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Sanità

Medico : Declino di una professione. La lettera del dott. Franco Pierino De Lucia al Ministro della Salute

franco pierino

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che il dottore Franco Pierino De Lucia, medico di famiglia di Santa Maria a Vico, ha inviato al Ministro della Salute, dott.ssa Giulia Grillo, nella quale evidenzia il declino della professione di medico.

 

 

“OGGETTO: declino di una professione, da M.M.G.  a  M.S.S.T..

Il Medico di famiglia è finito. Se non cambia qualcosa lo sarà presto.

Con la rivoluzione tecnologica di quest’ultimi anni ( computer, ricette telematiche, codici per esami, ecc.) è stato espropriato della sua professione. L’ osservazione, la raccolta dei sintomi e dei segni semiologici attraverso la visita medica non avviene più. Oggi nella maggioranza dei casi  si limita ad osservare , da lontano, il paziente e a prescrivere la ricetta o a trascrivere una ricetta specialistica. L’occhio del medico si è progressivamente spostato dal corpo vivente del paziente alla sua rappresentazione digitalizzata. In poche parole il processo diagnostico e clinico è scomparso: non visita, non si intrattiene con il paziente per dare consigli, misura la P.A. una sola volta e frettolosamente, non usa più il lettino, non possiede un bilancia peso-persona e altro.

Si è trasformato da M.M.G. in M.S.S.T.cioè:

  • Medico;
  • di Scrivania;
  • Smistatore (fare la diagnosi e la cura non è compito suo, ma specialistica);
  • Trascrittore.

In poco tempo smaltisce le richieste di salute (secondi o pochissimi minuti) alla stregua di un impiegato statale e di scrivano passacarte.

La cosa paradossale è che l’attività di ogni medico viene valutata in termini di spesa (di farmaci, di esami ed altro). Non interessa se un medico segue i pazienti nel percorso diagnostico e terapeutico e si impegna facendo un FILTRO sul territorio (in termini di capacità internistica,  di orario di ambulatorio e visite domiciliari) con conseguente riduzione degli accessi e  ricoveri impropri ospedalieri e di accessi in guardia medica. Non esiste nessun tipo di controllo sul territorio. Eppure nelle amministrazioni  pubbliche  lavora  un  fiume   di  impiegati (soprattutto in Campania e in Sicilia) che si potrebbero impiegare a questo scopo. Ai dirigenti invece interessa la spesa da cui ricavarne benefici in termini economici.  Da questa situazione a  dir  poco  avvilente  e  mortificante  non vedo  l’ora  di uscirne. A preoccuparsi del mio pensionamento  sono solo  i miei pazienti.

Queste mie scomode verità, sicuramente saranno inascoltate, molto simili alle vicende scolastiche.  Svolgo l’attività di Medico di Medicina Generale dal 1980…. e se potessi tornare indietro nel tempo espatrierei perché fortemente deluso da questo stato di cose. Il problema è che  in questo paese non esiste e non è mai esistita:

la MERITOCRAZIA e l’ETICA DEL LAVORO nel pubblico.

Ho speso una vita allo studio, all’ aggiornamento e al miglioramento della mia attività professionale per i miei assistiti (effettuo piccola chirurgia, medicazioni, attività O.R.L. ecc.) e sono giudicato per la spesa  prescrittiva e non per quello che produco. Che vergogna! Vengono invece premiate le carte e i progetti.Per fortuna fra 2 anni andrò in pensione e mi dedicherò ad altre cose. Mi chiedo con insistenza quale grado di soddisfazione professionale  si ricava laurearsi in Medicina e seguire un corso triennale (inutile come tirocinante) per espletare l’attività professionale di Scrivano, peraltro  limitato nelle prescrizioni di farmaci di qualità, come per es. Incretine, NAO, ecc…Per questi farmaci ci vogliono altre carte: i cosiddetti piani terapeutici specialistici.

Dulcis in fundo la legge sulla privacy 2018: un’altra catasta di carte da accumulare.

Ai giovani medici sconsiglio vivamente la Medicina Generale perché limitata, deprimente e umiliante. Inoltre aggiungo  che  il rapporto con  gli assistiti nello studio medico è peggiorato rispetto al passato:

  • molti, i frequentatori assidui, beneficiano dell’esenzione totale del ticket e pretendono mare e monti perché non pagano niente;
  • mancano di rispetto al medico e vogliono tutto e subito, scambiando l’ambulatorio medico come un supermercato dove fare la spesa. Personalmente sono stato aggredito a pugni e minacciato da un mio assistito perché mi ero rifiutato di prescrivere l’insulina alla moglie non diabetica. Inoltre un pensionato , dopo aver bussato ripetutamente sulla porta d’ingresso, è entrato nel mio ambulatorio chiedendo a voce alta celerità nelle visite. Non è possibile che la maggioranza degli esenti ticket non paghi niente per la visite ambulatoriali e domiciliari: il pagamento di 1-2 euro a visita, sarebbe il segnale giusto per migliorare l’affluenza e il comportamento dei frequentatori assidui, cosi come il pagamento di 5 euro a ricetta per gli esami ridurrebbe gli esami diagnostici pretesi e spesso inappropriati. Questo sarebbe il modo  per responsabilizzare l’utenza, soprattutto quella abituale.

Spero che queste mie osservazioni, frutto di una lunga e proficua attività professionale, possano servire a migliorare il Servizio Sanitario Nazionale.

dott. Franco Pierino De Lucia

 

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