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Spunta una nuova imposta sugli immobili. L’emedamento, ammesso all’esame in commissione Bilancio, è stato presentato da ventiquattro dem e punta a istituire un’imposta municipale sugli immobili che sostituisca l’imposta municipale propria (Imu) e il tributo per i servizi indivisibili (Tasi). Si chiamerà Imi.

L’emendamento del Pd alla legge di bilancio, a prima firma Maino Marchi, chiede si sostituire l’Imposta municipale unica (Imu) e il tributo per i servizi indivisibili (Tasi) con l’Imposta municipale sugli immobili. L’Imi, questo l’acronimo della nuova imposta proposta dai democrat, si applicherà in tutti i Comuni del territorio nazionale, ferma restando, per le Province autonome di Trento e di Bolzano, la facoltà di modificarla.

“L’emendamento sulla unificazione di Imu e Tasi fa due cose – commenta il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa – da un lato conferma quello che abbiamo sempre detto, e cioè che la Tasi non è una tassa sui servizi ma una patrimoniale, così come lo è l’Imu. Dall’altro – continua – aumenta la tassazione sugli immobili”. Il limite massimo ordinario della somma delle aliquote di Imu e Tasi, infatti, è del 10,6 per mille. L’emendamento, invece, lo porta all’11,4 per mille. Misura, quest’ultima, che nel 2015 era stata ammessa solo in presenza di corrispondenti detrazioni sulla prima casa – quindi senza aumenti di tassazione – e che per il 2016 è stata inopinatamente confermata, senza condizioni, solo per alcuni Comuni, così come fa per il 2017 il ddl bilancio, con scelta già contestata da Confedilizia. “Ci aspettiamo che questo aumento di imposizione sugli immobili non faccia strada – conclude Spaziani Testa – le tasse su case, negozi e uffici vanno drasticamente ridotte. Con questo emendamento verrebbero addirittura aumentate”

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