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RB Lipsia: Non chiamatela “nuova Leicester”

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Il Red Bull Lipsia. La squadra più odiata di Germania. La squadra ancora imbattuta in Bundesliga, e che adesso guarda tutti dall’alto, persino il Bayern Monaco ed il Borussia Dortmund. Primo posto che subito porta alla memoria il Leicester di Ranieri, manco fosse passato già un anno, che proprio la scorsa edizione della Premier League ha vinto il campionato con stupore di tutti, addirittura dei tifosi stessi. La domanda però è: perché non definire il Red Bull Lipsia la “nuova Leicester”?

  1. Il Red Bull Lipsia ha lo sponsor della Red Bull che si occupa della gestione amministrativa, finanziaria gestendo anche del mercato grazie anche al ds sportivo, ex Salisburgo, Ralf Rangnick.
  2. Il Red Bull Lipsia è una delle quattro squadre della famosa bevanda energetica. Fanno parte anche il New York Red Bulls negli Stati Uniti, il Red Bull Salzsburg in Austria ed il Red Bull Brasil in Brasile. E proprio a discapito della squadra austriaca che il Lipsia, o meglio, la Red Bull preleva i giocatori per portarli nella città posizionata ad Est della Germani, tra cui: Naby Keita, Stefan Ilsanker e Marcel Sabitzer, anche se quest’ultimo ha giocato in prestito nella Red Bull Salzsburg.
  3. Non chiamarla la “nuova Leicester” perché non c’è un Vardy di turno, o un Ranieri di turno, o quei giocatori sottovalutati prima e vincenti poi con le Foxes, ma un gruppo di giovani di belle speranze, talentuosi ed affiatati che, per alcune invidie, forse, si beccano tutto l’odio tedesco possibile ed un allenatore giovane ed ancora con poca esperienza in Bundesliga.
  4. Non chiamatela “nuova Leicester” perché in Germania sono piuttosto abituati alle soprese; tra tutte il Kaiserslautern che nell’anno del 1997-1998 vinse il quarto titolo, e ultimo per ora, non riuscendo a ripetere più le gesta di quell’incredibile anno.
  5. Non chiamatela “nuova Leicester” perché, come sarà riportato in seguito, è stato programmato che la squadra raggiungesse questi livelli dopo pochi anni dalla fondazione del club, mentre per il Leicester la vittoria è stata del tutto inaspettata.
  6. Non chiamatela “nuova Leicester” perché la città inglese ha sempre avuto una buona situazione economica ed un certo risalto in Inghilterra, invece la città di Lipsia, essendo parte della Germania dell’Est, non ha mai vissuto una buona situazione economica, solo dopo la riunificazione della Germania.

Ma come nasce il Red Bull Lipsia? La Red Bull GmbH, multinazionale austriaca, dopo un club statunitense, austriaco e brasiliano, decise di mettere le proprie basi in Germania, in un campionato con maggiori ascolti ed ovviamente con più visibilità. Il club è stato fondato nel 2009 per l’assunzione mediante della licenza sportiva del SSV Markranstädt, all’epoca militante nella quinta divisione tedesca e club dell’omonima città limitrofa, ma soprattuto la Red Bull , all’atto della fondazione, ha previsto circa 100 milioni di euro in dieci anni per portare ai vertici il club e permettegli di disputare le coppe europee e di essere una delle candidate alla vittoria della Bundesliga.

MOMENTO DELLA SCELTA: STORICA E POLITICA

Dopo la riunificazione della Germania, il calcio tedesco dell’Est era rimasto profondamento indebolito. I migliori giocatori andavano a giocare nella parte ovest, mentre i club dell’est militavano dalla terza divisione calcistica tedesca in giù. Furono effettuate alcuni sondaggi su quale città puntare per favorirne la crescita sportiva, dopo un’analisi sulla Dynamo Dresda, scartata per la tifoseria violenta, una mala gestione amministrativa e per un stadio non adatto ad ospitare un grande numero di persone, gli occhi caddero sulla città di Lipsia, che stava attraversando un buon momento economico e possedeva uno stadio, uno degli stadi del Mondiale di Germania 2006, capace di contenere numerosi spettatori. La scelta venne rivolta anche a Lipsia soprattutto per sue ideologie moderate e apolitiche, al contrario di alcune squadre concittadine come Chemie e Lokomotive Lipsia che esprimono ideologie neonaziste e di estrema destra.

FAVOLA E ODIO

Ancora imbattuta il Red Bull Lipsia sta vivendo sicuramente uno dei momenti più belli dalla propria fondazione. Già qualcosa lo si sarà pensato quando militando nella Zweite Liga, seconda serie tedesca, iniziò a prendere forma una realtà così piccola e giovane. Le otto vittorie ed i tre pareggi con nessuna sconfitta stanno facendo sognare i tifosi di questo club. L’ultima vittoria alla Bay/Arena ottenuta contro il Bayer Leverkusen con un risultato di 2-3.

Eppure questa squadra gioca con un classico 4-4-2, ha un allenatore sconosciuto, l’ex calciatore austriaco Ralph Hasenhüttl, ex allenatore dell’Ingolstadt 04, con cui ottenne una vittoria incredibile contro il Magonza alla prima del campionato nel 2015, all’esordio storico in Bundesliga. Quasi un predestinato. Ha dei giocatori “sconosciuti”, o meglio, conosciuti bene lì in Germania, poco conosciuti da altre parti. Ragazzini terribili che stanno distruggendo i sogni di gloria delle big in Germania, e mettendo in secondo piano anche le ottime prestazioni dell’Hoffenheim, quinto in classifica.

L’odio, invece, nasce dal motivo in cui il Red Bull Lipsia non venga considerata una vera e propria società di calcio, ma una squadra che sopravvive grazie ad una multinazionale. Probabilmente da quelle parti avrebbero preferito vedere squadre con più storia avere un privilegio del genere come ad esempio l’Amburgo, attualmente fanalino di cosa. Se però analizzassimo alcune circostanze del perché quest’odio sia fondamentalente esagerato, ci potremmo accorgere di una cosa: il club sì è ricco per mano di una multinazionale, ma questo club non spende, almeno per adesso, come i presidenti di club importanti e d’élite inglesi, o come il Real Madrid o PSG, convincendo i migliori giocatori a venire nei rispettivei club per cifre esageratamente esagerate. Questa è una squadra che si sta evolvendo piano piano, sta facendo le cose con calma, senza nessuna fretta. Sta portando una filosofia di lanciare ed acquistare giovani interessanti e di farli giocare, senza nessuna pressione, si sta ponendo degli obiettivi chiari con lo scopo di raggiungerli, ma soprattutto in un futuro non molto lontano potrà rendere la Bundesliga più combattuta e più interessante, magari candidarsi come l’ennesima anti-Bayern Monaco. Dalla NOFV-Oberliga, quinta divisione del calcio tedesco, nel 2009, alla Bundesliga nel 2016.

A cura di Simmaco Munno

 

 

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Fortino PalaMaggiò e a Caserta si sogna

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Terza vittoria consecutiva per la Pasta Reggia Caserta, imbattuta ancora in casa, ritrovandosi così a 12 punti in classifica, quarta insieme all’Avellino. Una vittoria di 91-86 contro Capo d’Orlando sofferta negli ultimi due quarti, ma trovata.

Una partenza pazzesca, ma anche una partita pazzesca. Si inizia subito con una tripla casertana, a cui risponde la tripla orlandina, a cui a sua volta ci sarà un’altra tripla casertana con un puntenggio di 6-3 nei primissimi secondi. Caserta però ha sempre in mano il gioco nei primi due tempi di gioco terminando 47 a 38. La ripresa del 3° quarto inizia bene, ma qualcosa non va bene nel gioco di squadra ed in extremis Capo d’Orlando agguanta un risultato di 58-59 che vede sotto i casertani. Al 4° quarto sembra un continuo del 3°. E’ Capo d’Orlando ad avere il gioco, il possesso palla. Un +5 dei siciliani a cui la Juvecaserta non riesce a rispondere allo stesso modo. Pochi minuti ed i casertani riescono a ridurre lo svantaggio. Riprendendo quota la Juvecaserta si accorge di avere le redini del gioco e che la prima sconfitta stagionale casalinga può aspettare ancora. Realizza punti su punti con uno strepitoso Sosa e l’altrettanto Putney, arrivando alla quota +9 per ben quattro volte. Nel finale cala nuovamente la concetrazione e la fase difensiva non viene effettuata bene, ma alla fine Caserta porta i due punti a casa essenziali per rimanere nelle posizioni alte della classifica, con il risultato di 91-86.

MVP:

E’ il solito Edgar Sosa a dare spettacolo e prendersi il palcoscenico: 21 punti messi a segno tra cui tre tiri da 2, tre tiri da 3, sei tiri liberi su 8 più 6 assist.

Pasta Reggia Caserta: Sosa 21, Cecere ne, Cinciarini 12, Putney 17, Gaddefors 5, Jackson 3, Giuri 12, Bostic 4, Cefarelli ne, Metreveli 2, Czyz, Watt 15.

Betaland Capo D’Orlando: Galipò ne, Munafò ne, Pepic 8, Fitipaldo 12, Iannuzzi 14, Laquintana 6, Perl ne, Nicevic ne, Delas 11, Diener 18, Archie 13, Stojanovic 4.

L’unica squadra imbattuta finora è la quotatissima Olimpia Milano, prima come da pronostico a 16 punti. La Grissin Bon Reggio Emilia, invece, si prende il ruolo di anti-Milano, seconda a 14 punti, anti-Milano che attualmente è anche la Scandone Avellino. Caserta, per ora, non ha il lusso di concedersi questo ruolo, ma sta portando a sognare una città intera.

A cura di Simmaco Munno

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CasertaSport

Sosa show e Caserta supera Pistoia

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Terza vittoria stagionale in quattro partite, seconda casalinga. La Pasta Reggia Caserta ha iniziato non bene, ma benissimo questo campionato. Un inizio così non si vedeva da due anni, e dopo il terzultimo posto della scorsa stagione, l’obiettivo sembra virare non solo alla semplice salvezza ma anche alle Final Eight.

Vittoria quindi importante e fondamentale per un proseguo di campionato leggero e fiducioso. Pistoia non era un avversario qualunque, parliamo delle sesta forza del campionato scorso, e la Juvecaserta è riuscita nell’impresa di battere i toscani, seppur zoppicando un po’, con il risultato di 74 a 65.

SENZA ESCLUSIONI DI COLPI:

Le statistiche del match parlano chiaro: 65 i canestri tentati dai casertani, 70 dai pistoiesi. Il punto cruciale, però, è stata la mancanza di precisioni per gli uomini di Esposito, un ex dei bianconeri, o meglio, la precisione c’è stata, ma maggiormente per i tiri da due punti: 22 contro i 26 realizzati dalla squadra casalinga, così come per i tiri da tre. Il punto forte di Caserta è stato quello di conquistarsi più tiri liberi possibili: 22 e 16 segnati contro i 9 e 6 segnati di Pistoia.  Alla fine i  canestri realizzati da Caserta sono stati 28, mentre 27 da Pistoia. Che sia stata combattuta lo dicono anche i 34 rimbalzi difensivi eseguiti da Pistoia, contro i 26 di Caserta.

MVP: EDGAR SOSA

Se la scorsa partita aveva giocato sottotono, ma regalato comunque una buona prestazione, stasera il cestista dominicano ha dato il meglio di sé stesso: 15 punti realizzati (13 da due e 4 da tre), pià 6 assist, per un totale di 23 di valutazione. Altro mattatore è stato Daniele Cinciarini, 15 punti anche per lui, gli altri invece  Watt 14, Czyz e Bostic 7 Putney 6, Giuri 6 e Gaddefors 4.

Adesso la Juvecaserta è seconda con 6 punti, a pari con Avellino, Reggiana e Trento. Una buona vittoria che ne vale il morale positivo per il prossimo scontro contro l’Olimpia Milano, al Mediolanum Forum, che primeggia in classifica come da pronostico con 8 punti. Appuntamento quindi a domenica 30 ottobre alle 18-15.

A cura di Simmaco Munno

 

 

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Dražen Petrović, il mito del diavolo di Sebenico

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Ogni sport ha i suoi miti, ogni nazione ha i suoi miti, soprattutto se questi miti nascono in terre che vengono ricordati per storie cruenti e sanguinose, o anche perché, per motivi storici, queste nazioni non hanno mai avuto una certa fama.

Se nel calcio e nel basket la lotta è tutta americana, tra Sud America e Nord America, o meglio, Stati Uniti,nella pallacanestro sbucano, come anche nel calcio, degli europei. Maradona, argentino, Pelé e Ronaldo, brasiliani, sono i simboli del calcio sudamericano, Michael Jordan, Larry Bird, Magic Johnson e Kobe Bryant sono i simboli del basket nordamericano; e se nel calcio europeo ci sono stati Crujff, olandese, Zidane e Platini, francesi, a portare fantasia e poesia sul prato verde, per lo sport dalla palla a spicchi, per lo sport che si gioca sul parquet, abbiamo avuto degli europei come ad esempio il serbo Divac o l’italiano Meneghin, ed anche un croato, il suo nome è Dražen Petrović, descritto come il Mozart dei canestri.

Nato nel 22 ottobre del 1964 a Sebenico, in Croazia, nell’allora Jugoslavia, oggi sarebbe stato il suo compleanno. Un giocatore che respirava e viveva solo di basket. Tutti i giorni si alzava presto, all’alba, per una sessione di tiri a canestro, per l’esattezza una sessione di cinquecento tiri da tre punti, per poi andare a scuola. Una personalità fuori dalla norma, a 14 anni entra a far parte del Šibenik, la squadra del suo paese, a 16 anni è in prima squadra, a nemmeno 18 anni compiuti trascina la sua squadra in finale di Coppa Korac, che poi perderà contro il Limoges.

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Proprio come nel calcio croato di oggi, in cui i migliori talenti prima o poi vanno a giocare nella Dinamo Zagabria, Petrovic nell’84 viene acquistato dal Cibona Zagabria, squadra con cui vincerà 1 Yuba Liga, campionato jugoslavo, 3 Coppe di Jugoslavia, 2 Coppe dei Campioni e 1 Coppa delle Coppe, e tra l’altro la prima vittoria in Europa la ottenne proprio contro il Real Madrid, la sua futura squadra:

Una delle tante belle partite di Petrovic, capace di segnare 36 punti e guidare il Cibona Zagabria alla vittoria.

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Acquistato dal Real Madrid nel ’88, dopo aver vinto praticamente tutto con il Cibona Zagabria, Dražen Petrovic, si conferma come  uno dei migliori del campionato spagnolo e d’Europa, vincendo in quello stesso anno la Copa del Rey e Coppa delle Coppe, contro Caserta, dove segnò 62 punti, dando sfogo a tutta la sua fantasia:

Oltre in ambito di club le soddisfazioni arrivano anche con la nazionale jugoslava, un misto tra potenza, esplosività ed eleganza, mischiato alla solita arroganza e sfrontatezza tipica dei balcani. Molto amico di Vlade Divac, serbo dal 1992, lasciavano in disparte i motivi storici, e vivevano il presente, rappresentando anche una delle amicizie più belle del basket europeo.

La Jugoslavia vince l’Europeo dell’89 contro la Grecia, Petrovic mette a segno 35 punti in una partita terminata 98 a 77, la Jugoslavia è sul tetto d’Europa per la quarta volta e per Petrovic, nominato miglior giocatore del torneo, inizia un nuovo capitolo, il capitolo Nba.

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“In Europa sono il più forte ho vinto tutto. Non mi interessa continuare a vincere e a collezionare coppe. Cerco altre sfide e voglio dimostrare di poter giocare anche nell’Nba”. Così viene acquistato dai Portland T. Blazers, con un impatto a dir poco entusiasmante. Di europei per di là ne passavano pochi, e si apprestavano a ricevere le gesta di un cestista proveniente dalla Jugoslavia. Arriva in finale che poi perderà contro i Detroit.

IL MONDIALE:

Nel ’90 ci sono i Mondiali a Buenos Aires, Argentina. La Jugoslavia, dopo l’Europeo dell’anno prima, vuole mettere le mani anche sulla Coppa del Mondo. Arrivano in finale, dopo aver battuto gli Stati Uniti 99-91, ed incontrano l’Unione Sovietica, battuta 92-75. Una Jugoslavia devastante, che però già non esisteva più.

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NAZIONALE CROATA E NEW JERSEY NETS:

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Al momento dei festeggiamenti, un tifoso entra in campo nel tentativo di porgere una bandiera croata: Divac gliela strappa di mano. Quello che parrebbe un gesto brutale è in realtà un gesto per difendere un trionfo di tutti. Ma per chi si ciba di strumentalizzazione, va a nozze e Divac viene attaccato ferocemente dalla stampa croata e dalle forze governative. Ma il fatto più grave è che da quel momento l’amicizia tra Divac e Petrovic si rompe. Diva, comunque,l funerale di Petrovic, abbraccerà la famiglia del cestista croato porgendo anche dei fiori sulla sua tomba.

Petrovic, quindi, dice:“Non sono jugoslavo, sono croato”, diventando non solo il simbolo della nazionale, ma anche di una nazione, trascinando la Croazia in finale alle Olimpiadi di Barcellona nel ’92, persa contro gli Stati Uniti. Nel frattempo passa ai New Jersey Nets.

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DESTINO CRUDELE:

Per i fatti appena accaduti, l’attaccamento alla propria nazione è così forte che persino l’Nba può sembrare un dettaglio insignificante al riguardo, soprattutto se questa nazione è ancora in guerra. Quindi non appena termina il campionato Nba, Petrovic si reca subito in Croazia per giocare una partita di qualificazione per gli Europei, in Polonia, contro appunto la nazionale polacca, dove mette a segno 30 punti. La squadra decide di tornare in Croazia con l’aereo, Petrovic, invece, sceglie di tornare in macchina, in compagnia della fidanzata e di un’amica di quest’ultima, non sapendo cosa gli aspetta.

Sulla strada di ritorno, mentre erano a Denkendorf, in Germania, un camion sbandando invade la corsia dove l’auto dei tre viaggiava. La fidanzata, sposata adesso con il calciatore tedesco Oliver Bierhoff, e la sua amica restano ferite, Petrovic no, muore sul colpo a soli 28 anni; era il 7 giugno del 1993. Alla notizia i Nets ritirano la sua maglia numero 3, l‘Nba annuncia il lutto in tutti i campi, mentre in Croazia il 7 giugno è ancora oggi giornata di lutto nazionale: al funerale la mamma di Petrovic piange la scomparsa del figlio, un ragazzino si avvicina e le dice: “Signora, forse l’ha cresciuto lei. Ma lui è nostro, è di tutti noi.” Come un uomo, che nella vita vuole e voleva solo giocare a basket, diventa un personaggio-simbolo ed eroe di una nazione all’epoca giovane.

Tutti hanno riconosciuto la grandezza di questo giocatore, che sgusciava tra gli avversari, che non passava la palla nemmeno sotto tortura, difatti appena la passava subiva fallo, di quel giocatore che batteva quei tiri liberi sempre allo stesso modo: stesso modo di piegarsi sulle gambe, di alzare le braccia, di prendere il respiro e lanciare la palla, di un giocatore individualista, ma non troppo, di chi nell’Nba diceva che doveva ancora nascere un bianco a giocare bene a basket, e che poi lo ha zittito, di chi ha fatto la differenza in ogni squadra in cui ha giocato, di chi era il timoniere di una nazionale come la Jugoslavia, di chi affrontava giocatori come Michael Jordan e Magic Johnson come fossero degli avversari normali, di chi era uno specialista nel tiro da tre e la sua grandezza viene raccontata anche in questo aneddoto del giornalista italiano Sergio Tavcar:

“Poco prima della sua morte, amichevole a Trieste fra Croazia e Italia. Petrovic sbaglia tiri che di solito mette con percentuali clamorose, ma non si scoraggia e continua a tirare. E a sbagliare. Durante un time out invece di ascoltare l’allenatore va sotto il canestro e lo osserva con attenzione. ‘Arbitro, il ferro è spostato di qualche centimetro. Va messo a posto!’. Viene fatta la misurazione ed in effetti il ferro non è ben posizionato. L’aneddoto si conclude con Drazen che nel canestro sistemato inizia a segnare senza fermarsi più”. 

Il destino ha voluto che Petrovic all’età di 28 anni dovesse lasciare questo mondo, ancora troppo giovane. Poteva ancora dare qualcosa in più al basket europeo, ma soprattutto a quella nazionale che tanto lo osannava, la sua Croazia.

Auguri campione, diavolo di Sebenico!

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A cura di Simmaco Munno

 

 

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CasertaSport

Juvecaserta ancora in trasferta, si gioca al PalaRadi di Cremona

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Dopo la prima vittoria casalinga contro la Grissin Bon Reggio Emilia, e la pesante sconfitta contro Pall. Varese per 93-74 nella seconda giornata di campionato, la terza sfida in programma per la squadra casertana è contro il Guerino Vanoli Cremona.

Oggi, quindi, alle 18-15 la Juvecaserta affronta il Cremona, la quarta forza dello scorso campionato: 30 partite giocate, 19 vittorie ed 11 sconfitte con uno score di 2258 realizzati e di 2213 subiti.

La Juvecaserta, però, cerca riscatto. Dopo la buona partenza alla prima giornata, l’inciampo contro la Pallacanestro Varese ha spezzato un po’ quell’incantesimo che si era creato al debutto in questo campionato 2016/2017, ma è già acqua passata: la testa è totalmente concentrata sulla sfida di oggi e, ovviamente, cercare di vincere.

GLI UOMINI DA FERMARE:

Due sono gli uomini da fermare assolutamente dellasquadra lombarda: Turner Elston e Halloway Tu. Il primo, statunitense classe ’90, in due partite ha messo a segno 42 punti che comprendono anche 6 tiri da due realizzati, 9 tiri da tre realizzati, e 3 tiri liberi su tre, più un totale di 6 rimbalzi, uno offensivo e cinque difensivi e 3 assist. Il secondo, invece, anche lui statunitense, ma classe ’89, ha realizzato 38 punti tra tiri da due realizzati: 7; tiri da tre realizzati: 4; e 12 tiri liberi su 12 messi a segno, che gli consentono un’ottima media. Inoltre porta a casa 2 rimbalzi, uno offensivo e l’altro difensivo, e 12 assist messi a segno.

A cura di Simmaco Munno

 

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CasertaSport

Juvecaserta come in un film, affondati gli emiliani

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Di solito nei film capita che la squadra protagonista vada sotto contro gli avversari più forti di tanti punti, e poi alla fine che ci sia la rimonta clamorosa, a volte inverosimile, della squadra protagonista. Oggi no. Oggi la Pasta Reggio Juvecaserta ha mostrato il suo gioco fin dall’inizio, andando subito sei punti sopra agli avversari, l’avversario in questo caso era la Grissin Bon Reggio Emilia, una delle più forti del campionato italiano di basket. La squadra emiliana aveva qualità nel gioco anche se è risultato parecchio fumoso sotto canestro, ma ha saputo rimontare il risultato, fin quando all’ultimo tempo, a 5 secondi dalla fine entrambe le squadre erano in parità a 75 punti. Al secondo 4.99, coi vari time out chiamati dal coach della Reggio Emilia, Marco Giuri trova il canestro dei tre punti che porta la vittoria di 78 a 75 per i casertani. Partita da cardiopalma, giocata a ritmi non alti, ma altissimi. Gli emiliani erano abili nel palleggio e nel mettere a segno i tiri liberi, ma il cuore e la voglia di vincere dei casertani è risultata maggiore, è risultata così forte che l’avversario in quel caso non aveva più un nome da paura, da far venire i brividi solo a pronunciarlo, comunque gli avversari sono i vice campioni d’Italia, avendo perso la finale di play-off l’anno scorso contro l’Olimpia Milano.

IL MATCH:

Subito in vantaggio di sei punti, si lasciano arrivare e poi rimontare. La qualità del palleggio degli emiliani non si discute, con il classe ’93 Della Valle, tra i migliori della Grissin Bon Reggio Emilia, e col serbo Sava Lešic, ma la Juvecaserta dalla sua aveva il numero 4, Edgar Sosa, che ha portato palleggio, qualità, assist e punti alla sua Juvecaserta, uomo che è risultato fondamentale anche negli ultimi due tempi, dove la Reggio Emilia ha saputo prendere coraggio e guadagnare punti importanti dalla zona calda, quella da tre.  Alla fine la squadra a trionfare è la Juvecaserta, e la qualità avversaria dei singoli può anche prendere un secondo piano.

Chi deve prendere ancora coraggio è lo svedese classe ’92 Viktor Gaddefors. Partita da 5,5/6 potremmo dire, il talento c’è e si è visto pure, ma ciò che manca al cestista vichingo è la personalità. Palle perse, la troppa foga di fare bene per poi perdersi in un bicchiere d’acqua, si salva da un’insufficienza pesante solo per aver segnato un tiro libero, il secondo l’ha persino sbagliato. Gaddefors comunque ha tutto il tempo di rifarsi, gli anni sono dalla sua parte e crescere in un gruppo così bello e unito, può fargli solo del bene.

TIFO AD ALTISSIMA TENSIONE

Coi vari problemi della società, con lo spettro della Lega 2 l’anno scorso, i tifosi ci sono sempre, gli ultrà sono sempre presenti in quella curva che esplode ad ogni canestro. Cullano i propri beniamini con cori che ti danno quella carica per fare bene, assolutamente bene, equivarrebbe ad un oltraggio perdere. Le altre squadre sono avvisate, con un tifo così vincere a Caserta, al Palamaggiò di Caserta, non sarà facile.

A cura di Simmaco Munno

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CasertaSport

Juvecaserta – Domani avversario difficile ma non impossibile

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Domani la Pasta Reggio Juvecaserta esordisce nella prima di questo campionato 2016/2017 contro una delle forze del basket italiano: la Grissin Bon Reggio Emilia. Da quando la società casertana ha cambiato gestione, passata da Iavazzi, che ha venduto il 62% alla Fortune Investment, la squadra sembra rispondere in maniera positiva, certo i giocatori sono quelli che sono, non a caso è l’Olimpia Milano ad essere la super favorita alla vittoria dello scudetto, e la Juvecaserta non rientra nemmeno tra le favorite per il secondo o terzo posto o, addirittura, lo scudetto, ma persino la retrocessione sembra un opzione plausibile, quindi la squadra bianconera potrà raggiungere obiettivi stagionali normali, senza pretendere troppo, e,ovviamente, non retrocedere.

GLI ACQUISTI

La squadra di Dell’Agnello è stata rinforzata in maniera adeguata. Acquisti mirati ad un unico scopo, quello di poter competere ancora una volta nella massima lega di basket. Gli squilli però sono negativi i due nuovi acquisti, causa infortunio contro l’Enel Brindisi, i cestisti sono Edgar Sosa, che però potrebbe essere presente domani contro la Grissin Bon Reggio Emilia, e Joshua Bostic. Due acquisti importanti per la società, che potrebbero giocare non al massimo della forma. Chi invece sarà presente è Edgar Sosa, cestista americano naturalizzato dominicano ha già vinto in Italia, con la Dinamo Sassari nel 2015, e sarà lui l’uomo a dover gestire le manovre dei bianconeri, un playmaker completo capace di dettare i ritmi di gioco ma anche di offendere appena può e il polacco classe ’90 Olek Czyż, che viene da un sesto posto, quindi play off, persi però subito ai quarti di finale contro la Scandone Avellino, e per lui 327 punti in 29 presenze.

LA SORPRESA

La Juvecaserta, comunque, ha un potenziale roster da non sottovalutare. Lo svedese Viktor Gaddefors, classe ’92, viene da una buona annata realizzata l’anno scorso: 104 punti in 17 presenze. A cui si affiancano i due italiani, il capitano classe ’88 Marco Giuri (22 presenze e 116 canestri) e l’esperto Daniele Cinciarini classe ’83 che l’anno scorso ha totalizzato 278 punti in 21 presenze. Insomma una squadra normale, ma che potrebbe sorprendere, giocando senza obiettivi troppo ambiziosi la squadra potrebbe anche superare gli obiettivi stagionali già predisposti, sognando magari l’ottavo posto che vuole dire play-off, non è mai vietato sognare, e nel basket si vola in alto, fin su all’anello per mettere dentro quella palla che vuol dire punto. A domani per la prima di campionato contro la Grissin Bon Reggio Emilia alle 18.15.

A cura di Simmaco Munno

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CasertaSport

Juvecaserta – Raphiael Putney firma per i bianconeri

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Nuovo volto in casa Pasta Reggia Juvecaserta, firma coi casertani il cestista statunitense Raphiael Putney, classe ’90, di ruolo ala grande.

CARRIERA: Putney inizia la sua carriera High School di Woodbrige per poi nel 2010 entrare a far parte nella squadra del college UMass Minutemen. Successivamente entra a far parte dei Rio Grande Valley Vipers in D-League ed in sole 24 partite mette a segno una media di 6,3 punti e 2,5 rimbalzi a partita. Alla fine della stagione approderà in Australia con il BQQ Redbacks: in 9 partite ha una media di 19.3 punti, 10.9 rimbalzi, 2.0 assist e 2.6 stoppate a partita. La stagione 2015/16 si apre con un ritorno al Rio Grande Valley Vipers (48 partite con una media di 17,2 punti e 8,1 rimbalzi ) trasferendosi poi in aprile in Venezuela aggregandosi alla formazione del Guaiqueries de Margarita con cui ha disputato 6 partite con una media di 15 punti a gara. Il mese scorso è stato tra i protagonisti della Summer league di Las Vegas dove è giunto in semifinale con la maglia dei Cleveland Cavaliers: in 9 partite ha realizzato una media di 9,9 punti e 4,6 rimbalzi. Nella stagione 2015/16 con la sua squadra si è laureato campione della Soutwest Division ed è stato selezionato per l’All Star Game della D-League.

Le parole del coach Sandro Dell’Agnello: «Raphiael credo sia un giocatore molto intrigante. Leggero ma agile e veloce nonostante l’altezza, sarà un’arma in attacco per aprire il campo con il suo tiro da tre, che negli anni è diventato molto affidabile, ed allo stesso tempo per correre grazie al suo dinamismo; caratteristiche, queste, che potrebbero essere importanti anche in difesa. E’ alla prima esperienza europea e quindi gli servirà un po’ di tempo per capire come si gioca qui, ma l’ho sentito pochi giorni fa ed è molto eccitato all’idea di venire a giocare da noi».

Ecco un video sulle sua specialità: il tiro dai 3 punti:

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Europei 2016 – Italia – Spagna, l’ottavo di finale più duro

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Oggi alle 18.00 sarà il turno di Italia – Spagna. Vigilia scaldata per bene c’è rispetto ad ambo le parti, si teme il proprio avversario.

La Spagna sul piano tecnico è nettamente superiore alla nostra Italia, anche se la Roja iberica non sembra aver convinto.

Ciò che fa tremare la Spagna è la difesa azzurra, une delle più imbattute di questo torneo per ora, che, come è giusto, non risparmieranno il loro ex collega di club, Morata, dato che la difesa italiana è tutta juventina.

Se sul piano tecnico possono batterci, sul piano fisico di meno. Iniesta e Silva gli unici in stato di grazia, con Morata che sa come insaccare in rete. Sarà una partita epica, una battaglia, l’Italia ha tanti motivi per fare bene e vincere questo ottavo come se fosse una finale, come quella persa all’Europeo scorso con il risultato di 4-0, risultando come la migliori vittoria di una finale dell’europeo, record positivo per gli spagnoli, negativo per gli italiani.

Conte schiererà il solito 3-5-2, Del Bosque dalla sua ha la fantasia e si presenta con un 4-3-3 più che ragionevole.

Assente Candreva a spingere saranno De Sciglio e Florenzi, che non è la stessa cosa, ma possono dare una grossa mano in difesa. Ricordiamo anche che la Spagna è entrata in leggero conflitto con Piqué per il brutto gesto rifilato a Ramos durante l’inno nel match contro la Croazia.

LE PROBABILI FORMAZIONI:

ITALIA (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Florenzi, Parolo, De Rossi,Giaccherini, De Sciglio; Eder, Pellè.

SPAGNA (4-3-3): De Gea; Juanfran, Piqué, Sergio Ramos, Jordi Alba; Fabregas, Busquets, Iniesta; David Silva, Morata, Nolito.

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Sport

Europei 2016 – Italia sconfitta ed Irlanda agli ottavi

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Sfuma l’obiettivo dell’Italia di essere l’unica a completare il girone con 9 punti, tre vittorie su tre, invece arriva una sconfitta da un’Irlanda che ha messo dal primo minuto in difficoltà l’Italia, cosa che l’Italia non è riuscita a fare.

Troppo lunga ed imprecisa gli irlandesi hanno preso campo e coraggio. Primo tempo non molto esaltante ed occasioni sprecate, mentre nel secondo tempo la partita si rende più vivace con Zaza ed Immobile, ma solo con l’ingresso di Insigne l’Italia spaventerà l’Irlanda su un’occasione da lontano in cui il partenopeo colpisce il palo. All’85’ poi arriva il gol di Brady sfruttando l’assist di Hoolahan, e proprio l’assist man poco prima aveva sprecato una nitida azione da gol.

Irlandesi che sorridono e passano come una delle migliori terze, svedesi che piangono per la sconfitta subita contro il Belgio, gol di Nainngolan.

Conte si dice comunque soddisfatto per il gioco espresso, gioco che però non ha convinto molto e difatti che azzurri trovano la prima sconfitta in questo Europeo. Testa alla Spagna che non sarà un match facile.

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