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La dirigente scolastica del “Nino Cortese” di Maddaloni, Daniela Tagliafierro, chiede soldi alle famiglie degli studenti

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studentiMADDALONI – Gentili Genitori, a metà del percorso scolastico dei Vostri figli, dopo la chiusura dello scrutinio del I quadrimestre, tappa significativa dell’anno didattico, mi sembra opportuno porgerVi alcune riflessioni che quotidianamente costituiscono criticità con le famiglie. La scuola “pubblica”è un bene prezioso da sostenere, tutelare e potenziare. Non dovrebbe essere necessario chiedere contributi alle famiglie per il suo funzionamento ordinario. Ma, oggi, senza addentrarci nelle polemiche, il Liceo Scientifico “Cortese” di Maddaloni ha bisogno del sostegno delle famiglie per mantenere un processo formativo di continuo miglioramento. Al Liceo è presente una professionalità docente di grande rispetto, ma spesso non si hanno le risorse economiche per sostenere una didattica di qualità in linea con il progresso che non può e non deve essere arrestato. Il Consiglio di Istituto, organo di governo, nel quale sono presenti tutte le componenti elettive della scuola (Dirigente Scolastico, Docenti, Personale ATA, Genitori, Alunni) ha deciso di richiedere alle famiglie il versamento del contributo di Euro 100,00. La causale deve contenere la dicitura: EROGAZIONE LIBERALE PER AMPLIAMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVA. Appare chiaro che il principio dell’obbligatorietà e della gratuità dell’Istruzione previsto dall’art.34 della Costituzione non costituisce una limitazione, da parte dell’Istituzione scolastica, alla richiesta di contributi con possibilità di detrazione fiscale così come previsto dall’art.13 L.40/2007. Il contributo “volontario ma necessario ed opportuno” serve a garantire gli standard di qualità ed efficienza del Liceo Scientifico “Cortese”.

La C.M. n.593 del 7/3/2013 recita: ”Il contributo delle famiglie rappresenta una fonte essenziale per assicurare un’offerta formativa che mira a raggiungere livelli  qualitativi sempre più elevati, soprattutto in considerazione della ben nota riduzione delle spese pubbliche che hanno caratterizzato gli ultimi anni”. Una scuola che non ricevesse i “contributi volontari ma necessari ed opportuni” non potrebbe più essere competitiva a raccogliere le esigenze di una società culturale ed economica che continua ad esigere dalla scuola competenze linguistiche, informatiche e tecnologiche.

La richiesta del contributo avviene contro erogazione di servizi concreti e dimostrabili: gabinetti scientifici, aule informatiche, laboratori e lo sforzo di innovazione tecnologica che ha portato a dotare ogni aula, delle 50, di computer e per 12 aule delle lim, così da rendere possibile l’adozione di una didattica laboratoriale, interattiva ed operativa in molte discipline.

Finora il contributo è stato utilizzato per lo svolgimento di tutte le attività extracurriculari integrative e complementari, così come di seguito riportato:

visite guidate, viaggi di istruzione ed acquisto di libri per alunni in condizioni disagiate; incremento dotazioni librarie, riviste e pubblicazioni; spese per attività sportive; noleggio fotocopiatrici e materiali di consumo; materiale di cancelleria; materiale di pulizia; rete ADSL e WIFI, contratti e canoni; rifiuti speciali; attrezzature materiale e software per il funzionamento dei 5 laboratori; attrezzature pc e stampanti per i laboratori; pagelle e diplomi; comunicazioni alle famiglie, Galà per le classi quinte. Inoltre, la C.M. 312 del 20/3/2012 ribadisce l’obbligo delle famiglie di rimborsare alla scuola le spese sostenute per la stipula del contratto di assicurazione individuale per gli infortuni e la responsabilità civile degli alunni e quelle per l’acquisto dei libretti delle assenze e quelle per le gite scolastiche. Oggi, con una dotazione finanziaria dello Stato limitata alla miseria, se alla scuola venissero meno le contribuzioni delle famiglie, non ci sarebbe altra strada che dichiarare fallimento.

Inutile ribadire che “E’ INIQUO SOTTRARSI AD UN DOVERE COLLETTIVO PUR USUFRUENDO DEI VANTAGGI CHE I SACRIFICI DEGLI ALTRI GLI CONSENTIRANNO DI LUCRARE!”

Ma solo con l’impegno comune possiamo garantire un pubblico servizio, fondamentale per la crescita culturale e democratica dei nostri allievi. Colgo l’occasione per ringraziare le famiglie che hanno già effettuato il versamento del contributo, dimostrando sensibilità e condivisione nei confronti del programma formativo della scuola dei loro figli. Ribadisco con vigore il valore culturale e formativo della Nostra scuola e chiedo a tutti Voi di continuare a valorizzarla.

Certa della Vostra sensibilità e collaborazione, rivolgo cordiali saluti.

D.S. Prof.ssa Daniela Tagliafierro

Liceo Scientifico “N. Cortese”

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Michele Vigliotti (Convitto Nazionale Maddaloni) infuriato: ‘ A capito i prevetarielli! Fanno i grandi con i soldi dello Stato! Questo è il senso della legalità?

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rettore-vigliotti-webMADDALONI – Istruzione non Statale. I preti considerano la scuola di Stato una “Cosa Loro”. Lettera del Rettore del Convitto Nazionale di Maddaloni all’USR per la Campania

Dottoressa DE LISA

sono venuto a conoscenza di un fatto estremamente grave che coinvolge il suo dipartimento. In una scuola superiore della diocesi di Acerra si sono perse alcune ore per decremento delle classi. Il prete che si interessa dell’ IRC ha proposto alla sua attenzione di dare ai docenti (n 4) 15 h di insegnamento + 3 ore (pagate dallo stato) di completamento cattedra per arrivare a diciotto:è uno stratagemma “pretesco” perché in quello istituto ci sono ben 67 ore per i quattro insegnanti, per cui tre cattedre a diciotto ore ci sono eccome, e poi restano 13 ore per l’ultimo in graduatoria, che dovrà completare con altre ore su un altro istituto.

Ma voi avete capito: negli istituti, causa il decremento soprattutto alle superiori, molti docenti hanno perso ore, ma per nessuno dei docenti statali si può ricorrere a questo stratagemma: un mio docente di filosofia, peraltro bravissimo, cumulava solo 16 ore: al CSA gliene hanno dato due per completamento cattedra a Santa Maria Capua Vetere, ed adesso sta cercando di raggruppare nello stesso comune.

‘ A capito i prevetarielli!” Fanno i grandi con i soldi dello Stato!: e questo è il senso della legalità e dell’uguaglianzache hanno in questi uffici catechistici? La norma richiamata anche da lei ( di cui si salva assolutamente la buona fede e la professionalità) si potrebbe applicare solo nel caso che in un istituto avesse magari solo 17 ore per un insegnante di IRC; eppure ancora una volta nel mio istituto un paio d’anni fa la docente di IRC a 17 ore ha dovuto completare in un istituto vicino. Già questi insegnanti hanno questi privilegi intollerabili in uno stato laico ed aconfessionale, adesso i maggiorenti predispongono anche delle nicchie per poter avere ore da dare ai vari nipotini di vescovi ( e parlo a ragion veduta ).

Io la prego di intervenire risistemando la legalità e per una vera parità senza privilegi per nessuno.

Gradirei una risposta

Il Rettore del Convitto Nazionale
D.S. Michele VIGLIOTTI

http://www.cngb.it/cngb/images/lettusrettore.pdf

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Scuola. Terra casertana, patria dei casalesi, amministratori corrotti. Michele Vigliotti: Zinzi non ci dà un euro. Caro Renzi, devi sapere tutto

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michele vigliottiMADDALONI – Egregio dirigente del CSA di Caserta lei è da poco a capo di questa nostra scuola casertana dalle mille emergenze. In questa terra casertana, terra dei fuochi, patria dei casalesi, governata da amministratori spesso corrotti, la scuola è l’unica risorsa positiva: grazie al lavoro di migliaia di docenti, ATA, funzionari e presidi, non abbiamo nulla da invidiare a nessuno. Ma la situazione logistica e strutturale continua ad essere disastrosa. Io dirigo due maxistituti, il Liceo Scientifico e il Convitto Nazionale di Maddaloni: duemila e più studenti, ragazzi degnissimi, le assicuro; ebbene per 170 ragazzi iscritti in prima liceale (scientifico) mi sono state accordate n. 6 prime; sei classi di cui due da 29 e quattro da 28; ho chiesto una classe in deroga, ma pare che non sia possibile. Ma lei se li immagina 28 – 29 ragazzi in una auletta che al massimo ne può contenere 22? Ce lo terrebbe un figlio suo? Eppure questi miei alunni studiano e si fanno onore. Quest’ anno, alla maturità, su 160 candidati , ben 35 hanno conseguito cento, e con lode.

E al classico la situazione si ripete: per 77 allievi di prima liceale, solo tre classi autorizzate : ma ci sono ben due ragazzi disabili, gravi, se è vero che hanno un rapporto per il sostegno di uno a uno. Eppure anche il classico si è fatto onore : 21 cento su 63 candidati, un successone. Egregio provveditore, forse i sindacati se lo sono scordato, ma c’è una disposizione che chiede uno spazio di 1.96 mq per alunno, nelle aule : il che vuol dire che nelle nostre classi non ci dovrebbero essere più di quindici alunni.

Il premier Renzi e il ministro Giannini, cui indirizzerò per conoscenza questa missiva, hanno assicurato che la scuola è in cima ai loro pensieri, e per dire la verità ci sono stati accreditati già 52000 euro per “la scuola bella”. Ma intanto la provincia ci ha scritto dicendo che non ha un soldo per noi delle superiori, non ci darà un banco ne una sedia ; ed io ho sette classi in più al Convitto, e 40 alunni in più al liceo Scientifico.

Ma io vorrei soprattutto per i miei alunni edifici agibili, non classi pollaio : cosa dirò ai miei docenti che aspettano trepidanti la nuova infornata? Dovete lavorare facendovi spazio in una selva di teste, zaini, banchetti?

Signor provveditore, il suo è un posto di governo e di lotta, chieda allo USR e al Ministero le classi che servono, perché ci sono altri colleghi presidi che sono nella mia situazione e se io parlo è perché voglio bene a questi ragazzi e vorrei offrir loro quella eguaglianza di opportunità che almeno a scuola, come voleva Don Milani, non dovrebbe far discriminazioni tra Nord e Sud.

E se le cose non cambiano darò disposizione affinché ai miei alunni non vengano concessi i cinque minuti di intervallo, ma L’ORA D’ARIA!.

Con i miei migliori auguri perchè possa battersi fortemente per questa Grande e sfortunata terra.
Il Rettore Dirigente Scolastico
Prof. Michele VIGLIOTTI

http://www.cngb.it

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San Felice a Cancello. Non toccate la Nefrologia dell’Ospedale (da La Tribuna. Mensile cartaceo, agosto 2014)

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michele vigliottiSAN FELICE A CANCELLO – Recentemente è stata organizzata una conferenza: “Ospedali riuniti Maddaloni-Marcianise” presso il Convitto Nazionale “Giordano Bruno” e alla quale hanno partecipato i sindaci di Arienzo, Cervino, San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico, San Nicola la Strada, Valle di Maddaloni e Maddaloni. Non si può perpetrare ulteriore violenza alla popolazione che si avvale di preziose prestazioni nei presidii del territorio. Spazio e voce a chi sta vivendo questa problematica in prima persona e sa quanto è importante poter contare su una struttura efficiente e, soprattutto, vicina. L’esperienza del professore Michele Vigliotti, rettore del Convitto Nazionale. Ha scritto una lettera intitolata: “Io, dialitico, vi racconto San Felice”. Contiene parole che DEVONO FAR RIFLETTERE tanto, anzi tantissimo, chi è preposto alla tutela della salute dei cittadini e deve prendere importanti decisioni.

“Quando nel salone del mio Convitto emeriti medici ed amministratori pubblici discutevano dell’Ospedale Civile di Maddaloni e dell’accorpamento che forse lo attende con Marcianise, ho pensato : Forse sarebbe più giusto che fossi io a parlare, là sopra, io che utilizzo una struttura sanitaria pubblica ben tre volte la settimana, per quattro ore, struttura pubblica di cui anche si predice l’accorpamento con questo mostro marcianisano. Io sono un paziente dialitico e voglio parlare del reparto dialisi di San Felice a Cancello, un’isola felice nel mare magnum di una sanità non sempre all’altezza delle attese dell’utenza. La nefrologia-dialisi di San Felice è un piccolo reparto, dodici letti, il servizio notturno e il ricovero già da tempo aboliti. I medici sono il dottor Iulianiello, primario, il dottore De Nuzzi e la dottoressa Giordano. Sono competenti e gentilissimi, per una medicina del volto umano che tutti desiderano e soprattutto i nefropatici cronici, costretti alla tortura della dialisi trisettimanale. Gli infermieri sono per i pazienti ormai vecchi amici, Pina Russo, Tiziana Raucci (?), Anna Crisci, Vincenzo Falco, Luigi Sgambato e il caposala facente funzione Nicola Bernardo sono di una umanità sconvolgente, condividono il dramma e le problematiche dei pazienti di cui conoscono vita, morte e miracoli.
Al reparto ci si divide in due turni, uno dalla mattina alle 8.30, uno dal pomeriggio alle ore 14.30; gli operatori sociosanitari, ausilio indispensabile, sono Salvatore, onnipresente, Attilio e Assuntina(?). Questo reparto vive come una grande famiglia, con quelle complicatissime macchine che sono i reni artificiali, bestioni alti quanto un uomo, attraverso i cui filtri passa il sangue e la vita dei pazienti. Ecco, io voglio, una volta tanto, esaltare un pezzo di sanità delle nostre zone viva ed operativa, umana e solidale, fatta di competenza, serenità e coscienza. Non provateci a toccarcela, questa isola felice, ne saremmo colpiti in maniera irrimediabile, noi venti pazienti dialitici; a chi ha la fortuna di stare bene e a chi ha la responsabilità di prendere decisioni gravi ed irrevocabili, rivolgo la preghiera di passare un pomeriggio al reparto dialisi di San Felice a Cancello: forse gli si farà più chiara la decisione da prendere”.

Testimonianza di Michele Vigliotti. Persona assistita a Nefrologia e dialisi dell’Ospedale di San Felice a Cancello

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Maddaloni. Il preside Vigliotti contro gli esami di Stato: cose turche nella scuola che reggevo, la vita farà giustizia

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MADDALONI – Lettera del professore Michele Vigliotti, rettore e preside. UN PRESIDE RIFLETTE. Ho sempre pensato che la nostra scuola italiana non sappia valutare i suoi alunni; ancorata a parametri rimasti al libro Cuore, questa scuola spesso premia solo i bravi secchioni che non parlano, non sentono, non vedono, ma studiano fino ad ammattire, magari sanno fare i lecchini e sono la gioia di molti professori, coi loro occhi a righi di quaderno.

Non resto sul generico.
Quest’anno nella scuola che reggevo, agli esami di Stato si sono viste cose turche. Raffaele P. è un ragazzo d’oro, scrive e pubblica libri di una maturità sconcertante; e scrive bene, in un italiano da ammirare. Ma a Raffaele, i suoi professori, dieci in italiano non l’avevano messo, e in sede d’esame il solito scannagatti commissario non valuta al massimo il suo tema; e per dire la verità l’intero esame non è tale da soddisfare né Raffaele né chi assisteva.
Per Paolo P. è andata anche peggio; brillante polemista, ragazzo impegnato in ogni iniziativa che allargasse l’offerta formativa della scuola, vero leader nel contesto dell’Istituto, stimato dal preside perché il suo cammino culturale, aldilà anche di lacune contenutistiche è di alto valore, avrà una votazione pessima; colpevole, agli occhi dei docenti interni, di stare spesso fuori classe per gli impegni di rappresentante; i docenti esterni avevano tanti bravi soldatini obbedienti, bravi, allineati, e si sono accontentati di mettere tanti bei voti a questi perfetti scolaretti.
Non mi troverà mai d’accordo chi pensa che la scuola debba produrre tanti gianni tutti uguali e senza testa, come alici salate nel barattolo.
A Raffaele e Paolo il loro preside dice:” Forza ragazzi, la vita farà giustizia!”.
Professore Michele Vigliotti rettore del Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni e preside delle annesse Istituzioni Scolastiche (Scuola Primaria, Scuola Secondaria di Primo Grado, Liceo Classico e Liceo Classico Europeo). Reggente del Liceo Scientifico Statale “Nino Cortese” di Maddaloni. 

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CasertaCronacaLettere

Progetto PandaReporter: Il Parco dimenticato di Viale Carlo III. Lettera aperta al sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio

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CASERTA – Lettera aperta al sindaco di Caserta – dottore Pio Del Gaudio e   p.c. Al Sindaco di San Nicola la Strada dr. Pasquale Delli Paoli. Progetto PandaReporter : Il Parco dimenticato di Viale Carlo III.

Gentile Sindaco,
la presente per reiterare la segnalazione dello stato di abbandono  dei galoppatoi paralleli al percorso del Viale Carlo III, due lunghi, splendidi viali , ciascuno (nell’ambito del territorio del Comune di Caserta) per una lunghezza di circa 1,3 km affiancati da un filare di tigli laddove , fino agli anni 70, vi erano dei giganteschi platani.
Oggi il lungo e suggestivo percorso, importante anche dal punto di vista storico, che fa da cornice alla Reggia Borbonica, è una “terra di nessuno”, abbandonata all’incuria dei soliti “incivili”; lo stato del fondo stradale percorribile ma dissestato, è costantemente invaso da cumuli di rifiuti abbandonati non si sa da chi e, ovviamente, come spesso succede, non rimossi; inoltre la zona è mal illuminata e pertanto assolutamente sconsigliata da frequentare nelle ore serali. Dalle foto, che riportiamo in allegato, si evince chiaramente, che non c’è bisogno di interventi strutturali faraonici, ma semplicemente di “ordinaria manutenzione”: assestare il fondo dei sentieri già esistenti e mettere qualche panchina in pietra, per evitare l’asportazione dei soliti “vandali”. Con l’occasione, ricordiamo che lungo il suddetto viale, è stata costruita anche una pista ciclabile attualmente utilizzata, con “eroica ostinazione” ,da ciclisti e podisti. In attesa dell’attuazione del progetto di riqualificazione prevista dall’Amministrazione comunale di Caserta nella programmazione triennale dell’Ente 2012-2014 nell’ambito del Programma Più Europa, chiediamo un Suo intervento affinché,  con  un’adeguata manutenzione – già prevista, presumiamo e ci auguriamo,   dalla ditta addetta al servizio di pulizia delle strade  e dalla ditta responsabile della manutenzione del verde pubblico – si possa restituire ai cittadini uno parco che migliorerebbe la vivibilità  urbana in prossimità dei quartieri di Caserta con alta densità abitativa e carenti di spazi verdi e ricreativi. Prevedendo, inoltre, una concertazione con l’Amministrazione comunale di San Nicola la Strada competente per il secondo tratto del galoppatoio ,  il “parco dimenticato” diventerebbe un eccellente biglietto da visita per chi entra a Caserta, percorrendo Viale Carlo III. (Riportiamo in allegato dossier fotografico).   Il progetto che sottoponiamo alla Sua attenzione, ha dei precedenti importanti in Europa e nel Mondo. Ad esempio, nella città di Londra, ai confini nord-est del quartiere di Islington, vi è il Parkland Walk. Questo parco cittadino, dichiarato riserva naturalistica metropolitana e quindi soggetto a normativa speciale, è stato ricavato lungo il percorso di una ferrovia dismessa che, nel secolo scorso, era servita per il trasporto merci a 2 costruendi quartieri residenziali. Dopo la demolizione delle strutture fatiscenti a servizio della ferrovia, il parco è stato inaugurato nel 1984 ed è tuttora perfettamente fruibile.- Il parco quindi si sviluppa principalmente in lunghezza per oltre 7 chilometri ed è caratterizzato da una folta vegetazione semispontanea, che nel corso degli anni è stata colonizzata da moltissime specie animali e vegetali, protette da leggi di tutela. Per essere confortevolmente fruito (a piedi, in bicicletta), il parco è percorso per tutta la sua lunghezza da un ampio sentiero  in terra battuta che viene costantemente tenuto agibile dall’amministrazione pubblica. Lungo i confini del parco sorgono edifici residenziali, scuole pubbliche, strutture di volontariato sociale. 
Analogo esempio esiste in Spagna: La trasformazione dell’antico alveo del Turia ha portato negli anni a una progressiva riqualificazione dei quartieri prospicienti , a iniziare dal barrio El Carmèn che rappresenta un po’ il cuore pulsante della vita della città. Si è così innestato nel tessuto urbano uno spazio inedito di socialità e condivisione, che ha modificato l’immagine stessa di Valencia. Ovviamente il parco del Turia è diventato anche occasione per fare sport per i cittadini di Valencia.
In attesa di un Suo cortese riscontro, gradita è l’occasione per porgerLe distinti saluti.
Caserta, 14 luglio 2014                                                                                            Il Panda Team Wwf Caserta
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Io paziente dialitico, il reparto dialisi di San Felice a Cancello è isola felice nel mare magnum di una sanità non sempre all’altezza delle attese dell’utenza

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SAN FELICE A CANCELLO – La lettera del rettore del Convitto nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni. Quando nel salone del mio Convitto emeriti medici e amministratori pubblici discutevano dell’Ospedale Civile di Maddaloni e dell’accorpamento che forse lo attende con Marcianise, ho pensato “Forse sarebbe più giusto che fossi io a parlare, lassopra, io che utilizzo una struttura sanitaria pubblica ben tre volte la settimana, per quattro ore, struttura pubblica di cui anche si predice l’accorpamento con questo mostro marcianisano.”

Io sono un paziente dialitico e voglio parlare del reparto dialisi di San Felice a Cancello, un’isola 
felice nel mare magnum di una sanità non sempre all’altezza delle attese dell’utenza.
La nefrologia-dialisi di San Felice è un piccolo reparto, dodici letti, il servizio notturno e il ricovero già da tempo aboliti. I medici sono il dottor Iulianiello, primario, il dottore De Nuzzi e la dottoressa Giordano. Sono competenti e gentilissimi, per una medicina del volto umano che tutti desiderano e soprattutto i nefropatici cronici, costretti alla tortura della dialisi trisettimanale. 
Gli infermieri sono per i pazienti ormai vecchi amici, Pina Russo, Tiziana Raucci, Anna Crisci, Vincenzo Falco, Luigi Sgambato e il caposala facente funzione Nicola Bernardo sono di una 
umanità sconvolgente, condividono il dramma e le problematiche dei pazienti di cui conoscono vita 
morte e miracoli. Al reparto ci si divide in due turni, uno dalla mattina alle 8.30, uno dal pomeriggio alle ore 14.30; gli operatori sociosanitari, ausilio indispensabile, sono Salvatore, onnipresente, Attilio e Assuntina.
Questo reparto vive come una grande famiglia, con quelle complicatissime macchine che sono i reni artificiali, bestioni alti quanto un uomo, attraverso i cui filtri passa il sangue e la vita dei pazienti. 
Ecco io voglio, una volta tanto, esaltare un pezzo di sanità delle nostre zone viva ed operativa, umana e solidale, fatta di competenza, serenità e coscienza.
Non provateci a toccarcela, questa isola felice, ne saremmo colpiti in maniera irrimediabile, noi venti pazienti dialitici; a chi ha la fortuna di stare bene e a chi ha la responsabilità di prendere 
decisioni gravi ed irrevocabili, rivolgo le preghiere di passare un pomeriggio al reparto dialisi di 
San Felice a Cancello: forse gli si farà più chiara la decisione da prendere. 
Il rettore professore Michele VIGLIOTTI
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Vigliotti (“Giordano Bruno”) scrive al vescovo di Caserta: questa chiesa non ci piace, tra funzioni burocratiche e orrori a sfondo pedofilo. E Bagnasco di cosa parla?

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MADDALONI – In questi giorni il rettore del Convitto Nazionale “Giordano Bruno”, preside del Liceo Classico (Europeo) “Giordano Bruno” e Liceo Scientifico “Cortese” di Maddaloni ha inviato l’acclusa missiva al neo vescovo di Caserta monsignor Giovanni D’Alise.

Caro don Giannino
Non posso non chiamarti così dato il non breve periodo di contiguità ecclesiale.
Caro don Giannino noi siamo tutti e due figli spirituali di don Riboldi; e per gente come lui che io sono rimasto nella chiesa, per gente come lui o don Luigi Ciotti, don Peppe Diana e don Nogaro che è diventato il mio vescovo dato che Maddaloni è ormai da decenni la mia dimora professionale. Oggi Rettore del Convitto Nazionale e dirigente scolastico dello Scientifico, ti avrò come vescovo mio e dei miei alunni. E ne sono felice.
Don Giannino, questa chiesa non ci piace; si barcamena tra funzioni puramente burocratiche, scandali finanziari, orrori a sfondo pedofilo, strani maneggi col potere; e Bagnasco ancora ieri non trova di meglio che prendersela coi libri delle elementari.
Il nuovo Papa fa quello che dovrebbe “normalmente” fare il successore di Pietro, e sembra un alieno, in un mondo ecclesiale che non lo riconosce e, forse, non gli vuol bene e fa finta di scandalizzarsi. Tu hai un compito che fa “tremar le vene e i polsi”; due preti scomodi che il Nord antimeridionale e leghista ci ha donato, don Antonio e don Raffaele, siano la tua guida!
Ci saranno con te le migliaia di fedeli che non contano perché non hanno tonaca né confessionale, ma riempiono le file del volontariato, accolgono ed amano i diversi, i tossicodipendenti, gli ultimi, gli ammalati, gli extracomunitari.
Diffida dei potenti e tienili lontani, anche se ti chiameranno “prete comunista” come han fatto con padre Nogaro.
Ama i tuoi preti, ma sferzali se non sono testimoni coerenti, fuggi dai curiali “tira a campare”, sono la rovina della chiesa. Abbi cura dell’educazione e dei suoi operatori.
Tu sai parlare ai maestri, ai docenti; sono essi i primi che devono essere motivati, incoraggiati, spinti ad operare in quello che è uno dei campi più difficili e irti di incognite.
E quando sarai stanco, sfiduciato, deluso, prendi la tua macchinina (tu non ami le auto blu né i titoli altisonanti) e vientene tra i miei ragazzi; ne ho tanti, più di duemila, dai sei a diciotto anni; aspettano chi dica loro parole di amore, di speranza, di gioia.
Tu saprai farlo!
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La presidente Endas Caserta, Adelaide Tronco, vuole abolire la “Festa della Donna”

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CASERTA – “Vi prego, non chiamatela festa”. L’appello della presidente Endas per abolire la “Festa della Donna”. Nel 2013 sono state uccise 128 donne vittime dei propri compagni o di ex (solo in casi rarissimi da sconosciuti). Per una macabra ironia della sorte il triste dato coincide quasi perfettamente con le 129 scioperanti della Cotton di New York, chiuse per ritorsione del “padrone” nel capannone della fabbrica e morte nel noto incendio del 1908.
L’episodio diede il via a quella che voleva essere una commemorazione e che poi, non si sa bene come e quando, si è trasformata in una “festa” per inconsapevoli e scatenate casalinghe disperate. Pian piano il ricordo delle donne morte per la difesa dei propri diritti di lavoratrici si è dissolto tra i gridolini, le abboffate e i balli sfrenati di frotte di donne che, al calar della sera dell’8 marzo, lasciano la propria routine per dare il peggio di sé in un insensato “festeggiamento” per non si sa bene cosa.
Lo spettacolo che ne deriva è sempre stato svilente ed imbarazzante, ma quest’anno dico proprio no! Non è possibile fingere ancora una volta che i dati non siano allarmanti, che il femminicidio non sia un’emergenza nazionale. Non è possibile continuare a dirsi addolorati, amareggiati, agghiacciati davanti a tanto orrore e poi proseguire come se nulla fosse accaduto. Non possono farlo le donne, che hanno il dovere di mostrare solidarietà ed empatia per decine di altre donne private della propria vita e spesso di quella dei propri figli solo perché avevano deciso di chiudere un rapporto o perché rifiutavano le avance di un uomo frustrato ed insicuro. Ma non possono chiudere gli occhi sulla tragedia che ogni anno si compie nel nostro Paese nemmeno gli uomini, quelli onesti e rispettosi dell’altro sesso, che hanno il dovere di prendere una posizione forte a favore delle donne.
Ma mi rivolgo in particolare a quegli uomini ed a quelle donne che hanno il potere di cambiare le cose in Italia, di dare una direzione ai media, alla politica, alla società: vi prego, se non è possibile sopprimere la “Festa della Donna” – cosa che francamente auspico -, aboliamo almeno la parola “festa” e lasciamo che questa giornata sia dedicata alla riflessione seria sulla condizione della donna e sulle vittime di genere, … ma chiamarla festa proprio no!  
Adelaide Tronco
Presidente provinciale ENDAS
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CasertaLettere

Tanzarella: la BMW grigio scuro, pericolo per i viaggiatori casertani, è la sua auto di servizio (con Lei a bordo), Dottor Zinzi. Vada a piedi!

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CASERTA – Al presidente della Provincia di Caserta, Dottor Domenico Zinzi. Egregio dottore, sabato 18 gennaio poco dopo le 13 percorrevo la galleria della Variante Anas di Caserta, una galleria tristemente famosa – come tutta la Variante – per la quantità di incidenti – anche mortali – avvenuti in questi anni e provocati dalla inadeguatezza strutturale della Variante, dallo stato di abbandono in cui versa e dalla guida sconsiderata di alcuni che la scambiano per una pista per auto da corsa. Procedevo ad un’andatura di circa 50 chilometri orari e precedevo un’auto di grossa cilindrata con un lampeggiante spento e sul parabrezza il distintivo di un’amministrazione pubblica. Nel pieno della galleria, in un tratto leggermente in curva e nonostante la segnaletica stradale delle due linee continue, l’auto che mi precedeva, incurante di qualsiasi norma di prudenza e del codice della strada, occupava l’altra carreggiata e mi sorpassava. Ero con mia figlia e siamo rimasti sconcertati dal fatto che un’auto di una pubblica amministrazione potesse compiere una infrazione tanto grave quanto pericolosissima.

Più avanti ci siamo ritrovati la medesima auto che prendeva la nostra stessa uscita “Stadio” e ho invitato mia figlia a fotografare la targa dell’auto alla cui guida doveva trovarsi certamente un folle il cui comportamento andava prontamente segnalato alle autorità competenti. L’autista, accortosi di essere stato fotografato, frenava di colpo la sua auto all’altezza di via Giovanni Falcone e si dirigeva verso di noi minacciando denunce ed arresti, subito dopo scendeva dalla stessa auto un altro uomo che, senza qualificarsi, ci avvisava che fare foto a quell’auto era proibito. Poi imponeva a mia figlia di cancellare le foto. Successivamente, dopo avermi riconosciuto, mi diceva che avrei ben dovuto sapere che era proibito fotografare auto di servizio come quella e rifiutava ripetutamente di qualificarsi quasi che fosse in corso un’operazione segreta, né voleva rivelarmi l’identità della personalità trasportata. Avrei potuto farlo facilmente io stesso, ma ho desistito, dottor Zinzi, soltanto perché c’era con me mia figlia alla quale ho trasmesso un’idea alta delle istituzioni e di coloro che le rappresentano, sebbene non sempre degnamente, e non volevo che il mio insegnamento fosse smentito da fatti così poco lodevoli. Ora, vede, mia figlia è una persona gentile e ha cancellato le foto non perché glielo ha imposto uno sconosciuto dal finestrino della nostra auto, ma perché glielo ho detto io. Ho desistito perché non serviva polemizzare e coinvolgere una giovane ragazza, ancor di più in una scena tanto disdicevole per le istituzioni. Mia figlia dunque ha cancellato le foto, ma non cancellerà facilmente l’immagine che l’istituzione pubblica Provincia di Caserta ha dato di sé questa mattina. E non è, mi creda, un’immagine esemplare. Perché quella BMW grigio scuro che ha compiuto una gravissima infrazione questa mattina è la sua auto di servizio e lei era a bordo di quell’auto e si dirigeva a casa sua, e sono certo Lei fosse di ritorno da un impegno istituzionale e non privato. Dottor Zinzi Lei è un uomo in età, non dovrebbe mancarle saggezza, e non posso certo credere che voglia provocare incidenti o che approvi infrazioni stradali come l’avventato sorpasso di questa mattina, dunque istruisca i suoi misteriosi e anonimi collaboratori che è preciso obbligo di ogni dipendente pubblico qualificarsi (ed è anche elementare norma di buona educazione) e provveda presto a cambiare autista o a spiegargli che secondo il codice della strada, ma ancor meglio secondo il buon senso, nessuna auto è autorizzata a commettere infrazioni tranne quelle delle Forze dell’ordine in servizio e in presenza di casi di vere emergenze. E anche in quei casi si deve prestare la massima attenzione e cautela, usando lampeggiante e sirena, per evitare di provocare disastri più grandi di quelli che si vorrebbero prevenire o riparare.

Ma oggi non c’era nessuna emergenza, il lampeggiante era spento, sirene non se ne sentivano, né la sua auto rientra nelle categoria delle Forze dell’ordine di pronto intervento. La massima emergenza che vedo è che era ora di pranzo, tutto qui. Dunque lasci perdere il lampeggiante, lo faccia collocare nel bagagliaio, lo userà nei pochissimi casi eccezionali che ne prevedono l’utilizzo da parte del presidente di una Provincia. Per il resto viaggi come tutti noi nel traffico cittadino e, quando non è proprio indispensabile, lasci in garage l’auto di servizio e vada a piedi, le farà bene.
18 gennaio 2014 Sergio Tanzarella
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