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Prima bisognava intercettarli per sentire certe cose, come accadde al tristemente famoso De Vito Piscicelli che mentre l’Aquila veniva sbriciolata dal terremoto del 2009 portandosi via tante vite ,rideva al telefono pregustando l’affare che gli si parava davanti nella ricostruzione della città. Sono passati sette anni da allora e purtroppo siamo di nuovo a piangere tante morti che in tanti vogliono farci credere inevitabili e frutto della mera casualità: da L’Aquila ad Amatrice infatti cambia la data e il luogo della tragedia, ma non il codazzo di retorica e di amenità che sembrano tanto interessate se pronunciate da chi ci governa. E’ la cronaca, bellezza” si dirà. Bene, si da il caso però che certe confessioni non avvengano più in una privatissima conversazione fra palazzinari (pardon,” imprenditori”, cosi si chiamano in Italia anche gli speculatori edilizi) ma in diretta televisiva  sulla prima rete della Rai. L’ineffabile Bruno Vespa infatti (come riporta il sito de Il Fatto Quotidiano, dialogando col ministro Graziano Delrio , durante uno dei tanti speciali sul terremoto andati in onda ieri , ha affermato che “‘Questa sarebbe una bella botta di ripresa per l’economia perché pensi l’edilizia che cosa non potrebbe fare” riferendosi alla ricostruzione delle zone terremotate, suffragato subito dal ministro che ha subito ricordato che ”l’Aquila è il cantiere più grande d’Europa”. Non è il caso di ricordare le innumerevoli doti professionali del Vespa, che nel servizio pubblico lottizzato  ha sempre trovato il suo posto da più di quarant’anni, non è questa la sede. Ci poniamo però una domanda: se anche sulla rete ammiraglia nazionale si ammette candidamente che il terremoto può portare benefici al Pil, dobbiamo rivalutare le parole del Piscicelli? Ci auguriamo che Vespa intendesse dire che bisogna fare di necessità virtù e usare la ricostruzione come volano per l’economia, ma all’indomani di un sisma che molti esperti affermano non letale in un paese con adeguate misure antisismiche, diciamo che la cosa ci rende un po’ sospettosi.

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