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di Rosa Meola

 

Non c’è niente di cui non si possa parlare davanti ad un buon caffè, soprattutto d’amore e di poesia.
È questa la cornice della mia chiacchierata con Alessandro Oliviero, giovane poeta originario di Santa Maria Capua Vetere ma che usa il mondo come patria che lo accoglie, lo ospita e lo ispira nel suo percorso di vita e scrittura.
Alessandro si racconta come poeta e come persona, quella che vive, sente e soffre le pene d’amore espresse nei suoi versi.
Dice di scrivere per divertimento, per se stesso, per curiosità. Quella di vedere cosa succede una volta messi su carta pensieri, emozioni e sensazioni. Quella che lo porta ad osservare, rintanato in un angolino del foglio in cui si susseguono i versi, l’effetto che le sue parole hanno sul pubblico.
Una specie di voyerismo metaforico che lo spinge a scrivere e ad aspettare gli effetti della poesia su di sé e sugli altri.
Sono questi i motivi principali che hanno spinto Alessandro a pubblicare la sua prima raccolta di poesie dal titolo: “Mi uccido appena.”
La raccolta all’inizio si chiamava: “Mi ucciderò appena finito di scrivere questo libro.” Un titolo che sapeva di richiamo all’attenzione più che di promessa vera e propria, anche se – lo stesso Alessandro- ammette che i più ottimisti hanno forse creduto e sperato davvero nel gesto estremo.
È stato poi l’editore, “Kammer Edizioni” di Bologna, a proporre il titolo al presente indicativo, tagliandone una parte e proponendo il più enigmatico “Mi uccido appena”.
Le poesie risalgono a periodi diversi della vita del poeta, per lo più alla fase adolescenziale – quella dei primi amori, struggenti, totalizzanti e malinconici – nonché all’adolescenza della poesia, quella fatta di esplorazione di rime, figure retoriche e giochi verbali.
Le poesie in origine erano solo le prime 15 del libro, scritte tutte tra il 2009 e il 2010; solo poi è sorto il desiderio di produrre un libro vero e proprio, selezionando dalle poesie vecchie scritte tra il 2005 e il 2008, alcune più vecchie del 2003.
“Il mio output poetico deriva da input di eventi tragici, malinconie, tristezze varie. Perciò quello che scrivo lo considero poesia solo da un punto di vista tecnico, nel senso che è in versi. Non faccio ricerche sulle figure retoriche, sui versi o sulle parole giuste da usare. Scrivo come esce. Se esce bene… lo tengo. Altrimenti lo butto. Quindi non sono mai veramente giunto alla poesia, è una produzione artistica involontaria, un po’ come andare al bagno”: così descrive Alessandro la sua produzione in versi.
Una raccolta il cui nodo cruciale è l’assenza di un vero filo logico, di un legame prestabilito tra i pensieri, che è poi lo stesso lettore a creare, così da sentire anche parte di sé dentro quelle righe.
“Cosa ti ha spinto a rendere pubblica una parte di te così intima e privata?” – gli chiedo.
“Non avevo mai provato a pubblicare una raccolta, ma a un certo punto della mia vita ho deciso che prima di morire avrei dovuto pubblicare tutto ciò che ho scritto – e che sia degno di essere dato alle stampe – e così ho cominciato a proporre i miei scritti alle case editrici”.
Sembrerebbe tutto così facile e spontaneo, eppure entrare nelle grazie degli editori non è una facile impresa e Alessandro lo sa bene. Racconta di quanto sia stato difficile trovare un editore, specialmente uno che faccia filtro e che preservi dal rischio di “farti trovare nella stessa collana con un libro di poesie dedicate alla primavera e agli uccellini che cinguettano”. Immagini abbastanza lontane da quelle della sua raccolta.

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Il tema del libro è, a prima vista, l’amore tragico, a volte anche un po’ cinico. Eppure c’è qualcosa tra le righe, un anelito di speranza, un moto di dolcezza, che si insinua anche nei versi più crudi e spietati. Una tenerezza verso l’autore, verso l’amore e verso se stessi, qualunque cosa accada.
Non ci sono particolari differenze tra le poesie private, scritte anni or sono nella stanza dell’adolescente, e quelle pubblicate nella raccolta. Ma come vive, dunque, il poeta di oggi l’amore di ieri? Come riesce ad integrare queste due sue immagini di sé?
Alessandro dice di essere sempre lo stesso, e diverso allo stesso tempo. Vivere l’amore in quel modo non gli è più possibile, c’è un’età per ogni cosa e un tempo che non può tornare, ma che è sempre dolce ricordare.
Eppure, a quanto pare, il giovane poeta ha avuto il tempo di scrivere, ancora.
Sull’onda del successo di questa prima raccolta, c’è in programma anche la pubblicazione di un nuovo lavoro, sul quale però non si pronuncia ancora.
Che sia un prosieguo di una storia già narrata, un nuovo amore, un nuovo stile o un nuovo poeta, cresciuto e cambiato, non ci è dato sapere.
Ci auguriamo, però, che l’attesa duri poco e che Alessandro sopravviva ancora una volta al suo stesso genio creativo, senza “ucciderlo appena”.

 

Per info sull’autore visitare il sito:
http://www.kammeredizioni.net/presentazioni/miuccidoappenaoliviero.html

Per info sulla raccolta di poesie “Mi uccido appena” visitare il sito:
https://www.amazon.it/Mi-uccido-appena-Alessandro-Oliviero/dp/8899733007

 

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