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Due chiacchere con Maxò: “l’Indifferente” si racconta.

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di Rosa Meola

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Direttamente dai microfoni di Radio Prima Rete Massimiliano Del Vecchio – in arte Maxò – si racconta attraverso parole e musica.
Racconta delle sue esperienze passate, di quelle che lo hanno lanciato nel mondo della musica, nonché dei progetti presenti e futuri, con i quali sogna di spingersi un po’ più in là.
Racconta le sue emozioni e il suo vissuto, che impregnano anche tutti i suoi pezzi.

Ma scopriamo innanzitutto chi è Maxò Del Vecchio: cantautore e chitarrista casertano, è cresciuto a pane, musica e chitarra.
Muove i suoi primi passi nel mondo della musica sin dall’infanzia grazie ad un’improvvisata chitarra, recuperata dando nuova forma e vita ad una racchetta da tennis di suo fratello. Per evitare, dunque, che il piccolo Massimiliamo distrugga mezza casa, finalmente arriva una vera chitarra, con la quale comincia a suonare e cantare da autodidatta le canzoni dei suoi miti di sempre.
Inizialmente Maxò si limita a suonare e cantare cover insieme alla sua band, ma sin da adolescente è forte in lui l’esigenza di scrivere, cantare ed esprimere se stesso. Scrive i primi pezzi già a 15 anni, brani acerbi, mai prodotti che, ad oggi, rievoca con affetto.
Ai 20 anni che risalgono, invece, i primi pezzi di un certo spessore musicale. E infatti, dopo anni di esibizioni nei locali della provincia, decide di registrare i primi tre brani inediti da lui composti “Storie di eroi”, “Sono qui” ed in versione live Studio “Tira fuori tutto”.
Nel 1998 inizia un avventura lavorativa come cantante chitarrista, senza mettere mai da parte il sogno di produrre qualcosa di nuovo, personale e originale. Un sogno che diventa realtà nel 2015, con la pubblicazione del primo album auto prodotto dal titolo “Uno Sbaglio non è Sempre un Errore”.

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“ E’ la vita, è tutto appeso a un filo, a sottili coincidenze, che non puoi manovrare devi lasciarti trasportare.. E’ la vita… E’ tutta appesa a un filo, ad un solito destino, che non puoi cambiare… segui i tuoi sogni e lascialo fare…”
Così canta Maxò, eseguendo dal vivo per gli ascoltatori di Radio Prima Rete “Solito Destino”, pezzo tratto proprio dall’album “Uno Sbaglio non è Sempre un Errore”.

Parole che raccontano perfettamente il progetto musicale del cantautore, giunto ad importante traguardo professionale e personale.
Un traguardo che rappresenta solo il punto di partenza per nuovi importanti progetti: è da poco uscito, infatti, “L’indifferente”, ultimo singolo scritto dal cantautore casertano, che vede la collaborazione del chitarrista Paolo Vozza e del quale é stato da poco pubblicato anche il videoclip.
Un pezzo che rappresenta l’evoluzione e la nuova maturità dell’artista, capace di mescolare abilmente pop e rock, musica e parole, emozioni personali e universali, nelle quali ognuno può riconoscersi.
E’ questa, infatti, la vera forza di Maxò: la capacità di parlare in maniera diretta e raccontare in musica storie ed emozioni private, che alla fine diventano quelle di tutti.
Come ne “L’indifferente”, in cui si canta la dolceamara verità secondo cui, nonostante tutto, nessun essere umano potrà mai restare indifferente alla vita e alla sua straordinaria semplicità.
O ancora in “Amore perché” -brano tratto dall’album “Uno sbaglio non è sempre un errore” – in cui i tremori, le paure, i battiti del cuore del cantautore diventano quelli di tutti coloro che amano e vivono intensamente l’amore, giovane o maturo che sia.

Pezzi che Maxò scrive di getto, di pancia, secondo l’emozione del momento, che arrivano al cantautore quasi come piccoli miracoli che poi regala al pubblico, locale e non. Numerosi sono infatti i fans che lo hanno conosciuto e continuano a scoprirlo attraverso le sue numerose esibizioni live, in Italia ma non solo.
Concerti in cui, oltre alla sua voce e alla sua chitarra, ad accompagnarlo ci sono anche Paolo Nastro alle tastiere, Michele Roggiero al basso, Carmine Silvestri alla batteria, Massimo Nastro alla chitarra e Antonello Petriccione alle percussioni (presenti anche nel videoclip de “L’indifferente”).
Al momento qualcosa bolle già in pentola e diverse sono le novità che aspettano l’artista: un nuovo pezzo – “Passeranno i giorni” – è stato già scritto ed è pronto per il successivo lavoro di arrangiamento e revisione.
Se volete saperne di più, venerdì 13, alle ore 18.00 circa, presso la Libreria Spartaco di Santa Maria Capua Vetere(CE) avrete la possibilità di ascoltare Maxò Del Vecchio dal vivo e di conoscere la sua storia nonchè quella che si cela dietro le sue canzoni.
In questo caso, scoprire questo artista non sarà né uno sbaglio né un errore, fidatevi.

 

Per saperne di più:
https://www.facebook.com/Max%C3%B2-Del-Vecchio-37509846887/?fref=ts

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Alla scoperta di Tommaso Primo: un viaggio tra “Fate, sirene e samurai”

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Di Rosa Meola

Un sorriso timido e una presa sicura sulla chitarra, inseparabile e fedele compagna: così il giovane cantautore Tommaso Primo accoglie fan e curiosi alla presentazione del suo ultimo lavoro discografico, svoltasi il 22 aprile scorso presso la libreria Spartaco di Santa Maria Capua Vetere all’interno del ciclo di eventi “Note a piè di pagina”.
A presentare la serata c’è Raffaele Calvanese, speaker radiofonico di Radio Prima Rete nonché scopritore di talenti emergenti nel panorama della locale musica indipendente.

Un delicato e costante sottofondo musicale di chitarra e voce riempie l’aria, trasformando il piccolo salotto della libreria in un mondo ovattato e magico fatto di “Fate, sirene e samurai”, da cui viene anche il nome dell’album.
Il progetto – prodotto dalle etichette partenopee Full Heads e AreaLive con la partecipazione di Trail Music Lab, e distribuito da iCompany- nasce dalla collaborazione del cantautore con Dario Sansone, leader dei Foja, ma vede anche la partecipazione di altri artisti quali Denise e Fede‘n’Marlen.

Tre anime, tre sonorità: le fate ci catapultano fino al Brasile, le sirene ci riportano a Napoli, mentre i samurai ricordano i cartoni giapponesi che hanno influenzato la cultura nonché il modo di essere di Tommaso, fermamente convinto che un giorno diventerà un super saiyan pronto a salvare il mondo.
Nel frattempo, però, si diverte a raccontare storie: dieci piccole fiabe – o dieci piccoli “figli”, come lui stesso ama definire le sue canzoni- compongono l’ultimo lavoro del cantastorie napoletano.
Storie cantate e raccontate attraverso la lingua del suo paese – il napoletano appunto- , l’unica lingua con cui riesce ad esprimere immediatamente la sua poesia e a mettere in musica le sue emozioni.
Un filo conduttore lega ogni brano: la modernità che si cela dietro la fiaba, la tradizione napoletana che racconta un’attualità spesso drammatica, la gioia che infonde speranza al dolore.
La stessa “Gioia” – cantata con l’artista senegalese Ismael nell’Ep Posillipo Interno 3– che ha reso Tommaso Primo uno dei principali esponenti di una napoletanità nuova, fresca, delicata e mai banale.

Ogni fiaba ha una sua storia, la quale trae ispirazione dalla vita reale che spesso supera l’immaginazione, da una realtà fatta di amore ma anche di guerre, immigrazione e prostituzione.
I primi protagonisti di “Fate, sirene e samurai” sono “Flavia e il samurai”: il brano – ci spiega Tommaso- è dedicato alla sua ragazza, anche se lei non lo sa. Nel senso che non sa proprio che sono fidanzati.
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C’è poi “Viola” – brano attualmente in rotazione in diverse radio locali e non, di cui a breve vedremo il video- che esprime la profonda crisi dei valori del nostro tempo.
“Caramella” racconta la morte di un infante; “Bumba Meu Boi” (feat. Dario Sansone) è dedicata a Tommaso Cestrone, eroe di Carditello e della Terra dei Fuochi; in “Stella” e “Prayer for Kumbaya” si parla di immigrazione.
Storie forti e tematiche importanti per il giovane cantautore che già a 13 anni si cimentava nella scrittura di testi come “Canzone a Carmela”, in cui si parla di suicidio.

Eppure, come ogni favola che si rispetti, anche quelle raccontate in “Fate, sirene samurai” si concludono con una morale e un lieto fine, delicatamente tratteggiati da un lessico che veste di favola anche la più cruda realtà e accompagnati da sonorità vivaci e gioiose (arrangiate dal produttore artistico Enzo Foniciello, in arte Phonix) che infondono un profondo senso di pace.
La stessa pace che Tommaso ha trovato riascoltando e rivalutando uno dei suoi brani più noti, “Prayer for Kumbaya”, pezzo di cui non era pienamente convinto finché non ha capito che la vera rivoluzione non è fatta solo dai samurai, dai super eroi o dai super saiyan ma è una conquista che sa di genuinità, disincanto e speranza.
Elementi che rappresentano il mood più vero dell’artista, insieme al suo innato e autentico amore per il cibo e una “piccola” dose di ipocondria. Perché -si sa- la vita vera chiama e dalle favole, ogni tanto, si deve pur uscire fuori.

 

Per saperne di più:
https://www.facebook.com/tommasoprimo/?fref=ts

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Due chiacchiere con…gli Effe16 – Musica, parole e progetti della band casertana.

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Di Rosa Meola

 

Nonostante le facce assonnate e gli occhiali da sole a coprire le occhiaie, gli Effe16 ci sono. O meglio, c’è una piccola parte di tutta la band, i due più coraggiosi che hanno sfidato l’ora e la sonnolenza domenicale in nome della musica.

Ma chi sono questi baldi giovani dal nome così curioso? Gli Effe16 sono una giovane band dal genere pop rock che, in breve tempo, si è meritata un posto d’onore nel panorama musicale emergente casertano e non solo.

La Band nasce nel maggio del 2008 da un’idea del tastierista e autore Andrea Grauso; dopo alcuni cambi e passaggi di testimone, Andrea insieme a Lorenzo Fusco, Vincenzo Ianniello, Angelo Senneca e Carmine Cervone hanno dato la forma definitiva al magico quintetto.
Gli ospiti d’onore di questa chiacchierata sono il cantante/autore e chitarrista Lorenzo Fusco e la chitarra solista, ovvero Vincenzo Ianniello che, in rappresentanza di tutto il gruppo, si sono prestati a raccontarci la loro storia passata e presente, nonché i progetti futuri.

Gli Effe16 si sono fatti strada nel mondo musicale e hanno conquistato il pubblico nostrano partecipando a diverse manifestazioni musicali come “Sanremo Rock”, “ Earth hour 2013”, “ Pub Festival 2013”,”Village Festival” (in collaborazione con i ragazzi di Amici), ma soprattutto attraverso le molteplici esibizioni live che tuttora li vedono impegnati in piazze e locali della Campania e non.
Nel 2011 arrivano a suonare anche a “Sanremo Off” e nel 2013 la città dei fiori diventa la meravigliosa location del video del loro primo singolo “I Sintomi del mio innamoramento”.
Il 5 Agosto 2013 esce il loro primo lavoro discografico composto da dieci brani inediti, che si intitola “L’impronta del Rock”. Il 16 Luglio 2014 pubblicano l’intero disco.

Perchè proprio “L’impronta del rock”? Chiede Vincenzo a Lorenzo. Eh si, perché gli Effe16 si fanno le domande e si danno pure delle belle risposte. Alla faccia di Marzullo.
Scopriamo che “L’impronta del rock” è il loro biglietto da visita, una fotografia che rappresenta il gruppo in un momento preciso della loro storia, la passione per un genere musicale che ha lasciato un’impronta dentro di loro e che desiderano trasmettere al pubblico.

E dal 18 luglio 2015 un pubblico ancora più vasto può scatenarsi al ritmo del rock: proprio “L’impronta del rock” insieme al singolo “Resti qui” fanno parte della compilation HIT MANIA ESTATE, uscita su distribuzione nazionale il 18 luglio 2015. Un traguardo di cui frontman e chitarra parlano con non poca soddisfazione.

Sull’onda dei recenti successi, gli Effe16 hanno cavalcato un’altra onda di tutto rispetto: il 29 Dicembre 2015 è uscita la cover ufficiale del brano “Onda Araba” dei Litfiba, rivisitata dalla band casertana e inserita nella compilation prodotta direttamente da Ghigo Renzulli dal titolo “Desaparecido 30°”, che celebra i 30 anni del gruppo.

Da bravi marzulliani collaudati, Lorenzo e Vincenzo continuano ad interrogarsi a vicenda:
Da dove nasce “Onda araba”?
Gli Effe16 danno una loro particolare interpretazione della canzone, nata dopo un passaggio dei Litfiba a Istanbul e ispirata a sonorità orientali. Accanto a queste sonorità, nella cover è possibile individuare l’impronta della nostra giovane band, che si destreggia tra rock, assoli di batteria ed effetti di tastiera.

Siamo alla battute finali dell’interrogatorio e un’ultima domanda – da brava fan- la faccio io ad entrambi: Cosa si prova in quella eterna frazione di secondo che precede la prima esibizione di ogni vostra serata?
Lorenzo bisbiglia la parola “brillo” ma, da artista serio e professionale qual è, preferisce definire tecnicamente questo stato d’animo come ansia da prestazione che scarica dando il massimo sul palco.
Per Vincenzo il rituale di inizio di ogni concerto è sbagliare la prima canzone: se non sbaglia non si sente tranquillo. Tanto, alla fine, errare è umano ma suonare resta sempre divino.

La nostra chiacchierata finisce qui, ma gli Effe16 non si fermano: nuovi live, nuovi progetti e nuove emozioni li aspettano.
Qualche indizio per il futuro? Tenete sott’occhio il loro disco che andrà presto in stampa e sotto orecchie “E io ci sto”, rivisitazione di una famosissima canzone di Rino Gaetano: probabilmente potrete ascoltarla dal vivo proprio in occasione dell’anniversario della morte del cantautore.

La curiosità che, invece, resterà in sospeso è una sola: ma da dove salta fuori il nome Effe16? Non provate a chiederlo mai, perché non riceverete risposta alcuna, se non che porta fortuna.
E, data la strada percorsa fin ora, pare sia proprio vero.

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Di Rosa Meola

 

Nonostante le facce assonnate e gli occhiali da sole a coprire le occhiaie, gli Effe16 ci sono. O meglio, c’è una piccola parte di tutta la band, i due più coraggiosi che hanno sfidato l’ora e la sonnolenza domenicale in nome della musica.

Ma chi sono questi baldi giovani dal nome così curioso? Gli Effe16 sono una giovane band pop rock che, in breve tempo, si è meritata un posto d’onore nel panorama musicale emergente casertano e non solo.

La Band nasce nel maggio del 2008 da un’idea del tastierista e autore Andrea Grauso; dopo alcuni cambi e passaggi di testimone, Andrea insieme a Lorenzo Fusco, Vincenzo Ianniello, Angelo Senneca e Carmine Cervone hanno dato la forma definitiva al magico quintetto.
Gli ospiti d’onore di questa chiacchierata sono il cantante/autore e chitarrista Lorenzo Fusco e la chitarra solista, ovvero Vincenzo Ianniello che, in rappresentanza di tutto il gruppo, si sono prestati a raccontarci la loro storia passata e presente, nonché i progetti futuri.

Gli Effe16 si sono fatti strada nel mondo musicale e hanno conquistato il pubblico nostrano partecipando a diverse manifestazioni musicali come “Sanremo Rock”, “ Earth hour 2013”, “ Pub Festival 2013”,”Village Festival” (in collaborazione con i ragazzi di Amici), ma soprattutto attraverso le molteplici esibizioni live che tuttora li vedono impegnati in piazze e locali della Campania e non.
Nel 2011 arrivano a suonare anche a “Sanremo Off” e nel 2013 la città dei fiori diventa la meravigliosa location del video del loro primo singolo “I Sintomi del mio innamoramento”.
Il 5 Agosto 2013 esce il loro primo lavoro discografico composto da dieci brani inediti, che si intitola “L’impronta del Rock”. Il 16 Luglio 2014 pubblicano l’intero disco.
Perchè proprio “L’impronta del rock”? Chiede Vincenzo a Lorenzo. Eh si, perché gli Effe16 si fanno le domande e si danno pure delle belle risposte. Alla faccia di Marzullo.
Scopriamo che “L’impronta del rock” è il loro biglietto da visita, una fotografia che rappresenta il gruppo in un momento preciso della loro storia, la passione per un genere musicale che ha lasciato un’impronta dentro di loro e che desiderano trasmettere al pubblico.

E dal 18 luglio 2015 un pubblico ancora più vasto può scatenarsi al ritmo del rock: proprio “L’impronta del rock” insieme al singolo “Resti qui” fanno parte della compilation HIT MANIA ESTATE, uscita su distribuzione nazionale il 18 luglio 2015. Un traguardo di cui frontman e chitarra parlano con non poca soddisfazione.

Sull’onda dei recenti successi, gli Effe16 hanno cavalcato un’altra onda di tutto rispetto: il 29 Dicembre 2015 è uscita la cover ufficiale del brano “Onda Araba” dei Litfiba, rivisitata dalla band casertana e inserita nella compilation prodotta direttamente da Ghigo Renzulli dal titolo “Desaparecido 30°”, che celebra i 30 anni del gruppo.

Da bravi marzulliani collaudati, Lorenzo e Vincenzo continuano ad interrogarsi a vicenda:
Da dove nasce “Onda araba”?
Gli Effe16 danno una loro particolare interpretazione della canzone, nata dopo un passaggio dei Litfiba a Istanbul e ispirata a sonorità orientali. Accanto a queste sonorità, nella cover è possibile individuare l’impronta della nostra giovane band, che si destreggia tra rock, assoli di batteria ed effetti di tastiera.

Siamo alla battute finali dell’interrogatorio e un’ultima domanda – da brava fan- la faccio io ad entrambi: Cosa si prova in quella eterna frazione di secondo che precede la prima esibizione di ogni vostra serata?
Lorenzo bisbiglia la parola “brillo” ma, da artista serio e professionale qual è, preferisce definire tecnicamente questo stato d’animo come ansia da prestazione che scarica dando il massimo sul palco.
Per Vincenzo il rituale di inizio di ogni concerto è sbagliare la prima canzone: se non sbaglia non si sente tranquillo. Tanto, alla fine, errare è umano ma suonare resta sempre divino.

La nostra chiacchierata finisce qui, ma gli Effe16 non si fermano: nuovi live, nuovi progetti e nuove emozioni li aspettano.

Qualche indizio per il futuro? Tenete sott’occhio il loro disco che andrà presto in stampa e sotto orecchie “E io ci sto”, rivisitazione di una famosissima canzone di Rino Gaetano: probabilmente potrete ascoltarla dal vivo proprio in occasione dell’anniversario della morte del cantautore.

La curiosità che, invece, resterà in sospeso è una sola: ma da dove salta fuori il nome Effe16? Non provate a chiederlo mai, perché non riceverete risposta alcuna, se non che porta fortuna.
E, data la strada percorsa fin ora, pare sia proprio vero.

 

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Musica

Buon viaggio, eroe per più di un giorno

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di Rosa Meola

 

Una vita passata a riempire i giorni di musica e parole, un’esistenza fatta di estremi che hanno da sempre stupito e diviso il pubblico tra amore e odio, tra continue invenzioni, travestimenti e mutamenti che lo hanno reso una delle icone musicali più famose di tutti i tempi.

E poi un giorno se n’è andato in silenzio, senza dire una parola, lasciando al mondo un’ultima perla musicale che sa di addio, l’ultimo dono di un simbolico testamento.

Così ci lascia il “Duca Bianco”, senza fare troppo rumore eppure occupando la testa e il cuore di tutti i suoi fans, e forse del mondo intero.
Un’uscita di scena che ha provocato lo stesso stupore e la stessa sorpresa suscitate anche in vita. È morto così come ha vissuto David, da vera star.

Riassumere in queste poche righe ciò che Bowie è stato ed è tuttora per la musica sarebbe impossibile, e forse anche superfluo.

Per questo preferiamo dare semplicemente un ultimo saluto al personaggio che tanti hanno amato e ancora ameranno, ma soprattutto all’uomo che è stato.

Un ribelle, un temerario, uno che ha esplorato nuove terre e varcato nuovi confini musicali.

Un uomo eclettico, capace di reinventarsi decine di volte, di passare dal glam alla musica industrial, dal rock al pop, dalla dance alla sperimentazione new jazz dell’ultimo lavoro.

Un artista che ha indossato mille maschere, mettendo se stesso in ognuna di esse. Nel bene o nel male.

Un personaggio con un occhio rivolto alla terra e l’altro verso il cielo.

Un pittore che ha colorato di musica la sua anima e le cui pennellate resteranno indelebili attraverso canzoni che risuoneranno in eterno.

Una rockstar, uno starman.

Un eroe per molto più di un giorno.

Nonché un uomo, che ha combattuto da solo per 18 mesi contro un male incurabile e che, improvvisamente, nel silenzio, senza clamori e senza confessarlo ai fans, ha deciso di salire sulla sua astronave ed è volato via, proprio lì dove solo lui sapeva di dover andare e restare per sempre.

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CasertaMusica

Dopo il Sold Out al Teatro Comunale di Caserta, la parola di Fausto Mesolella su Francesco Oliviero e la cantante Rosa Chiodo

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olivieroCASERTA – Un connubio perfetto. Fausto Mesolella, produttore musicista compositore chitarrista degli Avion Travel, ormai noto autore di fama nazionale con alle spalle esperienze infinite di collaborazioni e successi personali, ha visto di buon occhio il dualismo artistico del pianista, compositore ed arrangiatore Francesco Oliviero con la cantante Rosa Chiodo. l’intuizione è stata geniale e a dir poco lampante, dopo il Sold Out al Teatro Comunale di Caserta per il 50°anniversario della carriera chitarristica di Fausto Mesolella, ove sotto le luci dei riflettori ha visto protagonisti Francesco Oliviero e Rosa Chiodo culminando in una sublime ed aulica performance. Inoltre è stato presentato il cd di Oliviero per solo pianoforte, intitolato “Il Senso Nascosto del Verde” e firmata la produzione artistica da Fausto Mesolella in cui figura anche nello stesso cd in uscita a settembre.

Svariati appuntamenti travolgeranno Rosa Chiodo e Francesco Oliviero, il 19 giugno presso l’Auditorium d’Aponte ad Aversa ove si svolgerà l’Open Concert del Tour “Canto Stefano”prestigioso lavoro di Fausto Mesolella e la sua band, in seguito il 24 giugno a Napoli presso il Teatro Politeama in occasione della serata Interpreti del Sole “Festival di Napoli”New Generation.

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CasertaMusica

Sabato 13 giugno, al Belvedere di San Leucio, il concerto finale del 14° concorso internazionale di musica ‘Leopoldo Mugnone’

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concerto belvedereCASERTA – Al Belvedere di San Leucio il concerto finale del concorso Leopoldo Mugnone. Sabato 13 giugno, presso il Belvedere di San Leucio, si terrà il concerto finale del 14° concorso internazionale di musica ‘Leopoldo Mugnone’. Organizzato dall’omonima associazione, in collaborazione con l’Istituto di Musicologia di Caserta, il concorso è esteso a tutti i giovani musicisti italiani e stranieri. La manifestazione, che ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Caserta, è cominciata il giorno 7 giugno e terminerà il 12 giugno con l’esibizione dei partecipanti delle diverse categorie. Il concerto finale è in programma per sabato 13 con la partecipazione dei vincitori di ogni categoria.

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MusicaSanta Maria a Vico

Il club Day Twenty 9 di Caserta già con più di 300 soci, si gioca al rialzo con Daniele Scannapieco Hammond Trio

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daniele scannapieco 1CASERTA – Nato meno di un mese fa dalla volontà di creare a Caserta un luogo dove condividere la passione per la musica, la letteratura, il teatro, e la bellezza dell’arte in ogni sua espressione, il club Day Twenty 9 di Caserta conta già oggi più di 300 soci. Un successo di consensi e adesioni che venerdì prossimo, 29 maggio a partire dalle ore 21, giocherà al rialzo con il concerto di Daniele Scannapieco Hammond Trio. Sul palco anche Antonio Caps, un virtuoso dell’organo Hammond e noto per aver accompagnato in tournée artisti di fama internazionale al pari di Stefano Tatafiore alla batteria, ormai coppia più che mai affiatata. “Il Day Twenty 9 nasce nell’ambito delle attività di promozione sociale dell’Associazione Feelix – spiega il presidente Pasquale Iaselli – che mette insieme professionisti di varia estrazione uniti da un’amicizia profonda e da un comune intento: creare a Caserta una realtà per condividere musica, teatro, arte, letteratura, e tutte le espressioni del feeling. Al Day Twenty 9 ci si sente a casa, tra amici e passioni comuni da condividere, e siamo orgogliosi di mettere a disposizione un luogo raro in cui l’acustica è un’esperienza unica”.

Tra i soci fondatori Ferruccio Spinetti, Fiore Bottiglieri, Gianni Taglialatela, Paola Caso, Stefania Cioffi, Antonio Sciaudone.

INFO SUGLI ARTISTI:
Daniele Scannapieco, tra i musicisti italiani più applauditi e apprezzati del panorama internazionale, vanta premi tra i più prestigiosi e collaborazioni con artisti del calibro di Henri Salvador, Joe Lovano, Hilton Ruiz, Gregory Hutchinson, Joe Locke, Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, Mario Biondi, Roberto Gatto, e D.D. Bridgewater. Con quest’ultima ha portato avanti per tre anni una tournee che lo ha visto esibirsi nei teatri più prestigiosi del mondo. Daniele Scannapieco è anche fondatore e co-leader insieme a Fabrizio Bosso del quintetto “High Five 5et”.
Ospite della serata il chitarrista Daniele Cordisco che, nonostante i suoi soli 27 anni, vanta innumerevoli primi premi, conseguiti nei principali concorsi italiani di jazz (tra cui il prestigioso “Massimo Urbani”) e una carriera ricca di concerti con grandi nomi italiani e statunitensi. Cordisco aggiungerà all’ensamble una forte componente di swing e blues dettata dal suo fraseggio fortemente ispirato ai padri della chitarra jazz, come Barney Kessel e Wes Montgomery.

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CasertaMusica

Vivo. Incontro con la canzone d’autore. Al Teatro Civico 14 di Caserta la rassegna organizzata da Gennaro Vitrone

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locandinaCASERTA – Si terrà sabato 25 aprile nella splendida cornice del Teatro Civico 14, in Vico della Ratta a Caserta, a partire dalle ore 21, la prima edizione di VIVO – Incontro con la canzone d’autore. La rassegna, organizzata da Gennaro Vitrone che ne ha curato la direzione artistica, ha l’intento di offrire uno spazio di condivisione a cantautori e autori di brani inediti, di aprire la strada a possibili collaborazioni tra artisti provenienti da progetti diversi, di favorire lo scambio e la promozione di progetti inediti. VIVO vuol dire movimento, vuol dire scambio e rinnovamento, da qui la scelta del nome della rassegna e la scelta di rivolgersi al Teatro Civico 14, da sempre attento alle proposte originali del territorio casertano e non solo. Durante la serata del 25 aprile si esibiranno cinque cantautori, alcuni tra i maggiori esponenti del panorama musicale campano: aprirà la rassegna Riccardo Ceres, cantautore che si muove tra i mondi di Buscaglione e Tom Waits, autore di numerose colonne sonore di successo, tra queste ricordiamo le ultime realizzazioni per “Mozzarella Stories” e “Perez.”, entrambi del regista Edoardo De Angelis; sarà poi la volta di Giglio, al secolo Raffaele Giglio, voce di una delle band campane più apprezzate, The Gentlemen’s Agreeement, alle spalle un lungo tour che lo ha portato ad esibirsi in tutta italia, per l’occasione presenterà al pubblico il suo nuovo progetto da solista; continuerà Vitrone proponendo alla platea i brani del suo album “Piccole Partenze”, pubblicato l’anno scorso dall’etichetta napoletana Freakout, accompagnato alle percussioni da Mimì Ciaramella; la band casertana Sha’ Dong si esibirà per l’occasione in uno speciale set acustico in forma di duo. La band ha tre album all’attivo, una vera miscela esplosiva di rock, pop ed elettronica. Chiuderà la prima edizione della rassegna Peppe Rienzo, due album realizzati finora. I suoi live particolari e coinvolgenti sono caratterizzati da una grande presenza scenica che coinvolge ed emoziona il pubblico. A presentare gli artisti e a donare un valore aggiunto alla serata sarà Agostino Jim Gas Santoro, artista eclettico e originale che con la sua personalità dalla simpatia contagiosa intratterrà il pubblico.

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Caserta ospita uno dei concerti più attesi di questa stagione, unica data in provincia per il tour di Flavio Giurato

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flavio-giurato-02CASERTA – Flavio Giurato in concerto, domenica 19 aprile 2015 ore 22 al Jarmusch Club di Caserta. “Sono ritornato ero scomparso ma non ero morto e mi hanno ritrovato sono vivo e voglio progettare motori”. Flavio Giurato da “Il manuale del cantautore”, 2002. Domenica 19 aprile alle 22 il Jarmusch Club di Via Cesare Battisti a Caserta ospiterà uno dei concerti più attesi di questa stagione: unica data in provincia di Caserta per il tour di Flavio Giurato, che ha da poco pubblicato il disco La Scomparsa di Majorana. Il cantautore ripercorrerà le principali tappe della sua carriera in un concerto voce e chitarra intimo e appassionato, che ipnotizzerà il pubblico.

Flavio Giurato è tra le figure più anomale e affascinanti del panorama cantautorale italiano. Definito da un critico “uno dei segreti meglio conservati della musica italiana”, conosciuto da pochi e amato in modo viscerale da tutti quelli che hanno avuto la possibilità di ascoltarlo. Flavio Giurato nasce a Roma nel 1949. Dopo aver inciso, tra 1978 e 1984, tre dischi importanti ed innovativi, ma non premiati dal mercato, è scomparso dalla scena musicale e si è dedicato, come autore e regista, a cinema e televisione. I dischi erano: “Per futili motivi”, “Il tuffatore” e “Marco Polo”. Nonostante il silenzio discografico durato per quasi vent’ anni, Flavio Giurato ha continuato a scrivere canzoni e, a volte, a suonare dal vivo per il puro piacere di farlo. Nel 2002 esce “Il manuale del cantautore” autoprodotto da Giurato e distribuito solo via Internet. Il disco, sebbene realizzato con pochi mezzi, ha restituito un autore ancora al meglio delle proprie qualità: la voce intensa, i testi essenziali ma ricchissimi di spunti e contenuti, gli arrangiamenti originali. Il suo “culto” si è diffuso via Internet, attraverso i siti a lui dedicati, gli MP3 da scaricare online, lo scambio di materiale. Come i dischi e le ultime apparizioni live testimoniano, la ricerca artistica di Flavio Giurato sta continuando, ancora una volta in modo del tutto autonomo ed originale. Nel 2015 arriva “La scomparsa di Majorana” e il relativo tour che sta portando Giurato ad esibirsi nei migliori live club della penisola.

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