Il comitato “Cittadini 5 Stelle di Santa Maria a Vico” chiede aggiornamento sullo stato dell’arte dell’ Ecocentro ed evidenzia le incongruenze del bando per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti. – La Tribuna Online
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Santa Maria a Vico

Il comitato “Cittadini 5 Stelle di Santa Maria a Vico” chiede aggiornamento sullo stato dell’arte dell’ Ecocentro ed evidenzia le incongruenze del bando per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti.

cittadini 5 stelle

 

 

In data 8 marzo  2019, con n. di protocollo 2019/5015, il Comitato “Cittadini 5 Stelle di Santa Maria a Vico” (di seguito Comitato) ha voluto porre i riflettori della Pubblica Amministrazione Comunale sul tema dell’Ambiente, tanto caro alla stessa Amministrazione, e sui vari aspetti e apparenti incongruenze del bando

per “Affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi

urbani e rifiuti assimilabili da avviare a smaltimento/recupero, raccolta differenziata e di ulteriori servizi accessori per la tutela dell’ambiente”, pubblicato in data 10.11.2016, dopo revisione e correzione da parte della SUA di Caserta. Tale bando è stato già oggetto di altre osservazioni che ne hanno evidenziato le carenze gestionali e le adempienze parziali e tardive sia sull’installazione di appositi cestini per le deiezioni canine (nonché di quelli per i rifiuti in generale per i quali non sono stati previsti neanche contenitori per la raccolta differenziata ma solo per quella indifferenziata) e per l’informazione e formazione della cittadinanza all’uso delle compostiere domestiche al fine di ridurre la produzione di rifiuti, e di conseguenza il costo del servizio e la tassazione, e migliorare la gestione delle risorse (vedasi istanze “installazione di “contenitori per le deiezioni canine” sul territorio di S. Maria a Vico” e “Richiesta di riapertura di avviso pubblico per l’autorizzazione all’autocompostaggio domestico e determinazione delle agevolazioni TARI” n. prot. 2018/10394). Con questa ulteriore istanza, il Comitato vuole porre l’attenzione sul recente annunciato “Ecocentro” (anche detto isola ecologica o centro di raccolta), che, per rigore di chiarezza e onestà, è definito dal Dlgs. 152/2 art. 183, “area presidiata ed allestita, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per l’attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti urbani per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei centri di raccolta è data con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281”. Tale Ecocentro, come descritto dalla “Relazione Tecnico-Illustrativa” che ha accompagnato il suddetto bando, avrebbe (il condizionale è d’obbligo) lo scopo di integrare il servizio di raccolta porta-porta, il che è evidentemente riferito alla pesatura e successivo deposito in modo separato dei rifiuti “correttamente” differenziati dai cittadini per poter poi applicare una Tariffazione puntuale (cioè un sistema di tariffazione che faccia pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere, già previsto dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 1999 e finora mai attuato), ed eventualmente creare un centro di riparazione per il riuso di beni e/o un mercatino dell’usato/baratto, così da migliorare la gestione delle risorse e dei materiali. Come tale, l’Ecocentro è, secondo l’opinione dei membri del Comitato, un importante elemento all’interno della gestione dei rifiuti che permetterebbe il reale e concreto impegno nel miglioramento delle risorse e nella riduzione dei costi del servizio a carico dei cittadini, che deve essere fatto secondo criteri e caratteristiche autorizzati e quanto prima possibile. Proprio in merito alla celerità nella costruzione dell’Ecocentro e al reale interesse da parte dell’Amministrazione di voler effettivamente ridurre la tasse e rendere il servizio di gestione dei rifiuti efficiente per limitarne i costi, quindi il valore economico per l’appaltatore, se non addirittura redditizio per lo stesso Comune (e anche di quelli limitrofi) in quanto i rifiuti differenziati rappresentano delle categorie merceologiche che possono rientrare nel circuito economico definite Materie Prime Seconde (non tutti, ovviamente, ma quelli che rappresentano le frazioni maggiori), il Comitato, ha sollevato i propri dubbi, facendo notare, attraverso la succitata istanza, che tutto l’impianto del bando si regge su buoni propositi ma scarso impegno e pessimi accordi a favore dell’Appaltatore, soprattutto in considerazione degli scarsi controlli sulle numerose inadempienze risultate dal contratto. Per brevità si riporterà un sunto dell’istanza: “il bando di gara stabilisce un canone annuo fisso e non soggetto a variazioni per numerosi servizi di igiene urbana, nonché comprensivo del costo della costruzione dell’Ecocentro, che sarebbe dovuta avvenire già due anni fa da parte dell’Appaltatore al momento dell’aggiudicazione del bando, così come sarebbero dovute essere distribuite buste con un codice/microchip ad infrarossi (che, sempre secondo il Comitato, potrebbero essere sostituito con dispositivi più “semplici e meno costosi”), al fine di garantire il riconoscimento della proprietà del rifiuto, poterlo quindi pesare e procedere ad una tariffazione puntuale, che già di per sé rappresenta una sorta di premio per il cittadino che ha fatto il “lavoro sporco” differenziando i propri rifiuti.

Inoltre, il suddetto bando prevedeva:

  • un regolamento per la tariffazione puntuale da pubblicare entro il 31.12.2016 (e finora non pervenuto);
  • la cessione all’Appaltatore di tutti i contributi CONAI, che rappresentano non il guadagno dalla vendita dei materiali ma un semplice contributo che deriva dalla quota di partecipazione degli associati al CONAI e che questo ridistribuisce tra i soggetti promotori dei servizi di raccolta differenziata come cofinanziamento per ammortizzare le spese di gestione;
  • la proprietà dei rifiuti a carico dell’Appaltatore, per cui le materie prime seconde risultanti dal lavoro di differenziazione svolto dall’utenza cittadina, divengono un’ulteriore fonte di guadagno per lo tesso Appaltatore, che quindi guadagna sia dal pagamento del servizio di raccolta, sia dalla rivendita del materiale;
  • un premio per l’Appaltatore in relazione alla riduzione della quantità di rifiuti prodotti, quindi se i cittadini producono meno rifiuti pagano la somma del canone annuo stabilito e fisso più un’ulteriore premio all’Appaltatore. In pratica, se (ipoteticamente) tutte le utenze, domestiche e non, effettuassero una raccolta differenziata perfetta, pagherebbero la stessa somma per la TARI perché da contratto il canone è stato fissato e non reso soggetto a variazioni di sorta, per cui la somma pattuita deve essere in ogni caso completata senza che l’Amministrazione abbia valutato la possibilità di ottenere fonti di reddito dalla stessa differenziata, che si ricorda è arrivata al 78% grazie all’impegno dei cittadini del Comune di Santa Maria a Vico.