia i progetti di quelle giovani aziende agroalimentari che creano una cultura d’impresa esemplare, riuscendo a incanalare creatività, originalità e grande abilità progettuale per lo sviluppo e la crescita dell’agricoltura italiana coniugando tradizione e innovazione attraverso, tra l’altro, l’applicazione di nuove tecnologie; “Campagna Amica”, che premia i progetti che valorizzano i prodotti tipici italiani su scala locale, nazionale e mondiale rispondendo alle esigenze dei consumatori in termini di sicurezza alimentare, qualità e tutela ambientale; “Sostenibilità”, che premia i progetti che hanno ricadute positive sullo sviluppo e la promozione del territorio, sulla trasparenza per agevolare scelte di consumo consapevoli, che puntano alla produzione ecosostenibile e che rispondono al meglio ai principi di economia circolare riducendo al minimo la produzione di rifiuti, risparmiando energia e materiali attraverso processi che tutelano l’ambiente; “Fare Rete”, che premia i progetti che valorizzano la partnership, il legame che unisce quei modelli di imprese, cooperative, Consorzi agrari, società agricole e start up, capaci di creare reti sinergiche con i diversi soggetti della filiera, in grado di massimizzare i vantaggi delle aziende agroalimentari e del consumatore finale, coniugando agricoltura e tecnologia così come artigianato tradizionale e mondo digitale, arrivando fino agli ambiti

del turismo, del design e della ricerca accademica; “Noi per il Sociale”, che premia i progetti di agricoltura sociale che rispondono ai bisogni della persona e della collettività, grazie alla capacità di trasformare idee innovative in servizi e prodotti destinati a

soddisfare esigenze generali e al tempo stesso creare valore economico e, soprattutto, sociale, aprendo la partecipazione anche ad Enti pubblici, cooperative e consorzi capaci di creare sinergia con realtà agricole; “Creatività”, che premia la creatività dell’idea, che apporti un’innovazione di prodotto e/o di processo, puntando sull’efficienza e rispondendo ad una domanda di mercato sempre più variegata ed eterogena.

 

“Ogni nuova edizione – commenta Veronica Barbati, delegata nazionale e regionale di Coldiretti Giovani Impresa – spinge in avanti la visione che questo concorso aveva fin dall’inizio. Oscar Green diventa così uno straordinario termometro per misurare la passione dei giovani agricoltori italiani. Guardando a ritroso è impressionante verificare i cambiamenti della nostra agricoltura. Il premio consente di vedere in anticipo i fenomeni che poi diventano patrimonio comune e traiettoria di futuro”.9

 

 

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Mafia:un business da 24,5 mld euro a tavola ( +12,4%)

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Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro con un balzo del 12,4% nell’ultimo anno con una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale, immune alle tensioni sul commercio mondiale e alle barriere circolazione delle merci e dei capitali. E’ quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare. Una rete criminale che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0. Le nuove leve mafiose in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti vari agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di una operazione di “arruolamento”, riccamente remunerato, di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo.

Si tratta di persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso che, proprio grazie a loro, assume e consolida un carattere transnazionale e globale. I poteri criminali si “annidano” nel percorso che frutta e verdura, carne e pesce, devono compiere per raggiungere le tavole degli italiani passando per alcuni grandi mercati di scambio fino alla grande distribuzione distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta. Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi, che per l’ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, i pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all’estero e i rischi per la salute con 399 allarmi alimentari, più di uno al giorno nel 2018 in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del Sistema di allerta rapido dell’Unione europea RASFF. Senza trascurare le conseguenze sull’ambiente con le discariche abusive e le illegalità nella gestione dei rifiuti che fanno registrare oltre 30mila ecoreati all’anno in Italia.

Nel 2018 si è confermata anche l’impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali con un ritorno dell’abigeato con veri e propri raid organizzati a livelli quasi militari strettamente connessi con la macellazione clandestina. A tutto questo – osserva il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare – si aggiungono racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i fiorai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un “miracolo all’italiana” affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing. «Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative» afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che «Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare. L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite – conclude Prandini – con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti (www.coldiretti.it)».

Spiegano Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes e Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie”: «Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una “governance multilivello” o più “governance multilivello” sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi. E Il comparto agroalimentare si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri». Fara e Caselli aggiungono: «Si può ormai ragionevolmente parlare di mafia 3.0. La “struttura intelligente” si pone al servizio trasversale delle diverse organizzazioni, accogliendone le disponibilità finanziarie per valorizzarle e accrescerle attraverso modalità dall’apparenza lecita».

Spiega Fara: «La prima necessità è quella di aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare. Quella vigente è obsoleta e controproducente. Invece di svolgere una funzione deterrente, spinge a delinquere, essendo a tutto favore dei benefici (ingenti guadagni) il raffronto con i rischi (sanzioni per irregolarità). In sostanza, le norme vigenti sono una specie di “riffa” che premia con l’impunità chi commette gravi malefatte mentre colpisce duro chi è responsabile di semplici bagatelle».

 

 

 

 

 

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Olio:Coldiretti, giù raccolti,crack da un mld per agricoltori

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Maltempo e gelate sono costate agli agricoltori italiani di olio quasi un miliardo di euro nel 2018, a causa del dimezzamento della produzione (-57%), che è scesa ai minimi storici gettando sul lastrico decine di migliaia di aziende, soprattutto al Sud. E’ quanto emerge d una elaborazione della Coldiretti che evidenzia la situazione drammatica della filiera dell’olio in Italia dopo che le calamità hanno portato il raccolto sotto i 185 milioni di chili, il dato peggiore degli ultimi venticinque anni. La situazione piu’ grave in Puglia dove si produce circa la metà dell’olio italiano e si contano perdite per quasi 400 milioni. Al conto economico – sottolinea Coldiretti.-  va poi sommato il danno strutturale con il gelo che ha provocato una vera e propria strage di 25 milioni di ulivi e le conseguenze della Xylella che continua ad avanzare inesorabilmente verso nord in Puglia. Il risultato è una crisi occupazionale senza precedenti con la perdita secca di centomila posti di lavoro in Italia nella filiera dell’olio extravergine di oliva, dai campi ali frantoio, dall’industria al commercio. Con il calo della produzione nazionale aumenta peraltro il rischio di frodi e contraffazioni, con il prodotto straniero pronto per essere spacciato per Made in Italy.  Le importazioni dall’estero – continua la Coldiretti – sono già cresciute complessivamente in quantità del 5%, ma con punte record fino al 150% come nel caso degli arrivi dalla Tunisia, secondo le proiezioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi dieci mesi del 2018. “Per affrontare l’emergenza serve un intervento mirato per consentire ai produttori duramente colpiti dalle gelate di ripartire con un adeguato coordinamento istituzionale tra il livello regionale e quello nazionale” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che in questo scenario sul piano strutturale – sostiene Prandini – per rimanere competitivi e non essere condannati all’irrilevanza in un settore fondamentale per il Made in Italy deve partire al più presto il Piano Salva Olio presentato dalla Coldiretti per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, anche per realizzare nuovi impianti, così come è stato fatto da altri Paesi concorrenti. Nel comparto secondo la Coldiretti trovano possibilità di occupazione duecentomila persone tra imprenditori, famigliari, dipendenti nelle campagne, nei frantoi e nell’industria per un settore che fattura 3 miliardi di euro grazie ad un patrimonio di oltre 200 milioni di piante su oltre un milione di ettari di territorio da Nord a Sud della Penisola. Dal punto di vista qualitativo ltalia è leader nel mondo grazie al maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 DOP e 4 IGP) e a 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo.

 

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Agrichef, sfida tra nove agriturismi della Campania Il migliore sarà selezionato per la finale nazionale

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“In anni in cui il food è diventato spettacolo, negli agriturismi si osserva ancora una professionalità rara – osserva Alessandro Mastrocinque, presidente di Cia Campania – un saper fare che mette insieme l’utilizzo di materie prime a filiera cortissima, con la competenza e la tradizione delle ricette della tradizione.

 

 

Nove agriturismi provenienti da tutta la Campania si sfideranno a Vico Equense per aggiudicarsi il titolo di Agrichef. Organizzata da Cia Campania con il patrocinio della Città di Vico Equense, si terrà venerdì 8 febbraio nella città costiera la tappa regionale del Festival nazionale degli Agrichef, manifestazione ideata da Turismo Verde di Cia-Agricoltori Italiani per valorizzare tutte le risorse messe in campo dagli agriturismi del territorio, dalla produzione alla ristorazione.

La gara tra i candidati “Agrichef” si terrà presso l’Istituto Alberghiero “Francesco de Gennaro” e, nel rispetto dello spirito della manifestazione tesa a valorizzare anche la crescita professionale di chi lavora con i prodotti del territorio, a collaborare con i cuochi in gara saranno gli stessi studenti dell’Istituto Alberghiero diretto da Salvador Tufano.

Gli agriturismi in gara

Gli agriturismi in gara sono: Agriturismo Quaresima di Monteforte Irpino, l’Agriturismo O’ Tivolo di Apollosa (Bn), Agriturismo e Cantina Masseria Piccirillo di Caiazzo (Ce), l’Agriturismo La Cantina Del Fattore Vico Equense, “Tenuta l’Incanto” di Vico Equense, l’Agriturismo Cantina Rocca dell’Angelo di Venticano (Av), Agriturismo La Vammora di Laviano (Sa), Agriturismo Casina del Principe di Roccadaspide (Sa) e l’Agriturismo La Collina di Roseto di Benevento.

La giuria dovrà esprimere una valutazione sui piatti proposti, in base ad alcuni requisiti predefiniti come le caratteristiche organolettiche del piatto, il recupero di vecchie ricette, l’innovazione, la stagionalità delle materie prime utilizzate ed altro. Il selezionato parteciperà alla finale nazionale.

Mastrocinque: Negli agriturismi professionalità rara

In anni in cui il food è diventato spettacolo, negli agriturismi si osserva ancora una professionalità rara – osserva Alessandro Mastrocinque, presidente di Cia Campania – un saper fare che mette insieme l’utilizzo di materie prime a filiera cortissima, con la competenza e la tradizione delle ricette della tradizione. L’agricoltura è anche questo, è sapienza che nasce dal territorio e che oggi più di ieri può servire a valorizzarlo”.

Agrichef, marchio Cia per valorizzare i “cuochi di prossimità”

Secondo la definizione coniata da Cia-Agricoltori Italiani, che ne ha depositato il marchio, l’Agrichef è un cuoco di comprovata abilità ed esperienza che esercita il suo mestiere all’interno della cucina dell’agriturismo, impegnandosi a trasformare principalmente produzioni agricole aziendali, o di prossimità, nel rispetto della stagionalità e dei saperi contadini, e utilizzando nella realizzazione dei piatti

 

 

 

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Dal Fruit Logistica di Berlino appello degli operatori per accordo su uscita UK

Coldiretti Berlino Fruit Logistica 2019

 

 

 

Circa 1/3 della frutta e verdura consumata dagli inglesi viene dall’Unione Europea dove cresce il rischio dei dazi che potrebbero scattare in caso di mancato accordo sulla Brexit, con un effetto dirompente sui mercati comunitari. È l’allarme che arriva dal Fruit Logistica di Berlino la principale fiera internazionale di settore in Europa dove il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha incontrato gli operatori italiani, i più presenti all’evento. Nel Regno Unito si producono – spiega Coldiretti – appena l’11% della frutta e il 42% della verdura consumate annualmente dagli inglesi che sono costretti a una pesante dipendenza dall’estero che sale addirittura al 100% nel caso delle arance, all’80% per i pomodori e al 69% delle mele. Si tratta dunque di uno sbocco di mercato determinante per molti Paesi europei a partire dall’Italia che potrebbe improvvisamente restringersi in caso di “hard Brexit”, l’uscita dall’Europa senza accordo.

 

All’evento internazionale di Berlino anche la delegazione di Coldiretti Campania, guidata dal vicepresidente nazionale Gennario Masiello e dal direttore Salvatore Loffreda. Il presidente Masiello ha manifestato la sua preoccupazione per gli effetti della Brexit sull’export della Campania su tutti i comparti ed in particolare sulla quarta gamma, che cresce in maniera importante sui mercati esteri. Domani nell’area convegni del padiglione Italian Fruit Village, Vito Busillo, presidente dell’associazione che promuove il riconoscimento dell’IGP alla rucola e numero uno di Coldiretti Salerno, presenterà i numeri dell’oro verde della piana del Sele.

 

A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono, in particolare, gli effetti degli eventuali i dazi e dei ritardi doganali che scatterebbero per il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea, con un aumento della tasse e dei prezzi dei singoli prodotti ortofrutticoli fino al 17% che determinerebbe il crollo degli acquisti. L’ortofrutta fresca e trasformata è il secondo prodotto italiano più esportato in Inghilterra dopo il vino, per un valore che nel 2018 è stato pari a 668 milioni di euro, secondo proiezioni Coldiretti su dati Istat, in calo del 3% rispetto all’anno precedente. Per la frutta, in cima alla classifica dei prodotti più venduti ci sono mele, kiwi e uva da tavola. Negli ortaggi primeggiano – precisa la Coldiretti – i pelati e delle polpe di pomodoro la cui incidenza delle vendite in Gran Bretagna è pari al 20% del totale delle esportazioni italiane.

 

Il pericolo è che, a causa dell’aumento delle tariffe, frutta e verdura italiane – denuncia Coldiretti – possano essere sostituite sugli scaffali inglesi da prodotti provenienti da altri mercati a partire da quelli africani, come il Sud Africa, già il secondo esportatore di frutta fresca nel Regno Unito dopo la Spagna, o il Kenya. Anche Marocco ed Egitto stanno aumentando le esportazioni di ortofrutta come pomodori ed arance in Gran Bretagna. Prodotti che, peraltro, non rispettano le stesse regole che valgono per quelli italiani in materia di sicurezza ambientale e della salute e rispetto dei diritti dei lavoratori.

 

Senza accordo, un problema riguarda anche la tutela dei prodotti a denominazione di origine Dop/Igp con l’Italia che può contare su 112 ortofrutticoli (Dop/Igp) che rischiano però di non venire piu’ protetti dalle imitazioni in Gran Bretagna che – continua la Coldiretti – potrebbe diventare un territorio franco per l’arrivo del falso Made in Italy.

 

Il rischio è quello di aggravare una situazione già difficile per il settore con le esportazioni di ortofrutta Made in Italy sono crollate del 12% nel 2018 su valori minimi dell’ultimo decennio attorno ai 4 milioni di tonnellate, secondo le proiezioni Coldiretti. Una crisi determinata dal fatto che l’Italia – continua la Coldiretti – sconta un ritardo organizzativo, infrastrutturale e diplomatico che rappresenta un freno alla crescita e alla possibilità di penetrare nelle nuove economie emergenti, soprattutto dell’oriente, rimanendo così fortemente dipendente, per alcune produzioni in modo esclusivo, dalla vecchia Europa. I costi della logistica incidono dal 30 al 35 per cento sul totale dei costi per frutta e verdura secondo una analisi della Coldiretti su dati Ismea. Alle problematiche legate alla logistica, alle barriere fitosanitarie e alla burocrazia si aggiungono le scelte di politica generale che hanno spesso usato il settore agricolo come merce di scambio come nel caso dell’embargo della Russia deciso come ritorsione alle sanzioni Europee.

 

“La mancanza di un accordo è lo scenario peggiore perché rischia di rallentare il flusso delle ma a preoccupare è anche il rischio che con l’uscita dall’Unione Europea si affermi in Gran Bretagna un clima sfavorevole all’esportazioni agroalimentari italiane” afferma  il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità di “superare l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse per la promozione del vero Made in Italy all’estero puntando a un’Agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo sul modello della Sopexa e ad investire sulle Ambasciate, introducendo nella valutazione principi legati al numero dei contratti commerciali.” A livello nazionale – conclude Prandini – serve un task-force che permetta di rimuovere con maggiore velocità le barriere non tariffarie che troppo spesso bloccano le nostre esportazioni ma anche trasporti efficienti sulla linea ferroviaria e snodi aeroportuali per le merci che ci permettano di portare i nostri prodotti rapidamente da nord a sud del Paese e poi in ogni angolo d’Europa e del mondo.

 

 

 

 

 

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Giornata contro lo spreco alimentare organizzata dalla Coldiretti

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Fare la lista della spesa, leggere attentamente la scadenza sulle etichette, verificare quotidianamente il frigorifero dove i cibi vanno correttamente posizionati, effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo, privilegiare confezioni adeguate, scegliere frutta e verdura con il giusto grado di maturazione, preferire la spesa a km 0 e di stagione che garantisce una maggiore freschezza e durata, riscoprire le ricette degli avanzi, dalle marmellate di frutta alle polpette fino al pane grattugiato, ma anche non avere timore di chiedere la doggy bag al ristorante sono alcuni dei consigli elaborati dalla Coldiretti in occasione della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare che si ė celebrata ieri  5 febbraio.

 

Secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ quasi tre italiani su quattro (71%) hanno diminuito o annullato gli sprechi alimentari nell’ultimo anno mentre il 22% li ha mantenuti costanti ma c’è anche un 7% che dichiara di averli aumentati. Nonostante la maggiore attenzione il problema resta però rilevante con gli sprechi domestici che – denuncia Coldiretti – rappresentano in valore ben il 54% del totale e sono superiori a quelli nella ristorazione (21%), nella distribuzione commerciale (15%), nell’agricoltura (8%) e nella trasformazione (2%) per un totale di oltre 16 miliardi che finiscono nel bidone in un anno.

 

Eppure per evitare di buttare il cibo basterebbe seguire pochi semplici accorgimenti, come spiega il decalogo della Coldiretti predisposto per la Giornata contro lo spreco. Importante innanzitutto è programmare la propria spesa, magari facendo la tradizionale lista, ma anche prediligendo acquisti ridotti ma più frequenti. La classica maxispesa quindicinale o mensile negli ipermercati aumenta infatti – ricorda Coldiretti – il rischio di ritrovarsi nel frigo prodotti scaduti. Fare poi la spesa a chilometri zero in filiere corte con l’acquisto di prodotti locali taglia del 60% lo spreco alimentare rispetto ai sistemi alimentari tradizionali, secondo una analisi della Coldiretti sulla base dello studio Ispra. Lo spreco alimentare – sottolinea la Coldiretti – scende dal 40-60% per i sistemi alimentari di grande distribuzione alimentare ad appena il 15-25% per gli acquisti diretti dal produttore agricolo. Coloro che si approvvigionano esclusivamente tramite reti alimentari alternative sprecano meno perché – conclude la Coldiretti – i cibi in vendita sono più freschi e durano di più e perché non devono percorrere lunghe distanze con le emissioni in atmosfera dovute alla combustione di benzina e gasolio. Meglio, dunque, prediligere i prodotti di stagione, scegliendo la frutta e le verdure al giusto grado di maturazione e conservandola adeguatamente, senza tenere insieme quella che si intende consumare a breve con quella che si prevede di conservare più a lungo. E lo stesso consiglio vale anche per tutti i cibi in generale.

 

Occorre poi controllare sempre l’etichetta – continua Coldiretti -, in particolare la scadenza, distinguendo tra “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro il…”. Nel primo caso il prodotto va mangiato obbligatoriamente entro la data indicata, mentre il secondo riguarda il termine entro cui il prodotto mantiene le proprietà organolettiche e gustative, o nutrizionali specifiche in adeguate condizioni di conservazione.

 

Per evitare gli sprechi anche al ristorante – prosegue Coldiretti – non ci si deve vergognare di chiedere la doggy bag, la scatola che permette di portare a casa gli avanzi dei pasti consumati, usanza che ha conquistato un italiano su tre (33%) che lo fa spesso, mentre un altro 18% lo fa solo raramente.

 

Sulle tavole degli italiani sono poi tornati i piatti del giorno dopo come polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia. Ricette che – spiega Coldiretti – non sono solo una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi, ma aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato secondo una usanza molto diffusa che ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come a ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta. I piatti antispreco sono tanti – rivela la Coldiretti -, basta solo un po’ di estro e si possono preparare delle ottime polpette recuperando della carne macinata avanzata semplicemente aggiungendo uova, pane duro e formaggio oppure la frittata di pasta per riutilizzare gli spaghetti del giorno prima e ancora la pizza rustica per consumare le verdure avanzate avvolgendole in una croccante sfoglia. Se avanza del pane, invece, si può optare per la più classica panzanella aggiungendo semplici ingredienti, sempre presenti in ogni casa, come pomodoro olio e sale per arrivare alla più tradizionale ribollita che utilizza cibi poveri come fagioli, cavoli, carote, zucchine, pomodori e bietole già cotte da unire al pane raffermo. Ma anche la frutta – conclude la Coldiretti – può essere facilmente recuperata se caramellata, cotta per diventare marmellata o piu’ semplicemente macedonia.

 

DECALOGO ANTISPRECO DI CAMPAGNA AMICA

1) Fai la lista della spesa

2) Procedi con acquisti ridotti e ripetuti nel tempo

3) Preferisci le produzioni locali e compra nei mercati a km 0

4) Acquista seguendo la stagionalità dei prodotti

5) Prendi la frutta con il giusto grado di maturazione

6) Separa le diverse varietà di frutta e verdura

7) Non tenere insieme i cibi che consumi in tempi diversi

8) Controlla sempre l’etichetta

9) Chiedi la doggy bag al ristorante per consumare a casa gli avanzi

10) Cucina con gli avanzi ricette antispreco

 

 

 

 

 

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Economia

Amore (AOS): “A Roma per chiedere politiche per il rilancio dell’olio extravergine d’oliva italiano”

raffaele amore

 

“Giovedì 14 febbraio gli olivicoltori sanniti scenderanno in piazza a Roma con i gilet arancioni pugliesi per chiedere interventi strutturali importanti ormai non più rimandabili”. Ad annunciare la partecipazione del Sannio alla mobilitazione in programma il prossimo 14 febbraio, quando i produttori campani si schiereranno al fianco di quelli pugliesi, è Raffaele Amore, presidente dell’Associazione Olivicoltori Sanniti.

“Siamo pronti a sostenere concretamente i nostri colleghi pugliesi perché la battaglia per la salvaguardia del nostro prodotto è di tutti – spiega Amore -. È arrivato il momento che la politica nazionale inserisca tra le sue priorità quella del rilancio del prodotto simbolo dell’Italia e della dieta mediterranea nel mondo, l’olio extravergine d’oliva 100% italiano.

Vogliamo inoltre ricordare che la xylella, che sta distruggendo gli ulivi pugliesi, è un problema nazionale ed europeo, e come tale va affrontato”.

 

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Economia

Sirena d’Oro. Torna il premio per i migliori oli extravergini di oliva Dop, Igp e Bio italiani

presentazione Sirena d’Oro 2019

 

Il confronto con le produzioni olivicole di Portogallo, Giappone e Cina arricchirà la 17ma edizione del Sirena d’Oro, il premio dedicato agli oli extravergini di oliva Dop, Igp e Bio italiani, che si svolgerà a Sorrento dal 29 al 31 marzo.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Sorrento, in collaborazione con Coldiretti Campania e la partecipazione del Gal Terra Protetta e delle associazioni Oleum, Aprol Campania, Unaprol e Federdop Olio, è stata presentata stamani alla presenza del presidente della Camera di Commercio di Napoli, Ciro Fiola, del sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo, del direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda, del presidente di Oleum, Gaetano Avallone e del presidente del comitato tecnico del Sirena d’Oro,Tullio Esposito.
“L’agricoltura è uno settori al centro dell’azione della nuova governance dell’ente camerale – ha sottolineato il presidente della Camera di Commercio di Napoli, Ciro Fiola – L’obiettivo è quello di valorizzare e tutelare le eccellenze del nostro territorio ed aiutare le imprese sulla strada dello sviluppo. Una finalità che trova la sua felice sintesi nel Premio Sirena d’Oro”.
“La finalità è, ancora una volta, quella di valorizzare le migliori produzioni italiane, coniugando l’olio extravergine di oliva con la sana alimentazione e divulgandone i vantaggi per la salute dei consumatori – ha spiega il sindaco di Sorrento,Giuseppe Cuomo -. Come accaduto lo scorso anno, abbiamo voluto proseguire su un percorso di scambi culturali e scientifici, di conoscenza ed amicizia con Paesi ospiti. La scelta è caduta per questa edizione sul Portogallo, che nell’ultimo decennio ha visto crescere in maniera esponenziale l’olivicoltura. Per il secondo anno, una sezione del premio sarà riservata agli oli extravergini di oliva prodotti in Giappone, nazione alla quale siamo particolarmente legati grazie al gemellaggio con la città di Kumano. Ancora, abbiamo voluto dedicare una finestra fuori concorso sulla Cina, quale omaggio ad una grande realtà che si sta affacciando sul mondo dell’olio. Infine, dopo le ultime felici collaborazioni con la Toscana, abbiamo istituito il Premio Speciale Sicilia, che porterà i nostri assaggiatori in trasferta a Catania per selezionare i migliori prodotti isolani”.
Il 4 febbraio, l’apertura delle iscrizioni al Premio Sirena d’Oro 2019, la cui scadenza è fissata per il 4 marzo. Tutti gli oli saranno sottoposti ad analisi sensoriale da parte di un panel di assaggio, che li valuterà e classificherà secondo i metodi del Coi, il Consiglio Oleicolo Internazionale e dell’Unione Europea.
“Il Sirena d’Oro torna a mettere al centro dell’attenzione l’eccellenza della produzione olivicola italiana, in una regione che possiede ben 64 varietà – ha spiegato il direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda -. Un patrimonio di biodiversità che occorre difendere e valorizzare dall’omologazione dei sapori, di chi sostiene modelli agricoli non sostenibili. La ricchezza olivicola è minacciata dalla concorrenza sleale, dalle truffe del falso made in Italy, dal clima impazzito. Questo è il valore di un premio come il Sirena d’Oro: tenere accesi i riflettori sull’altissima qualità del principe della dieta mediterranea. Insieme ad Aprol Campania abbiamo immaginato un contributo di idee ulteriore, rispetto allo scorso anno, con tante novità che arricchiranno il programma”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Economia

Fattorie Garofalo, continua la crescita nel 2018 Fatturato di gruppo a 91 milioni (+10,5%) grazie a retail, agricoltura, export e nuovi prodotti

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Il mondo di aziende agrozootecniche, industriali e del retail che fanno capo al Gruppo Garofalo di Capua (Caserta)ed impegnate nella produzione di foraggi, cereali, latte e carne di bufalo, nella trasformazione delle materie prime in Mozzarella di bufala campana Dop, carni e salumi, e nella cessione sul mercato di energia da fonti rinnovabili, consolida gli importanti risultati dello scorso anno: il fatturato di gruppo 2018 si è chiuso a quota 91 milioni di euro, in crescita del 10,5% sull’anno precedente.

Nel 2018 il livello degli investimenti si è attestato a 4 milioni di euro, metà dei quali effettuati nelle aziende agricole, mentre l’occupazione fa registrare una crescita del 5,76%, portando i dipendenti da 330 unità medie del 2017 alle 349 unità del 2018. Il gruppo ora punta a rilanciare gli investimenti nel retail, con la prossima apertura di due nuovi Mozzarella bar a Parigi e Londra, che vanno ad aggiungersi ai 13 punti vendita già esistenti.

La manovra ha l’obiettivo di diversificare l’offerta ed intercettare nuovi segmenti di mercato con nuovi luoghi di somministrazione e nuovi prodotti in arrivo, come la mozzarella biologica e il Dulce de Leche – latte di bufala caramellato, o con prodotti tradizionali come la stracciata e la burrata di bufala, prima sconosciute sui mercati esteri, e che stanno già riscuotendo un notevole successo.

La crescita trainata dal retail e da un incremento dei volumi di latte, mozzarella e prodotti innovativi
Il risultato in termini di volume d’affari ha alle spalle una scommessa già in parte vinta: la diversificazione degli investimenti nel settore retail – oltre 3 milioni negli ultimi anni – che hanno consentito di incrementare sensibilmente il volume d’affari 2018 a livello di gruppo e l’occupazione.

L’investimento nel retail rende molto, perché la rete di somministrazione al pubblico di mozzarelle e salumi di bufalo è di proprietà del gruppo mediante Holding Fattorie Garofalo, la società impegnata nell’apertura e gestione dei Fattorie Garofalo mozzarella bistrot in Italia e all’estero. E proprio HFG ha visto crescere il fatturato tra 2017 e 2018, passato in dodici mesi da 10,5 a 13,0 milioni: + 23,80%.

Nel complesso, il fatturato delle 4 società coinvolte nella produzione industriale e gestione dei punti vendita di mozzarella e salumi è cresciuto del 9,32%, passando dai 68, 6 milioni del 2017 ai 75 milioni del 2018.
Larga parte dei risultati ottenuti dalle aziende coinvolte nella produzione industriale è spiegato dalla crescita dei volumi, sia della mozzarella di bufala che di altri nuovi prodotti o per tali percepiti dai mercati di destinazione.
In particolare, il 2018 ha registrato una crescita delle vendite di Mozzarella di Bufala Campana Dop sul 2017 del 8,69% a volumi e del 11,7% in termini di fatturato. In volumi l’export complessivo di mozzarella di bufala – che il gruppo colloca sui mercati di 40 paesi, dall’Europa Centrale, Europa e dell’Est, all’America del Nord, Asia, Sud Est asiatico ed Africa – è cresciuto rispetto all’anno precedente del 16%. E ha rappresentato circa il 40% della produzione complessiva del 2018. I paesi di destinazione più forti si confermano, in ordine di importanza, Germania, Belgio, Regno Unito, Usa e Francia.
Prodotto tradizionale presente sul mercato italiano e che viene ora scoperto dai mercati esteri – segnatamente in Europa Centrale – è la Burrata di bufala: lanciata nel 2015, nel 2018 il gruppo ne ha registrato la crescita in volumi del 29, 3%.
Nel 2016 era stata lanciata sul mercato italiano e dell’Europa Centrale la Mozzarella di latte di bufala senza lattosio: partita in sordine nel 2017, nel 2018 conosce un vero e proprio exploit in volumi aumentati del 48% sull’anno precedente. Ci si attende parimenti un successo del Dulce de Leche, nuovo prodotto, al momento presente solo nei ristoranti del gruppo Garofalo, e che sarà definitivamente lanciato sui mercati nell’aprile 2019.
Il 2018 ha visto crescere i ricavi anche delle sei aziende zootecniche (+ 16,78%): passate da un fatturato di 13,7 milioni di euro del 2017 ai 16 milioni del 2018. Tale aumento è stato trainato da una crescita della produzione di latte di bufala, principale fonte di entrata delle sei aziende agrozootecniche. Attualmente è in fase di ampliamento l’azienda agricola Arianuova, che ha recentemente ottenuto la certificazione per il latte di bufala biologico e che alimenta la linea di produzione di mozzarella di bufala biologica, altro nuovo prodotto di Fattorie Garofalo.

La policy degli investimenti nei settori tradizionali
Gli investimenti del gruppo che fa capo a Fattorie Garofalo seguono una precisa policy: tenere in debito conto lo sviluppo di filiera sia orizzontale che verticale.

Una grande attenzione è riservata alla crescita delle aziende zootecniche, destinatarie nei prossimi 5 anni di importanti investimenti, perché sono in corso esperimenti colturali, di miglioramento genetico e di gestione aziendale, con un’attenzione particolare alla produzione di energia rinnovabile da biogas e fotovoltaico. E’ il caso delle aziende agricole Arianuova e Sant’Aniello, dove sono in esercizio due impianti di cogenerazione ed uno solare che contribuiscono a rendere il gruppo un produttore netto di energia elettrica unitamente agli impianti fotovoltaici di Casaro del Re e Buffalo Beef. E’ stata resa biologica l’azienda agricola Arianuova. Gli investimenti nel settore industriale restano sostenuti nel 2018 e si aggiungono a quanto fatto negli ultimi sei anni: dedicati al miglioramento della produzione di Mozzarella di bufala campana Dop e al rafforzamento delle linee di produzione di Casaro del Re.

La crescita dell’occupazione: l’87% grazie al retail
L’occupazione è cresciuta soprattutto grazie ai punti vendita, i Fattorie Garofalo mozzarella bistrot: HFG ha aumentato la forza lavoro nel 2018 di 9 unità medie rispetto al 2017, rappresentando da sola il 47,6% della crescita occupazionale a livello di gruppo.

 

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Economia

Istat: Uecoop, preoccupa fiducia imprese 2019 ai minimi da 5 anni

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Preoccupa il calo della fiducia delle imprese in Italia che nel 2019 registra il peggior dato di gennaio degli ultimi cinque anni con un valore di 99,2 crollato di 6 punti dal picco di giugno 2018.  E’ quanto afferma Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, in relazione agli ultimi dati Istat sull’indice di fiducia che, ad eccezione delle costruzioni, diminuisce in tutti i settori trainato al ribasso da un diffuso peggioramento sia dei giudizi sia delle aspettative sulla situazione economica. Il mese di gennaio – afferma Uecoop – serve alle imprese per fare un primo bilancio del 2018 e tracciare le prospettive del nuovo anno in un contesto sempre più complesso sia a livello interno che di mercati internazionali. Il rallentamento dell’economia italiana – sottolinea Uecoop – si ripercuote sulle previsioni di investimento delle aziende e quindi anche sull’ampliamento delle produzioni e della forza lavoro. Con un ulteriore freno rappresentato dalla burocrazia che – evidenzia Uecoop – costa alle imprese 6 settimane di lavoro ogni anno, con un carico fiscale che è di quasi il 12% superiore alla media Ocse, insieme a una bolletta energetica – conclude Uecoop – fra le più care d’Europa con i prezzi della benzina cresciuti del 75,9% negli ultimi venti anni o quelli del diesel che nello stesso periodo hanno fatto un balzo del +47,7%.

 

 

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