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Maddaloni

Minaccia di morte un suo concittadino perchè sospettato di avere una relazione con la moglie,arrestato un uomo di 40 anni

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Nella serata di ieri 14 marzo, in Maddaloni (Ce), personale del locale Comando Stazione ha tratto in arresto un 40enne del posto ritenuto responsabile di atti persecutori nei confronti di un 41enne suo concittadino. Secondo quanto riscostruito dai militari dell’Arma, che hanno acquisito la denuncia della vittima, il 39enne avrebbe, in più circostanze, minacciato di morte l’uomo ritenendo avesse una relazione sentimentale con la moglie. Le minacce, indicate in sede di denuncia, sono state confermate da altre persone indicate dalla vittima ed opportunamente escusse dai  Carabinieri. L’arrestato, è stato associato presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

 

 

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Maddaloni

Maddaloni,nuova gara per i vigilini

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MADDALONI (Caserta) – Tra pochi mesi per le strade di Maddaloni potremmo rivedere gli ausiliari della sosta. Ad inizio settimana infatti, il Sindaco di Maddaloni, Andrea De Filippo, ha incontrato una folta delegazione degli ex “vigilini” che hanno voluto interrogare il primo cittadino per richiedere aggiornamenti sulla loro situazione.
In tal occasione, De Filippo ha spiegato che lunedì prossimo tutto l’incartamento relativo all’individuazione di una nuova società che gestisca il servizio dei parcheggi sarà depositato alla S.U.A. (Stazione Unica Appaltante). La S.U.A. dovrà poi avviare tutte le azioni per indire la gara. Nella documentazione in via di presentazione è prevista naturalmente la clausola di salvaguardia che garantirà l’impiego degli ex lavoratori del settore per un periodo di tre anni, con la possibilità di un’integrazione di altre tre annualità.

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MaddaloniSanta Maria a Vico

Ambito C02.Pirozzi e Biondo accusano De Filippo di inefficienza e chiedono: ” Dove sono finiti i fondi erogati dallo Stato e dalla Regione?”

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Ambito per le politiche sociali, il sindaco Pirozzi e l’assessore Biondo: «Da Maddaloni, comune capofila, gestione inefficace: dove sono finiti i fondi erogati dallo stato e dalla regione? E’ stato speso solo l’1.2%. Tutti i comuni auspicano una diversa forma giuridica che ne garantisca il funzionamento e l’assistenza alle fasce più deboli».
«Esprimiamo il nostro più profondo rammarico per le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dall’amico sindaco di Maddaloni a proposito dell’Ambito territoriale Politiche sociali C02, arrivate dopo la riunione dei sindaci dei comuni convocata dall’assessore regionale alle Politiche sociali Lucia Fortini e tenutasi negli uffici della Regione Campania lunedì 4 marzo: in quella sede abbiamo evidenziato il fallimento del Comune di Maddaloni come capofila di detto ambito e condiviso un’intesa per il rilancio dello stesso». Ad affermarlo sono Andrea Pirozzi e Veronica Biondo, sindaco ed assessore alle Politiche sociali del comune di Santa Maria a Vico.
«Ricordiamo al sindaco di Maddaloni – proseguono Pirozzi e Biondo – che il Comune da lui amministrato è debitore nei confronti del nostro, per gli anni dal 2014 al 2016 in cui era Santa Maria a Vico a ricoprire il ruolo di capofila, di circa 850mila euro per servizi erogati ai cittadini della sua comunità. Sottolineiamo questo aspetto perché il vicesindaco ed assessore al bilancio del Comune di Maddaloni ha annunciato di avere pronti decreti ingiuntivi anche nei nostri confronti: dimostrasse non solo a noi ma anche agli altri che, tramite il suo comune, i servizi delle politiche sociali sono stati erogati. Per quanto ci riguarda siamo pronti a recarci personalmente presso il suo municipio e consegnargli copia dei bonifici effettuati. Infatti gli unici servizi erogati negli ultimi due anni, da quando cioè il Comune di Maddaloni è ritornato ad occupare il ruolo di capofila, sono tre mesi di servizio sociale professionale, pari all’1.2% dei servizi da erogare.
A questo punto, visto che le compartecipazioni dei comuni finanziano il Piano di zona solo per il 25% e, di questo 25%, la metà deve essere versata dallo stesso Comune di Maddaloni è lecito chiedere al sindaco: dove sono finiti i fondi erogati dallo stato centrale e dalla Regione Campania? Sa che ogni servizio non è finanziato solo dai comuni? Sa che il totale degli stanziamenti previsti per la seconda annualità dal Piano sociale di Zona è di 3.2 milioni? Può bloccarsi tutto quindi per soli 400mila euro in capo agli altri cinque comuni e che noi avremmo ben volentieri pagato in cambio dell’erogazione dei servizi? I servizi finanziati dagli altri 2.4 milioni perché non sono partiti, nonostante le nostre ripetute e costanti sollecitazioni? L’unica risposta che ci siamo dati, sulla base di quanto comunicato dall’Ufficio di Piano, diretto dal responsabile dei Servizi sociali del comune capofila, attribuisce la mancata partenza dei servizi a lotte intestine tra gli uffici del Comune di Maddaloni. Questo con nostro grande rammarico perché a pagarne il prezzo sono tutte le famiglie disagiate di Maddaloni, Santa Maria a Vico, Arienzo, Cervino, San Felice a Cancello e Valle di Maddaloni, di cui noi ci facciamo portavoce.
Riteniamo che per avviare una nuova gestione delle politiche sociali bisogna seguire la strada tracciata dall’assessore Fortini che va nella direzione di garantire i servizi attraverso una nuova forma giuridica. Strada cui già avevamo pensato quando, nel 2015, ci siamo insediatati come amministrazione. E strada che sembrava voler essere percorsa da tutti i comuni tranne che da Maddaloni, che sempre ha posto veti: siamo fiduciosi che la determinazione dell’assessorato regionale porterà a questo cambiamento. Anche perché, viste le ripetute inadempienze del comune capofila, noi come anche gli altri comuni ci siamo dovuti sostituire all’ambito per garantire l’erogazione dei servizi ai nostri utenti.
Ci auguriamo che il sindaco di Maddaloni voglia intraprendere la strada suggerita dalla Regione Campania che ci sembra l’unica in grado di poter finalmente assicurare i legittimi servizi alle famiglie più deboli residenti nei comuni dell’Ambito C02», chiudono Pirozzi e Biondo.

 

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MaddaloniSanta Maria a Vico

L’ associazione “La voce dei giovani”ha sfilato con i suoi carri allegorici a Maddaloni

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Un carnevale diverso ma sicuramente unico per i ragazzi dell’associazione La Voce dei Giovani.
Dopo una settimana intensa di uscite, tra scuole, parrocchie, e soprattutto nelle periferie, l’associazione non ha dimenticato proprio nessuno. La gioia dei tanti bambini, delle persone anziane, hanno coronato tutti i nostri sacrifici. Un grande grazie va poi alla straordinaria città di Maddaloni che ci ha accolto in modo unico, alla grande  sfilata tenutasi ieri per le strade della città. Un’ esperienza bellissima per  i ragazzi dell’associazione. Un Grande grazie all’amministrazione di Maddaloni, presieduta dal sindaco Andrea de Filippo, al consigliere Nunzio Sferragatta, alla proloco, alle associazioni che in modo unico hanno reso magico il carnevale a Maddaloni. Grazie veramente a tutti, a coloro che in diverso modo ci sono stati vicino.

I ragazzi dell’Associazione La Voce dei Giovani99

 

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Vento, ingenti danni nella Valle.

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Il vento sembra essersi calmato,anche se di poco, ed è iniziata la conta dei danni provocati a strutture pubbliche e private. La Protezione Civile  ha prorogato anche per oggi l’ allerta meteo invitando alla prudenza. Asfalto volato dai tetti, mattoni in bilico e calcinacci creano situazioni di pericolo. Stamani sui social c’ è una carrellata dei danni. Le foto che vi mostriamo sono della scuola materna “Francesco Pio” di San Felice a Cancello

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Maddaloni

Maddaloni, l’amministrazione comunale celebra ” La giornata del ricordo”

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Maddaloni . L’ Amministrazione Comunale , guidata dal Sindaco Andrea De Filippo patrocina le celebrazioni in ricordo degli italiani vittime delle foibe in occasione della “Giornata del Ricordo” che cade, come da Legge istitutiva, il 10 Febbraio di ogni anno. Tali manifestazioni sono organizzate da due istituti scolastici maddalonesi.
La tragedia delle foibe riguarda centinaia di migliaia di italiani che dal 1943 fino ad oltre la conclusione del secondo conflitto mondiale, nelle Terre italiane di Istria , Fiume e Dalmatia, furono perseguitati ed anche trucidati e gettati vivi in cavità solo perché rei di “essere italiani” e nel quadro di un macabro disegno di “slavizzazione” dell’ Italia. Tale tragedia vede poi un cammino lungo per farla emergere nella sua interezza e portarla alla conoscenza di tutti con l’ approvazione della Legge istitutiva della “Giornata del Ricordo”.
A tal proposito , a Maddaloni, due Istituti Scolastici celebreranno tale “Giornata del Ricordo” Martedi 12 Febbraio e vale a dire l’ Istituto Scolastico Comprensivo Maddaloni 2 – presso l Istituto Enrico De Nicola e l’ Istituto Scolastico Comprensivo “Settembrini” di via Brecciame. Entrambi vedranno la partecipazione dell’ On.le Roberto Menia primo firmatario della Legge Istitutiva della “Giornata del Ricordo” del 30 Marzo del 2004 n 92. Gli incontri partiranno dalle ore 09 00 press l’ Istituto De Nicola dove ci saranno i saluti del Preside Rosa Suppa, del Sindaco della Città di Maddaloni Andrea De Filippo e la partecipazione del Vice Sindaco Luigi Bove e dell’ Assessore alla Pubblica Istruzione Imma Calabrò. Interverranno inoltre la nota giornalista Francesca Nardi e l ‘ On.le Menia. E seguiranno interventi e domande da parte degli studenti e dei docenti . Mentre alle ore 11.30 presso l’ Istituto Comprensivo Luigi Settembrini di via Brecciame, vi saranno interventi di accoglienza da parte degli allievi dell’ Orchestra musicale dell’ Istituto e gli studenti del Laboratorio Artistico. Poi seguiranno i saluti del Preside Prof.ssa Tiziana d’ Errico, quelli istituzionali del Sindaco Andrea De Filippo e degli esponenti dell’ Amministrazione Comunale e un confronto tra il promotore della Legge istitutiva della “Giornata del Ricordo” e il prof. Clemente Sparaco docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico “Nino Cortese” di Maddaloni. Entrambe le tavole rotonde saranno moderate da Luca Ugo Tramontano.

 

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Che “ex-macello” questa caserma…

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A cura di Attivisti in movimento cinque stelle Caiazzo

 Caiazzo – Un milione e 40mila euro: questa la somma necessaria per convertire l’ex Macello comunale di Caiazzo in sede idonea ad ospitare la nuova Caserma dei Carabinieri provvista anche di alloggi di nuova costruzione per i militari. A questa cifra vanno aggiunti i canoni di locazione per la sede attuale, che l’amministrazione si è impegnata a versare fino al termine dei lavori, e la consegna dello stabile stesso.

Le opere, però, dopo la realizzazione di un primo lotto si “arrestano” (per usare un termine consono alla narrazione giudiziaria) e lo spettro di un trasferimento temporaneo presso il vicino Borgo di Ruviano diventa sempre più concreto.

A voler risolvere o complicare la vicenda, secondo i punti di vista, l’amministrazione di Ruviano mette a disposizione uno stabile pubblico che sembrava rispondere ai titoli richiesti dalla Legione Carabinieri della Campania. A scongiurare il trasferimento questa volta è un cavillo burocratico visto che l’edificio comunale ruvianese era stato ristrutturato e reso funzionale tramite fondi comunitari su cui gravava l’onere di destinazione d’uso scolastico. La regolar tenzone dopo più di quattro anni si sposta dagli uffici prefettizi a quelli giudiziari.

Forse lo scontro burocratico poteva essere risolto con il raggiungimento di accordo di buonsenso dato il carattere temporaneo del trasferimento e l’esigua distanza che separa i due comuni, ma si è preferito adire le vie legali con un procedimento amministrativo lungo e dagli esiti per nulla scontati.

Intanto i lavori per la realizzazione della struttura presso l’ex Macello restano fermi, forse anche loro in attesa di sviluppi mentre per l’attuale sede in una ripida e stretta traversa di via Cattabeni si continua a pagare il canone di locazione. E poiché entrambe sono a carico dei contribuenti, non si è voluto certo lesinare sull’ulteriore aggravio delle spese legali.

Il prestigio e il maggior senso di sicurezza nell’ospitare la “benemerita” sede sembrano avere un costo altissimo per i cittadini e forse al danno potrebbe aggiungersi la beffa: nell’ipotesi in cui la giustizia amministrativa ritenesse fondati i motivi del ricorso e dichiarasse non idonea la struttura di Ruviano, e nel frattempo si prorogassero ulteriormente i tempi di consegna di quella di Caiazzo, il braccio di ferro potrebbe vedere perdenti entrambi gli antagonisti.

Le lungaggini giudiziarie e edilizie potrebbero aprire lo scenario di una soluzione alternativa o un accorpamento in un comune magari più lontano con buona pace delle “benemerite intenzioni”.

 

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Piante da abbattere e alberi “suicidi”

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di Claudio Guarino

 

Caserta – E’ un curioso e sinistro cimitero di fusti sparsi sulle pendici tagliate dalla strada tortuosa che porta da Mezzano fino su a Caserta Vecchia. Il paesaggio è dantesco, desolato e desolante come un girone infernale, sarà anche la giornata di pioggia. Decine di pini giacciono a terra rovesciati, mostrando nudi grappoli di radici secche all’aria, a cui rimane attaccato disperatamente un groviglio di terreno e pietra scalzato dal suolo. Alberi scuri, lunghi e spogli, a volte isolati, a volte accoppiati, qualcuno tagliato, qualcuno spezzato forse nella caduta. Molti tuttora sono ancora eretti e allineati, parecchi al margine delle scarpate, con radici a vista che ancora mordono quel poco di terreno attorno. Scuri anch’essi, sottili e alti, sembrano in buona parte sofferenti e non promettono niente di buono quando soffia forte il vento.

Correva metà agosto del 2017 e un incendio possente e indomabile bruciava le colline attorno a Caserta. Ma, l’incendio era troppo esteso e virulento per spiegarsi con semplici cause naturali. Si capì da subito che c’entrava la mano dell’uomo: in maniera diretta e indiretta. Diretta perché fu trovata traccia di “inneschi” inequivocabili che parlavano il linguaggio chiaro dei piromani, della “scientifica” distribuzione dei focolai che non lasciano scampo. Cinque squadre di vigili del fuoco, la richiesta di Canadair poi ripiegata su due elicotteri che facevano spola anche sulla cascata della Reggia di Caserta e il Volturno nei pressi del Palamaggiò (oggi PalaDecò). Le fiamme lambirono i caseggiati, di certo resero per giorni l’aria irrespirabile attorno alle colline, fino a minacciare il Bosco di San Silvestro e la sua oasi WWF.

Le fiamme altre furono visibili anche di notte, mentre l’aria acre si spandeva tra Mezzano, Puccianiello fino ad arrivare all’abitato Casertano. Ma c’erano anche colpe indirette, e antiche. Certamente c’erano arbusti, sterpaglie e rifiuti vari che permettevano all’incendio di progredire con continuità, e cioè la mancanza di un “piano” antincendio, di lingue tagliafuoco, la pulizia e l’eliminazione del “carburante” a disposizione delle fiamme. E se avevano trovato nei piromani, la loro causa primaria scorgevano di certo nell’impreparazione e nell’indifferenza il loro secondario e non meno importante alimento. Eppure per una volta dobbiamo dire che la politica si mosse e corse ai ripari, perché con l’arrivo della neo-assessore all’Urbanistica Stefania Caiazzo partì immediatamente il piano d’istituzione di un “catasto delle aree percorse dal fuoco”, con l’intento di censire e individuare le aree soggette a incendi, sia dolosi sia naturali. Come spiegò al tempo il sindaco Marino: “Il Catasto incendi ha una funzione importantissima sotto il profilo della deterrenza, scoraggiando pesantemente quei delinquenti che ogni anno appiccano i fuochi nella speranza di riutilizzare a fini speculativi i suoli… “  E difatti il piano, recependo anche una legge nazionale 353/2000, vietava per dieci anni la realizzazione, su quei suoli, di edifici per abitazioni e impianti produttivi se non già concessionate, come per cinque anni le opere di rimboschimento o sistemazione idrogeologica o di stabilizzazione naturalistica con soldi pubblici, ed ancora dieci per caccia e pascolo. Insomma chiunque avesse concepito dolosamente quei roghi o ne concepisse per il futuro era avvisato pesantemente.

Quel che resta a oggi però è uno sterminato patrimonio di alberi anneriti, stanchi e ormai morti da quel dì, che cadono ineluttabilmente a turno lambendo le strade in salita verso il borgo. Una caduta inarrestabile e tetra, cui ci sembra l’amministrazione assista impotente e indifferente.

Ed è perfino buffo e ironico contraltare la recente disposizione del Sindaco all’abbattimento di alberi cittadini perfino in Corso Trieste, poi provvidamente rivista, per “questioni di sicurezza”, mentre decine di alberi si “suicidano” nel silenzio del bosco e nell’indifferenza dei più.

 

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Decreto sicurezza di Salvini: la possibilità di rivendere ai privati i beni confiscati, con il pericolo che ritornino nelle mani della camorra.

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Il Decreto Sicurezza – sponsorizzato da Salvini – è certamente conosciuto al grande pubblico con alcuni slogan: per le modifiche sull’immigrazione e sicurezza pubblica; per la nuova organizzazione generale dello stesso ministero dell’Interno, per la materia sui permessi di soggiorno (abolizioni di alcune tutele umanitarie), centri di permanenza, protezione internazionale, e per l’aumento del numero di vigili del fuoco. Uno dei punti meno conosciuti al grande pubblico, ma che in realtà desta più preoccupazione ai tecnici del settore, riguarda proprio quello del reimpiego dei beni sequestrati alle organizzazioni mafiose. Il decreto infatti, pur provvedendo ad un ampliamento e rafforzamento dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, prevede la possibilità di reimpiegare tali beni a privati (Articolo 37), rischiando però che, senza controlli idonei e serrati, tali beni possano ritornare ai mafiosi. Negli ultimi decenni le organizzazioni criminali hanno imparato a mimetizzarsi sempre meglio, riciclando denaro in maniera sofisticata, tramite ristorazione o aziende apparentemente legali. Il livello di inquinamento nell’economia legale ormai è altissimo, con una capacità penetrativa da parte delle mafie sempre più estenuante. Enzo Ciconte- tra i più grandi studiosi della criminalità organizzata- spiega: “Chi conosce le dinamiche mafiose sa che questa novità introdotta dal Decreto sicurezza del ministro dell’interno Matteo Salvini, è un dato pericoloso, in quanto mettere in vendita quei beni sequestrati, comporterebbe la ricostruzione di una concreta possibilità per i mafiosi, di riacquistarli”. Speculatori potrebbero utilizzare imprese sorrette da capitale mafioso, per comprare codesto patrimonio. Anche l’associazione “Libera – associazione numeri e nomi contro le mafie,” ha segnalato, dopo l’approvazione del decreto, l’alto rischio che si corre, sostenendo: “questa scelta vede lo Stato sconfitto, in quanto verrebbe meno l’effettivo riutilizzo sociale dei beni, come previsto dalla legge. Il ritorno dei beni ai clan, sbiadirebbe il lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dalla magistratura, regalando poca credibilità alle istituzioni”. Un rovinoso passo avanti verso le mafie e i corrotti che sottrarrebbe i beni alla collettività, facendo vincere ancora una volta la mafia.
Sara Di Mattia

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