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FARMACIA DISTRETTUALE TRASFERITA A PIEDIMONTE MATESE E PUNTO 118 CHIUSO E SENZA SEDE, CAIAZZO BENE COMUNE INVITA IL SINDACO A TROVARE UNA SOLUZIONE CHE SALVAGUARDI LA PRESENZA DEI DUE IMPORTANTI PRESIDI SANITARI NEL CAPOLUOGO CAIATINO.

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“GIAQUINTO LA SMETTA DI FARSI I SELFIE E SI DIA UNA MOSSA PER EVITARE CHE CAIAZZO, DOPO LA CASERMA DEI CARABINIERI TRASFERITA A RUVIANO, PERDA ANCHE LA FARMACIA DELL’ASL E LA POSTAZIONE FISSA DI PRIMO SOCCORSO TERRITORIALE 118”

“In piena emergenza Covid-19 e a seguito dei primi contagi registrati presso l’Asl di Caiazzo, il Direttore Sanitario rilevava che i locali interni non erano sufficientemente idonei ad assicurare le distanze di sicurezza imposte dai DPCM. Per questo motivo, e nel silenzio totale della nostra amministrazione, la distribuzione dei farmaci del Distretto Sanitario 15 veniva trasferita presso la farmacia del Presidio Ospedaliero di Piedimonte Matese. Naturalmente questa ridislocazione ha determinato non pochi disagi, non soltanto per i nostri concittadini, ma anche per quelli provenienti dai comuni limitrofi che hanno dovuto affrontare spostamenti su più lunga distanza e numerose file, causate dell’aumento considerevole dell’utenza presso la farmacia di Piedimonte, rispetto alle ordinarie presenze”.
A dichiararlo il gruppo consiliare di Caiazzo Bene Comune che denuncia l’immobilismo dell’amministrazione comunale caiatina.
“E cosa ha fatto il Sindaco di Caiazzo? Anziché trovare da subito una soluzione alternativa dove sistemare la farmacia ha pensato bene, non sappiamo in base a quali concessioni atteso che i DPCM non distinguevano tra sindaci e comuni mortali, di andare su e giù da Piedimonte Matese (quando potevano farlo tranquillamente gli operatori del Servizio Civile) a fare, per quanto si dice, il corriere e portare i medicinali, speculando con la sua carenza e la sua inerzia sulle necessità dei cittadini. E con tanto di selfie sorridenti”, denunciano i consiglieri di minoranza Michele Ruggieri, Marilena Mone e Mauro Carmine Della Rocca.
“Dopodiché anche il 118 veniva stato trasferito e sempre la Direzione Sanitaria chiedeva al Comune di Caiazzo di trovare una soluzione adeguata. A causa del silenzio totale da parte dell’Amministrazione Comunale, altri sindaci del Distretto 15 presentavano la propria candidatura ad ospitare il servizio di emergenza, offrendo delle valide soluzioni strutturali alternative. Soltanto a questo punto, dopo un accorato appello della Direzione Sanitaria, finalmente il nostro Stefano Giaquinto si è svegliato dal torpore indotto dai selfie e ha cominciato a cercare una soluzione indicendo un bando con il quale venivano accennati i requisiti strutturali e nulla veniva detto circa le condizioni economiche offerte per ospitare il Saut.
Noi consiglieri di minoranza chiediamo al Sindaco che cosa intenda fare per risolvere questo problema. La sistemazione presso i locali del plesso scolastico “Pier delle Vigne” del Rione Garibaldi (come da ordinanza odierna), rappresenta solo una sistemazione provvisoria di 10 giorni”, continuano i rappresentanti dell’opposizione che poi interroga il primo cittadino:
“Perché, caro Sindaco, siamo arrivati a questo? Eppure lei ha avuto anni per risolvere il problema in maniera adeguata, non provvisoria e senza affanni, senza dover intervenire in piena emergenza e con la Spada di Damocle sulla testa con il rischio di poter perdere anche questo Servizio essenziale per la comunità. Stiamo ancora metabolizzando il trasferimento a Ruviano della caserma dei Carabinieri. Di cos’altro Caiazzo si deve ancora privare? Non si poteva individuare una soluzione nel centro storico in modo da garantire movimento ad un nucleo abitativo ormai in agonia? E i soldi per il campo di calcio di Ss. Giovanni e Paolo (550 mila euro) che lei sindaco ha previsto di buttare in un pozzo senza fondo, perché tale è quella struttura mai entrata in funzione, non potevano essere impiegati per ultimare i lavori dell’ex macello per ospitare gli ambulatori e il servizio 118? Troppa lungimiranza dice? Forse è vero. Torni pure a piantare gerani”, concludono Ruggieri, Mone e Della Rocca.

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CHIOSCO DI SAN GIOVANNI E PAOLO, CAIAZZO BENE COMUNE CHIEDE CHIAREZZA E TRASPARENZA SULLE CAUSE DEL CEDIMENTO STRUTTURALE E SUI NUOVI LAVORI APPROVATI DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE.

MICHELE RUGGIERI CANDIDATO SINDACO LISTA CAIAZZO BENE COMUNE

“GIAQUINTO RISPONDA ALLA NOSTRA INTERROGAZIONE SCRITTA DI OTTOBRE 2019, NON VORREMMO RITROVARCI TRA UN PAIO DANNI CON IL MANUFATTO NUOVAMENTE SPACCATO IN DUE E TRANSENNATO”

“La giunta comunale di Caiazzo, lo scorso 30 aprile, ha approvato il progetto esecutivo per il recupero del chiosco-bar di San Giovanni e Paolo, per un importo complessivo di € 45.500. I cittadini ricorderanno che il chiosco-bar fu inaugurato nel 2005 dall’allora ed attuale sindaco Stefano Giaquinto ma subito dopo, per problemi strutturali, si evidenziarono vistose lesioni talmente importanti da rendere la costruzione inagibile e interdetta al pubblico in quanto pericolante. A memoria dei testimoni di allora, il cedimento sarebbe stato determinato dalla mancanza di idonee fondamenta in cemento armato, atteso che il terreno sul quale posava la struttura era di tipo argilloso, ma i tecnici, nonostante un’attenta e puntuale relazione geologica che suggeriva fondamenta a palificazione, realizzarono il chiosco su una base non sufficientemente spessa e profonda da reggere il peso di tutta la struttura”.
A rilevarlo il gruppo consiliare Caiazzo Bene Comune che intende vederci chiaro sulla vicenda che va avanti da ormai 15 anni senza alcuna soluzione.
“All’epoca il giochetto, comprensivo di sistemazione della piazzetta, costò l’importante cifra di 220mila euro, ottenuti con mutuo erogato dalla Cassa Depositi e Prestiti. Non poco considerato che i cittadini non hanno mai potuto usufruire di quel chiosco-bar.
Adesso l’Amministrazione comunale ci riprova e, naturalmente, per sanare i danni subiti, la collettività spenderà altri 45 mila euro. Speriamo che questa sia la volta buona perché l’accoppiata sindaco e responsabile dell’ufficio tecnico che si stanno occupando di questo progetto, Giaquinto/Marra, manco a farlo apposta è la stessa di allora. Non vorremmo ritrovarci nella condizione “non c’è due senza tre” e, tra un paio danni, con il manufatto nuovamente spaccato in due e transennato.
Fa sorridere pertanto lo slogan che il gruppo “Uniti per Caiazzo” ha utilizzato per promuovere questo progetto quando dice “manteniamo le promesse”. Le promesse di cosa? Quelle di riparare i danni del passato con i soldi della collettività? Possibile mai che all’epoca tutte le figure coinvolte, dal progettista all’impresa esecutrice, dall’ingegnere responsabile dell’Ufficio Tecnico al Sindaco (che pure è un geometra), non si siano rese conto che il basamento che si stava per realizzare non era idoneo a sopportare il peso della struttura su quel tipo di terreno di riporto, vegetale ed argilloso?”, continuano i consiglieri di minoranza Michele Ruggieri, Marilena Mone e Mauro Carmine Della Rocca.
“Ma sul punto vogliamo essere benevoli e contare, ancora una volta, sulla buona fede degli interessati. Ma se buona fede era, come mai il Sindaco e il Responsabile dell’Ufficio Tecnico non hanno ancora fornito riscontro all’interpellanza a nostra firma presentata il 3 ottobre 2019 con la quale abbiamo chiesto informazioni sulle cause del cedimento strutturale del chiosco-bar? È solo una dimenticanza quella del sindaco o c’è dell’altro?”, concludono gli esponenti della minoranza consiliare di Caiazzo Bene Comune.

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CERRETO FDI : “ De Luca viene a Caserta e, come se arrivasse da Marte, si accorge che il Policlinico è fermo da cinque anni”

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Nella giornata di ieri il presidente De Luca in visita all’ ospedale Covid di Maddaloni si è accorto che il Policlinico di Caserta è ancora a cantieri chiusi e come sempre non ha rinunciato ad un’ esternazione ad effetto come ormai ci ha abituato a fare da anni, arrivando a minacciare il commissariamento dell’autorità di gestione da parte della regione Campania.
A tal proposito Marco Cerreto commissario provinciale di Fratelli d’ Italia ha dichiarato : “ De Luca viene a Caserta e si ricorda che esiste un policlinico , opera incompiuta da 29 anni , e come se arrivasse da Marte annuncia e minaccia la nomina di un commissario. Un’ offesa a Caserta , alla sanità, ed ai casertani, il presidente sceriffo ormai in preda alle più classiche dei fenomeni da ipetrofia dell’io è pronto ad ascriversi tutto ciò che in Campania va bene e a scaricare su altri scandali e ritardi come la questione del policlinico di Caserta oramai assunto a simbolo delle opere pubbliche incompiute in Italia.
Il presidente della regione Campania nell’occasione della sua visita di ieri avrebbe dovuto chiedere scusa ai casertani ancora privi di un’opera di vitale importanza per tutta la sanità casertana di cui è nota l’importanza strategica e che lo stesso De Luca in occasione dell’ultimo finanziamento regionale del 2015 di 150 milioni di euro, aveva garantito l’ultimazione nel 2020, e invece nel 2020 viene a minacciare la nomina di un commissario .
Bene ci chiediamo cosa abbia fatto in questi 5 anni la regione , perché questo potere non lo abbia esercitato prima, non bastavano dieci anni di ritardo rispetto alla posa della prima pietra nel 2005 e 220 milioni di euro già spesi ?
In questi anni la regione Campania non ha risolto né il problema della bonifica dello Uttaro né quello delle cave che ad oggi evidentemente creano problemi non di poco conto all’attività di un policlinico che era annunciato quale il più imponente del mezzogiorno, per non parlare del potenziamento infrastrutturale propedeutico allo stesso, pur essendo soggetto finanziatore e componente dell’accordo di programma non ha mosso un dito per risolvere il problema con l’attuale appaltatore né con l’attuale autorità di gestione che di certo, non si scopre oggi, non ha le caratteristiche per risolvere da sola l’enorme ingorgo burocratico in cui versa il crono programma dell’opera.
Per questo avremmo voluto ascoltare parole diverse dal governatore che riteniamo corresponsabile del fallimento e dei ritardi che sta subendo il policlinico che alla luce della pandemia in atto grida vendetta al cospetto dei casertani tutti “

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CERRETO FDI “ SCANDALOSO: DE Luca annuncia che chi arriverà in Campania dal 4 Maggio dovrà autodenunciarsi all’ ASL e mettersi in quarantena e poi annuncia l’ingresso indiscriminato di 20.000 extracomunitari tra Caserta e Salerno”

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Dalla consueta conferenza del Venerdi del governatore De Luca, si apprende che la regione adotterà misure restrittive anche dal 4 Maggio, lo stesso parla di obbligo di autodenuncia all’ Asl e di autoisolamento per chi si recherà in Campania , poi al minuto 52 del suo consueto show annuncia che da lunedi sono previsti 20 mila immigrati extracomunitari che arriveranno sul litorale Domitio e sulla Piana del Sele per andare a lavorare .
Una dichiarazione che ha dello scandaloso e che crea una discriminazione nei confronti dei nostri connazionali , Marco Cerreto commissario provinciale di FDI ritiene quest’affermazione scandalosa e dichiara “ De Luca chiarisca immediatamente quali sono le sue reali intenzioni e per quale motivo se pone in essere prescrizioni che limitano libertà costituzionali per gli italiani, possa essere consentito ad un esercito di 20000 extracomunitari di potersi recare in Campania per andare a lavorare ? chiediamo quindi che lo stesso chiarisca nettamente a cosa si riferisca e cosa ha in mente di fare , non servono ulteriori commenti per definire quest’ atteggiamento irresponsabile e discriminatorio nei confronti di quanti continuano a subire vessazioni e blocchi per lavorare, per aprire le proprie attività , per poter trovare congiunti , ma per gli extracomunitari evidentemente queste prescrizioni non valgono “

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LA MOTOTERAPIA….NASCITA E SVILUPPO

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La motoTerapia è un nuovo metodo di Terapia Neuropsicomotoria attraverso l’utilizzo delle moto a bambini e ragazzi con disturbi del neurosviluppo, in primis a coloro che soffrono di DSA (Disturbo dello Spettro Autistico). Il trattamento è sostenuto dal testo, pubblicato nel dicembre 2018, edizioni Il Menabò” ISBN n. 9788898431052, con presentazione a cura della Dottoressa Luana Sergi, Neuropsichiatra Infantile e introduzione a cura della Dottoressa Rosa Sgambato, Psicologa e Psicoterapeuta, presentato, inoltre, dal Prof. Antonio Bernardo, Neurochirurgo di fama mondiale, Direttore del Centro di Formazione in Neurochirurgia della base del cranio presso il Weill Medical College alla Cornell University di New York, che rimasto affascinato dalle innovative e valide idee di questo nuovo metodo segue tutt’ora scientificamente il progetto
Il personale (piloti e assistenti di mototerapia) è tenuto, prima dell’iscrizione, a svolgere un colloquio con l’ideatore del progetto e poi accedere al corso di formazione della durata di 36 ore diretto dal sottoscritto (Dott. Luca Nuzzo, TNPEE) e che vede come formatori, oltre al Terapista, una psicologa (2 in base alle disponibilità), un neuropsichiatra infantile (Dott. Domenico Bove), col quale l’Associazione La motoTerapia (Associazione di ricerca sulla materia in discussione, senza scopo di lucro con obiettivi socio-sanitari) fondata per lo sviluppo di questa ricerca in campo riabilitativo e conseguenti risultati positivi nel sociale, certifica la preparazione, rilasciando un diploma ed un tesserino
Si punta a regalare un futuro migliore, sia ai soggetti interessati, sia alle loro famiglie.
La novità di questo trattamento consiste nell’utilizzo delle moto come strumento o oggetto del setting terapeutico per ottenere maggiori risultati ed abbreviare i tempi per il raggiungimento degli obiettivi che ogni terapista è obbligato a fissarsi nello svolgimento della sua attività.
Le sedute di motoTerapia vengono effettuate in luoghi aperti come piazzali, piste, parcheggi, piazze, oppure in luoghi chiusi quali le palestre, con moto elettriche o spente. Le sedute hanno una cadenza fissa, ogni 15 giorni, per assicurare una continuità terapeutica.
Vengono prese tutte le precauzioni del caso e le attrezzature per effettuare le sedute in massima sicurezza (giubbini protettivi, caschi, ginocchiere, giubbini airbag etc.) onde evitare danni alle persone che ne usufruiscono.
I ragazzi, effettuando questo tipo di terapia, relazionata tecnicamente e registrata con video che dimostrano le relazioni neuropsicomotorie agli atti, migliorano in modo evidente in diversi campi: quello fisico, quello psichico e quello sociale, in quanto, l’andare in moto agisce tantissimo sul campo emozionale, attraverso il quale si agisce su una moltitudine di aspetti riabilitativi importantissimi, in primis il campo attentivo (si riesce a mantenere l’attenzione di un bambino con DSA per molto tempo ininterrottamente, mette alla prova l’equilibrio, le gioie , le paure (il fastidio dei rumori non è più un problema già dopo i primi trattamenti). Un’altra grande novità è che, per andare in moto da passeggero, prima bisogna uscire dai soliti ambienti: centri riabilitativi e similari o ambienti domestici quotidiani, e poi, fidarsi del pilota, che interagisce ed istaura, con professionalità, un rapporto di vera e propria amicizia con i ragazzi. Piloti, assistenti e moto sono parte del “setting terapeutico”.
La motoTerapia si pratica utilizzando tutte le direttive e le caratteristiche di una qualsiasi terapia neuropsicomotoria, ma strutturata ed adattata alla moto. Si suddivide, quindi, sempre in tre fasi: senso motoria, simbolica e del distanziamento. Attraverso queste si agisce sulla totalità della persona da trattare.
Per essere effettuate dovranno essere sempre presenti un Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva con specifica preparazione e che conosca ed utilizzi le moto, un pilota ed un assistente di motoTerapia che tesserandosi all’Associazione, che vede come Presidente e Responsabile Scientifico il sottoscritto anche ideatore e fautore del progetto in questione, potranno portarla avanti nella propria regione gratuitamente.
Il trattamento di motoTerapia è da intendersi come integrazione di terapie neuropsicomotorie e non come sostituzione dei piani terapeutici già in atto. Il progetto ha come obiettivi principali il miglioramento dello stato di salute psicofisica e sociale dei soggetti trattati ed il supporto alle loro famiglie.
Le Terapie sono a costo zero.
Sia l’Associazione sia le moto utilizzate sono coperte da assicurazione. Nonostante tutte le precauzioni messe in atto, i genitori dei bambini sono tenuti, obbligatoriamente, a firmare un modulo di scarico responsabilità a favore degli operatori.
L’Associazione opera, per il momento, a Santa Maria a Vico, in provincia dio Caserta, esiste, dal Gennaio 2019 ed è unica nel suo genere. Ad oggi ha in carico 6 bambini, tutti, con disturbo dello spettro autistico.
Il sottoscritto è Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva iscritto all’ordine TSRM PSTRP di Napoli, Avellino,Benevento, Caserta al n.955, Psicomotricista con ulteriore formazione presso l’AisPSIM (Associazione Italiana Studi Sulla Psicomotricità), ASTRI (Associazione Terapisti della Riabilitazione Italiana), A.Ri.Co (Associazione Riabilitazione Comatosi) di Milano della compianta Prof.ssa Cecilia Morosini. Meglio conosciuta al mondo come “la signora dei risvegli
L’Associazione gode, inoltre, di protocolli di collaborazione con altre realtà di Ricerca Rcientifica sulla neuropsichiatria infantile, per la validazione dei risultati ottenuti, come l’Associazione Fusis nello specifico è in costante collaborazione con il Dott. Domenico Bove, Neuropsichiatra infantile che effettua anche parte della formazione al personale necessario allo svolgimento delle terapie. E’ da specificare che la formazione non rilascia titoli di “Terapista” ma è fondamentale per indottrinare gli interessati sulla materia in discussione e sui disturbi del neurosviluppo onde evitare errori che potrebbero danneggiare i pazientoi
Lo scopo è quello di donare un futuro migliore a bambini e ragazzi con DSA di tutta la nazione dando, inoltre, supporto alle loro famiglie e adoperandosi per il riconoscimento di suddetta metodologia.
Ad oggi si certifica un anno di lavoro correlato di relazioni tecnico-sanitarie, accompagnate da video ed immagini di riferimento e prova.
I risultati ottenuti nel campo emozionale e soprattutto in quello attentivo donano maggiore autonomia e maturità psicomotoria dimostrando l’efficacia di questo trattamento.
L’Associazione La motoTerapia è un marchio registrato ufficialmenteall’UIBM come servizio di ricerca medica. Tutti i risultati scientifico/sanitari e le attività svolte sono agli atti della suddetta Associazione e sono consultabili, sempre da tutti i soci e su richiesta da chiunque voglia saperne di più.

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INTERVENTO DEL RESPONSABILE PROVINCIALE AMBIENTE FDI CASERTA PINO CANNAVALE

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Con grande stupore apprendo che, il Sindaco di Caserta (improvvisamente e in piena emergenza Covid-19!),
si è svegliato dal letargo e, in fretta e furia, ha dato incarico ad un tecnico di eseguire uno studio di
fattibilità (alla “modica” cifra retribuita di 44.000 €!) per l’installazione di un biodigestore sui Colli Tifatini. A
prescindere dalla lodevolezza dell’iniziativa e dell’impegno, finalizzati senza dubbio a risolvere il grave
problema dei rifiuti (diventato un vero grattacapo per i Sindaci della Provincia di Caserta), ben vengano
sempre idee e proposte nuove, come quelle dei biodigestori di ultima generazione, a bassissimo impatto
ambientale.
Credo – però – che, prima di dare incarico ad un tecnico, si debba istruire la popolazione circa le proprie
intenzioni e su come metterle in pratica: l’individuazione del sito è la cosa più importante; esso, non può
essere individuato da chiunque! Per poter operare bene e al fine di trovare la soluzione più idonea, occorre
individuare più siti e dare incarico a più esperti dello stesso settore.
Per noi di FdI – che ci siamo sempre battuti in favore di una simile soluzione – sarebbe una grande
soddisfazione se, un giorno non lontano, si arrivasse alla realizzazione di impianti utili allo smaltimento dei
rifiuti, per risolvere (si spera, in via definitiva!) la situazione critica che caratterizza tutta la Provincia di
Caserta, da anni.
Non si capisce come sia possibile – ad esempio – che, mentre in Italia si stia ancora dibattendo sulla possibile
installazione di simili impianti di smaltimento: a Copenaghen, sull’impianto, sia stata realizzata una pista da
sci; a Stoccolma, il riciclaggio funziona così bene da aver indotto, la Svezia, ad importare i rifiuti; l’impianto
di Copenhill “Collina Verde” non solo sia al massimo dell’avanguardia, per quel che concerne la parte
meccanica, arrivando a smaltire 70 tonnellate di rifiuti ogni ora (circa 400.000 l’anno), ma sia dotato anche
di un sofisticatissimo sistema di filtraggio in grado di ridurre le emissioni del 99,5%.
Dunque, alla luce di tutto questo, chiediamo al Sindaco di Caserta di fermarsi un attimo a riflettere e di
rivedere, un pò di cose, non appena l’emergenza Covid-19 sarà rientrata. Non buttiamo via soldi
inutilmente, rendiamo partecipi tutte le forze politiche, istruiamo i cittadini facendogli capire che non è un
danno. A tal proposito, chiedo a tutti di fornire il proprio contributo per trovare, insieme, la soluzione
migliore e di non commettere ingenui errori di valutazione, onde consentire ai cittadini di trarne il miglior
profitto. Perché, solo se si riesce ad immaginare che, trovando la soluzione giusta, si può arrivare anche
a produrre energia, si riesce a capire che, questo, comporterebbe un grande risparmio ed un immediato
giovamento economico a tutta la popolazione.

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“Mentre tutti i riflettori sono puntati sul Covid19, il Sindaco Marino approfitta dell’emergenza per piazzare
un biodigestore sui Colli Tifatini.” Queste le dichiarazioni del Dirigente Regionale di Gioventù Nazionale
Gianmichele Castello.
“Da anni si parla della costruzione del biodigestore atto allo smaltimento del rifiuto urbano umido da
costruire nella Zona ASI di Ponteselice ma, improvvisamente, qualcuno ha partorito l’idea di non piazzarlo
più nella zona ASI, ma sui nostri colli Tifatini.
I colli Tifatini, caro Sindaco lei dovrebbe saperlo, fanno parte del patrimonio storico culturale della provincia
di Caserta, questo non lo dico io ma lo dice la delibera di Consiglio Comunale n° 122 del 27/12/2017 fatta
proprio dalla sua amministrazione, che istituiva il Parco Intercomunale dei colli Tifatini per promuovere
obiettivi strategici che servivano alla valorizzazione del territorio, al recupero ambientale, per tutelare la
conservazione di aree di straordinario valore paesaggistico e ambientale.
Come mai dopo soli due anni tutti i vostri buoni propositi sono svaniti?
L’amministrazione Marino vuole piazzarvi un biodigestore, capace di gestire 40000 tonnellate l’anno di
rifiuto urbano umido.”
Così continua Castello, che aggiunge a tal proposito:
“Il Sindaco Marino, con la complicità del dirigente Santonastaso, ha affidato con la determina n^486 del
06/04/2020, alla modica cifra di 44mila €, lo studio di fattibilità della costruzione del famoso biodigestore sui Colli Tifatini e non più in zona ASI, come previsto da anni.
Ammesso e non concesso che la fattibilità idrogeologica sia idonea, vorrei sapere qual è stata la mente
perversa che ha partorito l’idea di costruire questo ricettacolo di monnezza a pochi metri dall’Acquedotto
Carolino, nel bel mezzo del parco dei Monti Tifatini.
Quest’area è interessata da diverse frazioni, tra le quali: Garzano, Tuoro, parco Cerasole, Centurano, ecc.
I cittadini di queste zone saranno costretti a subire il continuo passaggio dei camion pieni di monnezza ed
oltretutto le attuali strade non sono atte ad accogliere il continuo passaggio di mezzi pesanti.
Un’altra questione, non meno importante, è sicuramente quella che riguarda il posizionamento
dell’obbrobrio: la località “Casa Mastellone”, trovandosi sulla sommità di una collina, creerà non pochi
problemi dato che quelle zone sono soggette a continue correnti d’aria, le quali porteranno la puzza di
monnezza giù in Città.
Altra questione importantissima è lo studio di fattibilità ambientale: l’ARPA Campania è stato interpellato in
questa scellerata decisione dell’amministrazione Marino?“
Gianmichele Castello Dirigente regionale del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, dunque, non ci sta e
così conclude:
“In ogni caso, in ottemperanza a tutte le leggi possibili, m’impegnerò affinché questo scempio non accada.
Stiamo già costituendo dei comitati cittadini per bloccare tutto ciò, e se questo non fosse ancora
abbastanza, siamo pure pronti a scendere in piazza, anche in deroga alle leggi Covid, poiché probabilmente sopravvivremo al virus, ma sicuramente non sopravvivremo alla puzza di monnezza.”

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DA NON CREDERE

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Eliminazione delle preferenze per le elezioni regionali e comunali che si terranno in autunno, quasi certamente in ottobre, e alle urne per il rinnovo dei consigli regionali e comunali con le liste bloccate. Secondo quanto Affaritaliani.it è in grado di rivelare, sarebbe questo l’orientamente delle forze politiche sia di maggioranza che di opposizione. Allo studio ci sarebbe una legge di poche righe da varare nelle prossime settimane in Parlamento e che modifichi la norma generale. Oltre a moltissimi comuni piccoli, medi e grandi, in autunno si andrà al voto per il rinnovo del consiglio regionale di Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia.

Le elezioni sarebbero dovute essere a fine maggio ma sono state rinviate per l’emergenza coronavirus. Ed è proprio la convivenza con il Covid-19 che ha portato da un lato a scartare l’ipotesi delle urne a luglio (le liste si sarebbero dovute presentare a giugno e quindi tra poco più di un mese) e dall’altro a spingere i principali partiti, maggioranza e minoranza, per le liste bloccate come alle Politiche. Le preferenze prevedono una campagna elettorale tradizionale e vecchio stile, fatta di incontri, strette di mano e cene.
E quindi – è il ragionamento che si fa in Parlamento – sono inconciliabili con il distanziamento sociale imposto dall’emergenza coronavirus e con il quale dovremo convivere per molto tempo. I listini bloccati daranno molto più peso alle segreterie dei partiti che, di fatto, decidendo l’ordine dei candidati sulle liste (resterà probabilmente l’obbligo dell’alternanza uomo-donna) decideranno la composizione dei prossimi consigli regionali e comunali. Qualcuno dirà che anche questa è una limitazione della democrazia e del potere decisionale dei cittadini, ma una campagna elettorale porta a porta per ‘prendere voti’ è praticamente impossibile.

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Cari datori di lavoro, attenzione al cura Italia

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Il “Decreto Cura Italia” considera il contagio da coronavirus in ambito di lavoro come un infortunio meritevole, in quanto tale, di ricevere la copertura assicurativa Inail. Il datore di lavoro, pertanto, è potenzialmente esposto alla responsabilità penale per i reati di lesioni ai sensi dell’art. 590 c.p. e omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 c.p., aggravati dalla violazione delle norme antinfortunistiche, laddove non abbia adottato le misure necessarie a prevenire il rischio di contagio, cagionando così la malattia o morte del lavoratore. L’articolo commenta i profili penali legati alla posizione di garanzia del datore di lavoro e considera l’onere probatorio sul nesso di causalità tra il contagio e l’ambiente di lavoro, nonché l’elemento soggettivo della condotta.
articolo 42 comma 2 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 (“Decreto Cura Italia”) ha previsto la copertura Inail per gli assicurati che contraggono un’infezione da coronavirus “in occasione di lavoro”. Un’espressione, quest’ultima, che lascia intendere un’applicabilità della tutela assicurativa anche ai contagi “in itinere” e finanche ai casi di lavoro a distanza.

L’Inail, dal canto suo, ha precisato nella circolare n. 13 del 3 aprile 2020 che le malattie infettive e parassitarie sono pacificamente inquadrate nella categoria degli infortuni sul lavoro, a cui si debbono pertanto ricondurre anche i casi di infezione da coronavirus.

Il contagio da Covid-19 si qualifica così come un infortunio che, come tale, schiude un potenziale profilo di responsabilità penale per il datore di lavoro che non abbia adottato le misure necessarie a prevenirne il rischio.

Laddove si possa accertare che l’inosservanza delle misure antinfortunistiche sia stata causa di infezione-malattia del lavoratore, il datore di lavoro risponderà dei reati di lesioni personali gravi o gravissime ai sensi dell’art. 590 c.p. (salvo ipotesi di malattia lieve, guaribile in meno di 40 giorni, nel qual caso scatterebbe anche la procedibilità a querela), oppure di omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 c.p. qualora al contagio sia seguita la morte.

L’imprenditore nonché datore di lavoro, infatti, è titolare di una posizione di garanzia che discende in primo luogo dall’art. 2087 c.c. e gli impone di tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro.
A questa norma generale si affiancano poi le disposizioni previste dal D.Lgs. n. 81/2008 (T.U. Salute e Sicurezza sul lavoro) e, in particolare, dall’art. 18, che pone a carico del datore di lavoro alcuni obblighi specifici tra cui ad esempio:

– fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale;

– informare il più presto i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;

– astenersi dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato.

C’è poi l’articolo 271 del medesimo Testo Unico, che impone l’obbligo al datore di lavoro di valutare anche il rischio biologico.

È bene ricordare inoltre che trascurare gli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 81/2008 sarebbe già di per sé motivo di sanzione penale, in forma di arresto o ammenda, a prescindere dal fatto che si siano verificati o meno degli infortuni.

Da non ultimo rileva poi l’ancor più esplicito contenuto della recente normativa emergenziale, di cui è esempio l’articolo 2, comma 6, del DPCM 26 aprile 2020, che impone alle imprese le cui attività non sono sospese di rispettare “i contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali”. Vale a dire rispettare, tra le altre, le regole sulle informazioni da fornire ai dipendenti, sulle modalità e gestione degli ingressi e uscite dall’azienda, sull’accesso dei fornitori esterni, pulizia e sanificazione, sulle precauzioni igieniche personali e dispositivi di protezione individuale, sulla gestione degli spazi comuni e organizzazione aziendale, nonché sulla gestione di una persona sintomatica e sulla sorveglianza sanitaria.

Per contro, le imprese la cui attività è stata sospesa dai decreti emergenziali e che ciò nonostante continuano a lavorare in spregio alle misure di contenimento del virus, potrebbero oggettivamente considerarsi in contrasto con le norme cautelari, a prescindere dalle precauzioni adottate al loro interno.

In definitiva, se l’imprenditore o meglio il datore di lavoro investito degli obblighi sopracitati non si attiva per impedire il contagio da coronavirus, allora si profila per lui una condotta omissiva penalmente rilevante ai sensi dell’art. 40 comma 2 c.p. qualora sia possibile ravvisare un nesso di causalità tra la sua inerzia e l’evento-contagio.

Dimostrare che l’infezione sia avvenuta “in occasione di lavoro” è però tutt’altro che semplice.

Si direbbe piuttosto una probatio diabolica, tanto che anche la comunità scientifica non sembra aver ancora sciolto ogni dubbio sulle modalità di contagio ed anche i sistemi di contact tracing, allo studio in questi giorni, non paiono essere in grado di ricostruire con sufficiente certezza le linee di diffusione del virus.

Sul punto anche l’Inail ha fatto sapere nella propria circolare n. 13/2020 che la copertura assicurativa è riconosciuta al lavoratore a condizione che la malattia sia stata contratta durante l’attività lavorativa e che l’onere della prova è a carico dell’assicurato. Fanno eccezione alcune categorie professionali ad elevato rischio, come ad esempio gli operatori sanitari, gli operatori dei front-office, i cassieri e gli addetti alle vendite/banconisti per i quali Inail ha introdotto una presunzione semplice di contagio d’origine professionale, con conseguente inversione dell’onere della prova a carico dei datori di lavoro.

Presunzioni che – almeno in teoria – non potrebbero comunque reggere da sole l’accusa in sede penale, dove vige il principio di presunzione d’innocenza e l’onere della prova è a carico del Pubblico Ministero (art. 27, comma 2, Cost.).

Tuttavia, merita ricordare che la Corte Europea dei diritti dell’uomo (sentenza 7 ottobre 1988 Salabiaku vs. Francia) ha ritenuto che le presunzioni legali possano essere compatibili con la presunzione d’innocenza di cui all’art. 6 CEDU, purché vengano confinate entro limiti ragionevoli ed ammettano la prova contraria, ovvero siano presunzioni semplici. Nello stesso senso si esprime anche il considerando n. 22 della Direttiva UE n. 343 del 9 marzo 2016.

Le presunzioni, semmai, potranno assumere rilievo come indizi e potranno essere adoperate ai fini di prova del nesso di causalità solo se gravi, precise e concordanti, secondo una logica di giudizio controfattuale che consenta di escludere con sufficiente certezza l’esistenza di altre cause di contagio, in ossequio alla necessità di dimostrare la colpevolezza dell’imputato “al di là di ogni ragionevole dubbio” (art. 533 c.p.p.).

Ai fini della valutazione del nesso causale sul contagio da Covid-19 occorre inoltre considerare che il sito del Ministero della Salute riporta che “il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici varia fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni”, senza contare che in alcuni soggetti i sintomi potrebbero addirittura non presentarsi del tutto (www.salute.gov.it – FAQ Covid-19).

In un arco di tempo così variabile è probabile che possano interferire anche fattori estranei alla dimensione del lavoro, come ad esempio le fonti di contagio presenti negli ambienti domestici o in altri luoghi, quali i supermercati e le farmacie frequentate dal lavoratore, o ancora il comportamento abnorme ed esorbitante dell’interessato che non osserva con diligenza i protocolli di prevenzione.

Queste considerazioni non devono tuttavia lasciar spazio a comportamenti spregiudicati dei datori lavoro ed anzi quanto più essi trascureranno gli obblighi e le regole precauzionali, tanto più aumenterà la probabilità di ravvisare un nesso causale tra il loro comportamento negligente e il contagio del lavoratore.

Volendo estremizzare questo concetto, nei casi di gravi violazioni delle regole cautelari, si potrebbe addirittura trascendere da una responsabilità omissiva colposa ad un’ipotesi dolosa, quantomeno nella forma del dolo eventuale. Si pensi ad esempio all’imprenditore che non sia ancora adeguatamente attrezzato per riaprire in sicurezza la propria azienda ma che, ciò nonostante, decida di richiamare al lavoro i propri dipendenti per riavviare la produzione confidando che nessuno si contagerà (colpa cosciente) oppure accettando il rischio che tra loro possa diffondersi un contagio (dolo eventuale). Sulla distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente si veda per tutte Cass. Sez. Unite, 24/04/14, n. 38343 caso Thyssenkrupp.

Vale infine una considerazione di buonsenso. Nell’emergenza sanitaria che sta vivendo il nostro Paese, i datori di lavoro sono toccati da una responsabilità morale, prima ancora che giuridica. Consapevoli che solo tutelando gli altri sapranno proteggere anche se stessi.

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COVID-19, UNITI PER BAIA E LATINA CHIEDE LA CONVOCAZIONE DI UN CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO PER LA RIDUZIONE DELLA TARI PER NEGOZI E BOTTEGHE. IL CAPOGRUPPO SANTORO: IL COMUNE ESONERI I COMMERCIANTI DAL PAGAMENTI DELLA TARIFFA SUI RIFIUTI IN PROPORZIONE AI GIORNI DI CHIUSURA OBBLIGATORIA PER IL CORONAVIRUS DELLE ATTIVITÀ INTERESSATE DALLE ORDINANZE GOVERNATIVE E REGIONALI.

Santoro Michele

Subito un Consiglio comunale straordinario per ridurre la Tari ai negozi e alle botteghe costrette a rimanere chiuse in paese durante l’emergenza epidemiologica da Covid-19.

A presentare la richiesta, indirizzata al sindaco, è il gruppo consiliare “Uniti per Baia e Latina” che, ai sensi dell’articolo 14 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio, punta ad una seduta ad hoc dell’assise per “trattare un argomento di grande attualità e di forte interesse per molti esercizi commerciali ad oggi purtroppo danneggiati dalla chiusura obbligatoria delle proprie attività dalle disposizioni governative e regionali”, scrivono i consiglieri di minoranza Michele Santoro, Angelo Campanile e Massimo Leardi.

“Nei piccoli Comuni, la chiusura delle attività di ristorazione di bar, di parrucchieri e di barbieri dovute all’emergenza COVID-19, ha procurato non pochi danni all’economia locale.
Ed, infatti, la promulgazione sia da parte del Governo centrale che della Regione Campania di decreti di urgenza limitanti tali attività, ha inevitabilmente determinato una crisi economica alle sole attività produttive operanti oggi nella nostra comunità.
Ebbene, nonostante la predetta chiusura, le suindicate attività sono parimenti tenute a corrispondere al Comune la tassa per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani prodotti.
Pertanto, il gruppo consiliare “Uniti per Baia e Latina” ha sottoposto all’esame del Consiglio comunale, quale punto da porre all’ordine del giorno del Consiglio comunale, la riduzione della tariffa raccolta smaltimento rifiuti solidi urbani in proporzione ai giorni di chiusura obbligatoria delle attività commerciali interessate dalle ordinanze governative e regionali a causa della pandemia causata dal coronavirus”, dichiara il capogruppo consiliare Santoro.

“Ci auguriamo che, almeno in questa occasione, la maggioranza consiliare voglia tenere in debita considerazione le difficoltà economiche che stanno attraversando i gestori delle attività chiuse per imposizione governativa, e voglia aderire alla proposta formula dal gruppo di opposizione. Gli interessi dei nostri concittadini non hanno colorazione politiche né di destra né di sinistra e noi amministratori, anteponendo interessi di parte, abbiamo il solo dovere di tutelarli”, conclude l’ex sindaco Santoro.

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