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Cara Boldrini ti scrivo, gli italiani non sono ignoranti

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Lei di sicuro non mi conosce ma io ho imparato sicuramente a conoscere lei e le sue posizioni politiche. Cara presidente, lei, è poco, pochissimo amata. Un po’ perché una donna nella sua posizione è vista con paura dagli uomini e dalle donne, un po’ invidiosa, ma soprattutto per certe affermazioni che lei fa, che sono forvianti e fuori luogo.

Lei ha dichiarato presso JoCOx la commissione voluta da lei stessa per valutare la percezione dell’immigrazione. Secondo il resoconto di questa commissione gli italiani, che lei è tenuta, e non lo fa, rappresentare, sono ignoranti.

Ma seppure fosse vero, chi è al governo? Non è forse lei?

E poi con questi immigrati, il razzismo lo crea lei, ma chi se ne frega del colore della pelle delle persone, qui abbiamo bisogno di lavoro e lei consuma solo caviale e champagne…

Mi ricorda il periodo pre rivoluzione francese.

Piuttosto potrebbe impegnarsi di più e non mettere tutto il suo impegno istituzionale a cambiare i nomi delle piazze come se fosse la priorità del paese? La gente al sud qui da noi sta respirando l’impossibile, la smetta la prego di ignorarci, è lei che ignora noi, non gli italiani!

Per favore, torni a fare la donna di spettacolo.

Ps La rieducazione la applicano le dittature, quelle che lei dice di combattere ma che di fatto applica.

Un suo ammiratore

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Carlo Giuliani delinquente qualunque

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Morire non è mai bello, e non è una bella sensazione nè per chi muore nè per chi rimane in vita. Ma da ciò a dire che un pover’uomo che si è semplicemente difeso da un criminale qualsiasi sia un mostro ce ne passa. Carlo Giuliani era un ragazzo, giovane, arrogante, con seri problemi di inserimento sociale, plagiato da genitori totalmente inadatti e appartenente ad ambienti di criminali professionisti, che sono i no global.

Queste persone, che vedono il  divertimento nel distruggere vetrine e città credono che la realtà dei fatti e delle proteste sia quella di dover sfasciare tutto, senza alcuna responsabilità.

Ribadiamo che se un coglione qualsiasi, si avvicina a volto coperto, minacciando con un estintore, tirato fuori da un blindato, precedentemente assaltato, debba essere sparato, o quantomeno fermato è un diritto sacrosanto di ognuno.

Questi bambini che giocano a fare i ribelli, hanno giocato con il fuoco e si sono  scottati e poi sono andati a piangere dalla mamma. All’epoca due vite furono distrutte. Quella del Giuliani e quella del povero ausiliario, Placanica, che per difendersi ha sparato al cretino.

Che la madre pianga è giusto, ma che ora debba passare un emerito idiota morto da stupido, al pari di chi muore facendosi i selfie, no. Non è affatto giusto.

 

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Bergoglio deve scomunicare il prete del Trans

Francesco Bergoglio
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Tale Gianni di Marco, già falso prete di una falsa chiesa, ha deciso di coprire di vergogna e di ridicolo la comunità credente di Aversa sposando due uomini. Michele e Alessia lo scorso 15 luglio, i quali hanno celebrato un matrimonio pseudo-religioso che ha preso forma nello spazio comunale.  Anche se il patetico maggiore è stato raggiunto con la semplice cerimonia civile, si è raggiunto quando questo finto prete ha celebrato il patetico.

I trans e le persone dello stesso sesso non possono sposarsi in chiesa. Una delle poche cose che si era mantenuta della nostra religione spesso abusata e bistrattata era proprio questa. Caduta questa non ci meravigliamo se veniamo sommersi da rifiuti fisici e umani.

La nostra religione della quale era un forte teologo il suo precessore, Ratzinger,  è molto chiara al riguardo.

Il problema nacque quando il polacco inizio a essere indulgente nei confronti di una storia non sua.

Ormai neanche più questo.

Caro Santo Padre, per quanto lei mi sta personalmente antipatico per certe sue prese di posizione, sarebbe ora di dimostrare chi è, e scomunicare in toto i tre inetti. Mogli-Marito, Marito, Prete.

Attendiamo con ansia una sua risposta.

Voglio argomentare il motivo per il quale io sono contrario a Papa Francesco: oltre a motivazioni di ordine sociale, in quanto lei difende i rifiuti della società, lei come risultato del concilio vaticano secondo rappresenta la chiesa cattolica s.p.a, volontà dell’america e degli USA.

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OpinioniPoliticasondaggio

Risultato del sondaggio sulla Boldrini- Sorpresa! Condividi se puoi

la boldrini è sempre stata una bella donna
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Il nostro recente sondaggio diffuso sui social ha determinato un risultato straordinario in termini di gradimento nei confronti della PresidentA meno amata nella storia della repubblica.

Come si evince dal nostro grafico esemplificativo la popolazione italiana (latribunaonline 2017) non gradisce particolarmente la figura della presidenta.

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Naturalmente in questo 80% rientrano sia le persone che non la gradiscono sia quelle che invece proprio la odiano.

Il verdetto di non gradimento è arrivato soprattutto dal web dove gli intervistati, circa 5000 persone hanno potuto esprimere liberamente il proprio parere senza timore di alcuna rappresaglia da parte della presidentA e della sua polizia politica.

La Boldrini chi é?

L’attuale presidente della camera è stata candidata presso un partito, Sinistra Ecologia e Libertà, in Sicilia.

Strano che questa persona rivesta interessi di governo in quanto sulla carta Sel non appoggia il governo.

Dopo aver svolto una serie di mansioni grazie a vari gradi di raccomandazione, partitica e non, è arrivata dove siede ora.

Come ogni persona di sinistra ma soprattutto raccomandata, passando più tempo all’estero o in missioni di radical chic, non ha il senso della misura e del proprio paese dimostrando più volte di ricoprire in maniera non molto intelligentemente la carica.

Fece tempo fa la soubrette previa raccomandazione: era meglio allora.

Insomma dovrebbe dimettersi.

 

Vuoi le dimissioni della Boldrini?

 

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No all’apologia di fascismo, si all’apologia di co(ni)glionismo

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La famosa convertita, brutta come la peste Silvia Layla Olivetti, ci informa, e noi ne prendiamo tristemente la notizia, che ha finalmente abbandonato il nostro paese: dichiarando che lo “stivale puzza”
Alleghiamo in due modi il post anche qualora la finissima burkata volesse rimuoverlo per la spaventosa figura impietosa che ne conseguita e conseguiràSenza titolo Senza titolo Copia di Senza titolo

Naturalmente questa paladina dei diritti delle donne (girà in Burka) e dei gay (aiuta a scovarli probabilmente), non si è resa ancora conto della figuraccia fatta.

Lo stivale che puzza probabilmente, puzzerà di meno senza di lei.

Un amico

Un’altro candidato all’apologia, è di sicuro il leghista più amato che è stato scoperto con le mani nel vasetto della marmellata.

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Immigrazione si, immigrazione no

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In questi ultimi tempi un sacco di partiti stanno riscoprendo di essere amanti della immigrazione o avversari della stessa .

Molte manifestazioni da parte di coloro i quali non vogliono confini e da chi li vogliono sono state oggetto di critiche in questi giorni.

Perché esserne a favore?

Molti partiti sono ormai in crisi da anni, vedi il PD, rischiando di rimanere senza voti, e quindi punta molto sulla manovalanza di gente non a conoscenza dei misfatti della classe politica…

Inoltre gli speculatori come Soros si trovano come pesce-cani tra le macerie del nostro paese pronti a divorarne i pezzi.

Gli immigrati sono una forza lavoro non utile, ed è un dato di fatto perché l’assenza di lavoro tra i giovani ne è la prova lampante, ma non solo per questo, con il progresso scientifico la riduzione del carico di lavoro manuale porta a una progressiva diminuzione della quantità di operai utili. Quelli che immigrano nel nostro paese sono scarsamente qualificati e non sono nemmeno indirizzati in un programma di formazione.

Nonostante non bisogni essere favorevole a questo fenomeno alquanto strano e artificioso, bisogna comunque distinguere chi è contrario seriamente all’immigrazione, per ragioni serie e di cui sopra, e chi lo fa per mantenere una poltrona acquisita sulla demagogia e l’odio. Queste persone sono i leghisti. I leghisti sono animali strani, portati poco al ragionamento, formati da concetti poco chiari, di provenienza dubbia, in quanto la lega di cui prendono il nome fallì miseramente.

Inoltre anche chi appoggia questi esseri deve essere quanto meno non votato, in quanto va contro al sentimento nazionale, soprattutto quando si professa di difenderlo (vedi AN, FI).

Resta di fatto che gli interessi nazionali degli Italiani non sono tutelati da nessuno in questo momento e questo ci porta a una sola, unica e necessaria salvezza, la distruzione dello status quo, nella speranza di ricreare un posto migliore dal quale ripartire, delle macerie, di Evoliana memoria. E ricostruire.

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Finalmente è morto il Lìder Maxìmo. Meglio tardi che mai

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Finalmente è morto un altro elemento affamatore del proprio popolo. Questa mattina la grande bella notizia ha scosso il mondo acclamata da quanti hanno sofferto a causa della brutalità del regime cubano.

Ma il vero criminale in questa storia è di sicuro la sinistra italiana. Macchiata della colpa della cecità. Un errore che non le perdoneremo mai.

Carlos Franqui, rivoluzionario della prima ora e poi dissidente, ha passato molti anni nel nostro Paese: “”Sui delitti di Fidel Castro la sinistra ha girato la testa”

“In Italia la sinistra ha sempre girato la testa dall’altra parte. Più con il silenzio che con l’appoggio aperto. In nome dell’antiamericanismo hanno sempre perdonato tutto a Fidel Castro.

Gli intellettuali e i politici della sinistra hanno sempre saputo bene qual era la situazione dei diritti umani a Cuba ma quando con altri dissidenti andavamo a chiedere una firma di condanna a Fidel Castro ci sbattevano la porta in faccia. Mi ricordo il 1971. Fidel Castro aveva fatto arrestare un poeta, Heberto Padilla, e Luigi Nono scrisse una lettera di protesta che l’Unità si rifiutò di pubblicare”.

Corre sul filo dei ricordi Carlos Franqui, il “nonno” dei dissidenti cubani che oggi vive a Portorico. Ottantaquattro anni, con Fidel sulla Sierra Maestra durante la rivoluzione, direttore di Revoluciòn, poeta, scrittore, saggista fuggito da Cuba nel 1968 quando criticare la rivoluzione voleva dire, anche in Europa, accettare l’ostracismo, l’insulto personale, l’accusa, tremenda in epoca di Guerra Fredda per un uomo di sinistra, di “tradimento”.

In queste parole tutto l’odio di quanti hanno perso la libertà a causa di questi esseri spregevoli.

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“MI UCCIDO APPENA”: DUE CHIACCHERE IN VERSI INSIEME AL POETA ALESSANDRO OLIVIERO

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di Rosa Meola

 

Non c’è niente di cui non si possa parlare davanti ad un buon caffè, soprattutto d’amore e di poesia.
È questa la cornice della mia chiacchierata con Alessandro Oliviero, giovane poeta originario di Santa Maria Capua Vetere ma che usa il mondo come patria che lo accoglie, lo ospita e lo ispira nel suo percorso di vita e scrittura.
Alessandro si racconta come poeta e come persona, quella che vive, sente e soffre le pene d’amore espresse nei suoi versi.
Dice di scrivere per divertimento, per se stesso, per curiosità. Quella di vedere cosa succede una volta messi su carta pensieri, emozioni e sensazioni. Quella che lo porta ad osservare, rintanato in un angolino del foglio in cui si susseguono i versi, l’effetto che le sue parole hanno sul pubblico.
Una specie di voyerismo metaforico che lo spinge a scrivere e ad aspettare gli effetti della poesia su di sé e sugli altri.
Sono questi i motivi principali che hanno spinto Alessandro a pubblicare la sua prima raccolta di poesie dal titolo: “Mi uccido appena.”
La raccolta all’inizio si chiamava: “Mi ucciderò appena finito di scrivere questo libro.” Un titolo che sapeva di richiamo all’attenzione più che di promessa vera e propria, anche se – lo stesso Alessandro- ammette che i più ottimisti hanno forse creduto e sperato davvero nel gesto estremo.
È stato poi l’editore, “Kammer Edizioni” di Bologna, a proporre il titolo al presente indicativo, tagliandone una parte e proponendo il più enigmatico “Mi uccido appena”.
Le poesie risalgono a periodi diversi della vita del poeta, per lo più alla fase adolescenziale – quella dei primi amori, struggenti, totalizzanti e malinconici – nonché all’adolescenza della poesia, quella fatta di esplorazione di rime, figure retoriche e giochi verbali.
Le poesie in origine erano solo le prime 15 del libro, scritte tutte tra il 2009 e il 2010; solo poi è sorto il desiderio di produrre un libro vero e proprio, selezionando dalle poesie vecchie scritte tra il 2005 e il 2008, alcune più vecchie del 2003.
“Il mio output poetico deriva da input di eventi tragici, malinconie, tristezze varie. Perciò quello che scrivo lo considero poesia solo da un punto di vista tecnico, nel senso che è in versi. Non faccio ricerche sulle figure retoriche, sui versi o sulle parole giuste da usare. Scrivo come esce. Se esce bene… lo tengo. Altrimenti lo butto. Quindi non sono mai veramente giunto alla poesia, è una produzione artistica involontaria, un po’ come andare al bagno”: così descrive Alessandro la sua produzione in versi.
Una raccolta il cui nodo cruciale è l’assenza di un vero filo logico, di un legame prestabilito tra i pensieri, che è poi lo stesso lettore a creare, così da sentire anche parte di sé dentro quelle righe.
“Cosa ti ha spinto a rendere pubblica una parte di te così intima e privata?” – gli chiedo.
“Non avevo mai provato a pubblicare una raccolta, ma a un certo punto della mia vita ho deciso che prima di morire avrei dovuto pubblicare tutto ciò che ho scritto – e che sia degno di essere dato alle stampe – e così ho cominciato a proporre i miei scritti alle case editrici”.
Sembrerebbe tutto così facile e spontaneo, eppure entrare nelle grazie degli editori non è una facile impresa e Alessandro lo sa bene. Racconta di quanto sia stato difficile trovare un editore, specialmente uno che faccia filtro e che preservi dal rischio di “farti trovare nella stessa collana con un libro di poesie dedicate alla primavera e agli uccellini che cinguettano”. Immagini abbastanza lontane da quelle della sua raccolta.

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Il tema del libro è, a prima vista, l’amore tragico, a volte anche un po’ cinico. Eppure c’è qualcosa tra le righe, un anelito di speranza, un moto di dolcezza, che si insinua anche nei versi più crudi e spietati. Una tenerezza verso l’autore, verso l’amore e verso se stessi, qualunque cosa accada.
Non ci sono particolari differenze tra le poesie private, scritte anni or sono nella stanza dell’adolescente, e quelle pubblicate nella raccolta. Ma come vive, dunque, il poeta di oggi l’amore di ieri? Come riesce ad integrare queste due sue immagini di sé?
Alessandro dice di essere sempre lo stesso, e diverso allo stesso tempo. Vivere l’amore in quel modo non gli è più possibile, c’è un’età per ogni cosa e un tempo che non può tornare, ma che è sempre dolce ricordare.
Eppure, a quanto pare, il giovane poeta ha avuto il tempo di scrivere, ancora.
Sull’onda del successo di questa prima raccolta, c’è in programma anche la pubblicazione di un nuovo lavoro, sul quale però non si pronuncia ancora.
Che sia un prosieguo di una storia già narrata, un nuovo amore, un nuovo stile o un nuovo poeta, cresciuto e cambiato, non ci è dato sapere.
Ci auguriamo, però, che l’attesa duri poco e che Alessandro sopravviva ancora una volta al suo stesso genio creativo, senza “ucciderlo appena”.

 

Per info sull’autore visitare il sito:
http://www.kammeredizioni.net/presentazioni/miuccidoappenaoliviero.html

Per info sulla raccolta di poesie “Mi uccido appena” visitare il sito:
https://www.amazon.it/Mi-uccido-appena-Alessandro-Oliviero/dp/8899733007

 

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CronacaOpinioni

L’insetto che confessa in diretta.

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Prima bisognava intercettarli per sentire certe cose, come accadde al tristemente famoso De Vito Piscicelli che mentre l’Aquila veniva sbriciolata dal terremoto del 2009 portandosi via tante vite ,rideva al telefono pregustando l’affare che gli si parava davanti nella ricostruzione della città. Sono passati sette anni da allora e purtroppo siamo di nuovo a piangere tante morti che in tanti vogliono farci credere inevitabili e frutto della mera casualità: da L’Aquila ad Amatrice infatti cambia la data e il luogo della tragedia, ma non il codazzo di retorica e di amenità che sembrano tanto interessate se pronunciate da chi ci governa. E’ la cronaca, bellezza” si dirà. Bene, si da il caso però che certe confessioni non avvengano più in una privatissima conversazione fra palazzinari (pardon,” imprenditori”, cosi si chiamano in Italia anche gli speculatori edilizi) ma in diretta televisiva  sulla prima rete della Rai. L’ineffabile Bruno Vespa infatti (come riporta il sito de Il Fatto Quotidiano, dialogando col ministro Graziano Delrio , durante uno dei tanti speciali sul terremoto andati in onda ieri , ha affermato che “‘Questa sarebbe una bella botta di ripresa per l’economia perché pensi l’edilizia che cosa non potrebbe fare” riferendosi alla ricostruzione delle zone terremotate, suffragato subito dal ministro che ha subito ricordato che ”l’Aquila è il cantiere più grande d’Europa”. Non è il caso di ricordare le innumerevoli doti professionali del Vespa, che nel servizio pubblico lottizzato  ha sempre trovato il suo posto da più di quarant’anni, non è questa la sede. Ci poniamo però una domanda: se anche sulla rete ammiraglia nazionale si ammette candidamente che il terremoto può portare benefici al Pil, dobbiamo rivalutare le parole del Piscicelli? Ci auguriamo che Vespa intendesse dire che bisogna fare di necessità virtù e usare la ricostruzione come volano per l’economia, ma all’indomani di un sisma che molti esperti affermano non letale in un paese con adeguate misure antisismiche, diciamo che la cosa ci rende un po’ sospettosi.

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