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ArteFrancesco SgambatoSanta Maria a Vico

Le statue dei braccianti a Santa Maria a Vico. Il fare bene di Cesare

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SANTA MARIA A VICO – Certamente non sono molte, in tutto il mondo, le cittadine di 14.000 abitanti, come S. Maria a  Vico (CE), che possono vantarsi di avere, in una delle piazze principali, cinque statue in bronzo a misura d’uomo, dedicate ad una tematica specifica.
La piazza, ormai famosa, è quella anticamente appellata “piazza Cellaio” e, non a caso, sede della antica Farmacia Saccavino, ormai da quattro generazioni.

Il tema generale specifico, minimo comune denominatore per la scelta dei personaggi delle statue, è stata la volontà di rendere un doveroso omaggio ai lavoratori umili, colonne portanti della vita sociale cittadina (il calzolaio, la ricamatrice, gli emigranti, i braccianti agricoli).  
Operatori silenziosi, non appariscenti, non televisivi, capaci, però, di impegnarsi per conservare la propria dignità, per sostenere le proprie famiglie, per migliorare il futuro dei propri figli, per onorare il proprio paese anche all’estero, se costretti alla emigrazione.
L’artefice (ideatore e realizzatore di questo originale museo a cielo aperto) è stato il Dr. Cesare Saccavino, scomparso recentemente, e considerato, unanimamente per meriti reali conquistati sul campo, il “sindaco di piazza Cellaio” quasi a richiamare il “sindaco del rione Sanità” di eduardiana memoria.
Un Farmacista “di altri tempi”, una “persona per bene”, un “eterno progettista” dall’ animo libero, memoria storica della comunità, capace di dedicare buona parte della sua vita a plurime attività, tutte nell’ottica di “fare qualche cosa di utile” per il proprio paese e per la propria collettività.
La Sua Farmacia è sempre stata, per tutti, un punto di incontro e di confronto su progetti concreti (od anche apparentemente utopistici) sempre perseguiti fino alla loro realizzazione, anche impiegando decenni. 
Se aveva in mente una opera da realizzare perseguiva quell’obiettivo con tenacia e perseveranza, senza demordere mai.
Ricordo ancora quando, seduto dinanzi alla sua farmacia e guardando avanti, mi disse: “Questa piazza è troppo spoglia. Mi è venuta un’idea. Potremmo abbellirla con una statua in bronzo!” 
“È proprio una bella idea – gli risposi – e a chi vorresti dedicarla?”. 
E lui di rimando: “Bisogna finirla di fare sempre le statue alle persone importanti. È necessario rendere omaggio ai lavoratori umili. Ho pensato di dedicarla al calzolaio, considerato che il nostro paese ha una tradizione calzaturiera”.
Così cominciò a coinvolgere gli amici architetti e gli amici disegnatori, cominciò a chiedere preventivi agli scultori in tutt’Italia, cominciò a raccogliere fondi ed alla fine, dopo aver rimuginato su molti disegni, analizzato tutti i  progetti, distribuito in giro le bozze varie, dopo aver ascoltato tutti i commenti positivi e negativi, scelse alla fine  il preventivo di uno scultore di Verona, Luciano Tarocco, a cui aveva mandato una foto di un ciabattino del nostro paese, seduto al desco di lavoro.
E così “piazza Cellaio” fu abbellita con quella magnifica statua che cominciò a fare bella mostra di sé, sul marciapiede di fronte alla sua farmacia, con il ciabattino seduto al proprio desco (con martello, incudine, chiodi, spago, lacci, pece, lesina, forme di scarpe in legno, trincetto, etc…) e che lui rimirava sempre, compiaciuto, pur dissimulandone la goduria.
I problemi interiori nacquero quando un giorno due ragazze, passando dinanzi a noi e guardando la statua, dissero al nostro farmacista: “Dottor Cesare, però voi siete proprio un vero maschilista !”. Sorpreso dal loro dire, Cesare chiese: “Ma perché ?” Quella di loro, che si chiamava Domenichella, in diminutivo Mimì,  rispose: “Perché avete pensato al calzolaio ed avete trascurato la figura femminile che è indispensabile nelle fabbriche di scarpe, cioè  la orlatrice”. Da quel momento, per Cesare fu un vero cruccio continuo, fino a che, con la stessa metodologia operativa e con la stessa caparbietà, riuscì a realizzare l’opera scultorea in bronzo dedicata ad una figura femminile, di nome Mimì. Ma la elaborazione continua del suo pensiero lo aveva portato a concludere che il vero personaggio femminile, meritevole di ricordo ed emblema del paese, non era in primis la “orlatrice” bensì la “ricamatrice”, tenendo conto di quest’altra  antica tradizione locale.
E così la piazza si arricchì, proprio dinanzi alla sua farmacia, con la presenza di una panchina in bronzo (“panchina della compagnia”) su cui è seduta una figura femminile, intenta al ricamo su un tessuto poggiato sulle sue ginocchia (lenzuola, tovaglia, coperta o cuscino, etc… ?). Una presenza inquietante, che controlla anche la piazza e, vicino alla quale, molti si siedono per riposare, anche dialogare, o solo per una foto ricordo.
E non è finita qui, perché poi venne anche la volta di una bella fontanella in bronzo, quale segno di apprezzamento per il lavoro dei campi con i prodotti della terra, ottenuti con il sudore della fronte: la realizzazione di questa testimonianza fu la riproduzione in bronzo di un tronco di olivo con un cesto poggiato sopra, contenente tutti i prodotti ortofrutticoli tipici delle nostre campagne.
Successivamente nacque un magnifico gigantesco gruppo scultoreo dedicato a quello che è stato, nel recente passato,  un altro personaggio tipico delle nostre zone, cioè 
l’ “emigrante” (in America, Argentina, Venezuela, Germania, Australia, etc..).
L’opera è monumentale e finanche commovente nella sua raffigurazione di un dramma vissuto da tante famiglie del nostro circondario: al centro della scena un uomo, giovanile, aitante, nel fiore degli anni, che si allontana da casa portando una grande valigia, legata con lo spago, e seguito dalla moglie che ha per mano un ragazzo ed in braccio una bimba, i quali si protendono verso il padre e marito, quasi a volerlo trattenere.
La scena, poi, è resa ancora più struggente dal fatto che la donna è in evidente stato di gravidanza (tutte idee geniali del nostro farmacista, realizzate in bronzo). 
Quando Cesare Saccavino ha cessato di vivere (1 anno fa), aveva lasciato una ultima opera incompiuta ma in corso di realizzazione: il gruppo scultoreo dei “braccianti agricoli”. Egli lo aveva ideato e abbozzato, aveva cominciato a raccoglierne i fondi e, quindi, non poteva non essere realizzata dai suoi amici della farmacia e della “piazza Cellaio”, in omaggio alla sua volontà ed in ricordo di un uomo superiore, che non doveva lasciarci così presto, perché ancora aveva tanta voglia di vivere e di fare e chi sa che cosa altro si sarebbe inventato per il suo paese.
Realizzare l’ultimo progetto di Cesare era diventato, quindi, un impegno morale per tutti, come pure quello di dedicare alla sua memoria proprio quella piazza Cellaio,  che Egli ha fatto diventare un museo storico all’aperto, come nella migliore civile tradizione dei paesi nord-europei.
Finalmente, il gruppo scultoreo è stato realizzato, sempre ad opera dello scultore Luciano Tarocco di Verona, con cinque personaggi in bronzo raffiguranti un gruppo di braccianti, con i propri attrezzi del mestiere (la zappa, la vanga, il tridente, il rastrello, l’attrezzo appuntito per seminare) e con i miseri fagotti contenenti gli scarni alimenti. Lavoratori umili che, alle cinque del mattino, stazionavano proprio in quella piazza per attendere la agognata chiamata al lavoro agricolo e non solo.
L’opera scultorea è stata inaugurata il pomeriggio del 7 Dicembre, alla presenza dei familiari di Cesare, delle autorità cittadine e del “Suo” popolo di amici e conoscenti. 
Gli amici della Farmacia rappresentano, infatti, un gruppo di fedelissimi, sempre pronti a collaborare alle Sue iniziative, con in prima fila Michele Affinita e Peppe Falco, insieme a tanti altri che Cesare sapeva sempre coinvolgere nelle sue avventure “ragionevoli e/o ideali”.
“Il valore di un uomo si misura dalle poche cose che crea, non dai molti beni che accumula” (K. Gibran) o, ancora meglio “dalle poche cose che ha saputo creare per gli altri, e non dai molti beni che ha accumulato per sé stesso”.
Un Suo amico, Cecco Gambizzato, ha scritto, in sintonia ideale con il pensiero di Cesare:
Embe’, se more ampress’,
e allora ch’ amma ffa’ ?
Cercamm’ ‘e ffa’ caccosa
pe ce fa’ ricurda’.
Quann’ lassamm’ ‘o munno,
triste sarrìa si ognuno
ridenne po’ dicesse :
“nun e’ muorto nisciuno”.
Pecche’…’sta vita nosta
ma che valore tene ?
si doppo muorto diceno:
“nun ha fatto ‘e bbene!”
Ebbene, in conclusione, possiamo sicuramente affermare, senza ombra di smentita, che Cesare ha vissuto con grande intensità per gli altri, perseguendo la filosofia del fare, del fare bene, senza aspettativa terrena di ricompensa, ed ha saputo lasciare il segno del proprio passaggio, che rimarrà in eterno ad onore Suo, della Sua famiglia, dei Suoi amici ed orgoglio dell’intero Suo paese.
di Francesco Sgambato
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FolklorePaolo De NicolaSanta Maria a Vico

A Santa Maria a Vico i Campioni dell’artigianato

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Con la Pro Loco “Portoni aperti 2013” un successo da incorniciare
A Santa Maria a Vico i Campioni dell’artigianato
Quando il prodotto locale si affianca alla storia di realtà civili

SANTA MARIA A VICO – Con la Pro Loco “Portoni aperti 2013”, un successo da incorniciare!!!

Mimmo Campagnuolo: “Grazie agli espositori, agli illustri ospiti e, soprattutto, a Luigi Salvatore, Antonio Guida, al Comitato “I Ragni” e Fulvio Migliore”. Anche quest’anno l’ Evento “Portoni aperti” ha improntato significativamente il Dicembre santamariano. La manifestazione, giunta ormai alla nona edizione, ha concentrato a S. Maria a Vico importanti “campioni” della produzione artigianale della cittadina e delle zone viciniori, nonché delle realizzazioni artistiche e delle iniziative di scuole ed altri organismi di cultura.

La Proloco Smav, in armoniosa cooperazione con le omologhe di Forchia (Arpaia), di Airola e di Messercola-Forchia, ha realizzato un’ esposizione poliedrica, in cui il prodotto locale si è affiancato alla storia di realtà civili del Comprensorio, il regalino natalizio all’opera di notevole impegno artistico: un pot-pourri entusiasmante, goduto nel segno dell’amicizia, dell’apertura reciproca, della piena solidarietà: valori sempre validi, ma particolarmente sentiti all’ avvicinarsi della festa della Nascita del Signore, fonte di rigenerazione e di vita migliore. I “ Portoni aperti” a Santa Maria a Vico costituiscono il caldo ingresso delle feste di Natale. Moltissimi cittadini, intere famiglie si sono ritrovati nei “Portoni”, la cui apertura ha in sé certamente una valenza simbolica. E’ una possibilità di dialogo che si apre, è una rottura del ghiaccio dell’indifferenza e dell’individualismo. 
In merito al senso e allo sviluppo dell’evento il presidente della “Pro Loco Smav”, Mimmo Campagnuolo, a margine della serata di inaugurazione, sabato 7 dicembre 2013”, ci ha dichiarato: 
“I significativi elogi ricevuti dai graditi ospiti quali il sindaco e il presidente della Pro Loco di Airola Pasquale Napoletano e Ivo Visciano, il dottore Michele Giordano in rappresentanza del Comune di Forchia, il presidente Pro Loco “Forche Caudine” Roberto Alfano, il presidente della “Pro Loco Messercola-Forchia”, Enzo De Lucia, e quelli degli espositori e di tanti cittadini, ci ripagano dei tanti sacrifici e dell’impegno profuso nell’organizzare questa nona edizione dei “Portoni aperti”. 
“Nei portoni antichi, ha continuato il presidente, hanno fatto bella mostra quanto di bello e singolare c’è nella nostra cittadina e nei Comuni viciniori: dall’artigianato alle creazioni artistiche, dalle risorse del passato a quelle attuali; e le tante novità aggiunte hanno concorso all’ottima riuscita dell’evento. Desidero ringraziare affettuosamente per la preziosa collaborazione i soci ed amici Luigi Salvatore e Antonio Guida; la ditta Fulvio Migliore (S. Felice a Cancello) per la cordiale disponibilità propria e di un suo collaboratore, Giovanni Papa. E’ doverosa una particolare menzione del Comitato “I Ragni”, con il quale si consolida il rapporto di cooperazione. La slitta di Babbo Natale, preparata da tale sodalizio, ha arricchito la serata dell’inaugurazione attirando l’attenzione dei tanti bambini e genitori. 
E non per ultimo, un grazie per il sensibile sostegno va ai supermercati della nostra cittadina, Decò Parente, Gioia Market e la Dico, rappresentata dal suo direttore Raffaele Daddio.
In sintesi, possiamo dire con soddisfazione che è un successo veramente da incorniciare! Tutti i portoni, infatti, hanno destato curiosità e positivi apprezzamenti da parte dei visitatori giunti da ogni parte. 
Vorrei ricordare, per la peculiare attenzione destata nei visitatori i prodotti esposti dalla Pro Loco “Forche Caudine”; quelli ad opera degli ospiti dell’Istituto penale per minorenni di Airola; i presepi del maestro Nicola Carfora; la grafica, la pittura e le decorazioni dei fratelli Petrone; l’interessante e particolare mostra fotografica dell’Acquedotto del Serino di Carmine Guida; il Setificio di San Leucio; i lavori prodotti dagli allievi dell’Isiss “E. Majorana”; e poi le decorazioni natalizie artigianali, decoupage, addobbi natalizi su tessuto, ricami a mano, lavorazione in ferro, gioielli artigianali, borse in feltro.
Sono lieto di encomiare anche le pregevoli creazioni a firma delle signore Rosalba Varvo, Francy Toti, Francesca Casciello, Vincenza Nuzzo, Grazia Carfora, Margherita Piscitelli, Mariella Russo, Rosa Della Rocca, Rossana Bernardo, Alfreda Crisci, Anna Pelella, Raffaella Caprio, Monica Vicario, Anna Verlezza, Pina Verlezza, Carmela Telese, Teresa Cristiano, Antonella Cepparulo, Mariarosaria Russo, Angela De Lucia, e del giovane Amalio Piscitelli”.
Nella Villa Comunale si è registrata la presenza della Pro Loco “Messercola-Forchia” con assaggi e promozione di un prodotto altamente qualificato, il prezioso olio d’oliva dei Colli Tifatini. Le caldarroste del simpatico Carmine Mormile e family, simbolo del calore del Natale e fulcro di tanti ricordi d’infanzia, hanno contribuito ad arricchire il momento di aggregazione. Gruppi di amici, genitori con i bambini, giovani, hanno gustato le ottime castagne, calde al punto giusto ed innaffiate da un generoso Aglianico e dalla sua sorella Falanghina. 
In piazza Umberto I, un boom di vendita senza precedenti delle stelle dell’Ail ha letteralmente commosso Francesco De Lucia, il responsabile locale dell’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma. E’ emersa una perfetta simbiosi tra lo spirito solidaristico dei “Portoni” ed il tradizionale appuntamento con la solidale iniziativa promossa dall’Ail. I cittadini visitatori hanno dimostrato la loro sensibilità e approfittato dell’occasione per illuminare il Natale con le tradizionali piantine dando un contributo che può rappresentare molto per la ricerca e lotta a malattie gravi come i tumori del sangue. Significativa la presenza dell’Associazione “A. Calcagno” (sostegno ai malati oncologici) e quella della Fondazione Onlus “Angelo Affinita”.
Riportiamo qui di seguito alcune dichiarazioni rilasciate da alcuni espositori: Quest’anno, per la prima volta, non sono stato uno dei tanti visitatori, ma uno degli espositori, con la mostra su “L’Acquedotto di Napoli”, meglio conosciuto come Acquedotto di Serino. La mostra è stata allestita all’interno di una splendida location: il portone della famiglia Migliore, scenario perfetto per creare la giusta atmosfera indispensabile alla fruizione della mostra stessa.
L’esperienza è stata sicuramente positiva, superiore ad ogni aspettativa, sia per l’affluenza di pubblico che per l’interesse e il consenso mostrati dai rappresentanti delle Istituzioni presenti alla manifestazione e dai visitatori. E’ stato interessante leggere sui volti di essi l’emozione, la sorpresa e i ricordi suscitati dalla vista di luoghi a loro vicini perché parte del loro vissuto e della loro storia. Il tutto grazie ad un viaggio ideale che li ha condotti dalle sorgenti dell’Acquedotto, site nel comprensorio di Serino, alla collina di Cancello, attraversando luoghi e paesaggi inediti. 
Ringrazio vivamente la Pro-Loco e l’amico Mimmo Campagnuolo per l’opportunità offertami; la famiglia Migliore per la disponibilità, l’ospitalità e la fiducia mostratemi; tutti coloro che sono intervenuti, contribuendo, con la loro presenza, al successo dell’evento. Dandovi appuntamento alla prossima edizione, auguro a tutti voi serene festività.
Carmine Guida
Caro Presidente, 
anche se ti conosco da pochi giorni, ho scoperto la bella persona che sei, cosa importante, ma ancora di più la tua grande visione della vita. Riferendomi al discorso che hai fatto alla presentazione della manifestazione “Portoni Aperti”, sul villaggio globale devo dirti che ho apprezzato ancora di più il tuo impegno a sviluppare l’artigianato locale, che è la forza che ci distingue dalla massificazione. Ti ringrazio ancora per l’invito nella tua città, sperando di ricambiare presto e sono pronto a collaborare con te e deciso  ad aderire al tuo progetto di collaborazione tra le Pro Loco Sannite. 
Il presidente Pro Loco “Forche Caudine”
Roberto Alfano 
E’ stato un vero piacere partecipare alla nona edizione di ”Portoni Aperti”, organizzata dal dinamico presidente della Pro Loco Mimmo Campagnuolo; a lui e all’Associazione va il nostro più vivo ringraziamento. Ancora una volta, grazie a questo evento, attraverso questa personale di pittura, ci sentiamo protagonisti diretti nella città dove siamo nati. L’arte, a parere nostro, è stata sempre il modo più diretto e libero di manifestare il proprio sentimento, le proprie emozioni, il profumo dell’anima. Essa ci rende consapevoli di esprimere la parte migliore di noi stessi. In questo momento di profonda crisi economica si accentua il fenomeno della disoccupazione, della cassa integrazione e si profila un futuro sempre più buio per i giovani. Questa sfiducia li induce ad andare via dal proprio territorio con la speranza di raggiungere nuovi orizzonti più consoni alle loro aspettative. La risposta è unica: “La crisi è mondiale” è vero, ma, oltre confine c’è qualcosa di positivo che facilita il crearsi di un avvenire. L’augurio più sincero, attraverso quest’appello, è che le forze politiche e le Istituzioni scolastiche, in collaborazione con le piccole e medie imprese, riescano a dare una risposta fiduciosa a questo grave problema sociale. 
Auguri sinceri da Mario, Michele e Tonino Petrone
L’Isiss Majorana a “Portoni Aperti”
E’ stato emozionante, sabato, vedere il lavoro frenetico di tanti professori, che mostravano più entusiasmo e, quindi, sembravano più giovani dei loro alunni, ci siamo veramente divertiti! Inenarrabile la gioia nel vedere ragazzi, con i quali fino a qualche giorno prima abbiamo discusso per evitare l’occupazione, lavorare con lena per presentare con orgoglio i loro prodotti e testimoniare il nostro progetto di solidarietà.
Io penso di dover ringraziare i coniugi Guida per l’ospitalità concessa, il presidente della Pro-Loco per l’organizzazione dell’evento e tutti i collaboratori scolastici e professori che hanno voluto esserci per dimostrare che la scuola è un nostro grande valore. 
In ultimo, non per importanza, ringrazio quegli splendidi ragazzi che hanno sacrificato un intero week-end per presentare con noi all’esterno la loro scuola.
Nel tirare un bilancio dell’esperienza appena conclusa, che ha visto la partecipazione dell’Isiss “E. Majorana” alla manifestazione “Portoni Aperti 2013”, tenutasi a S. Maria a Vico il 7 e 8 dicembre 2013, la dirigente Maria Giuseppa Sgambato ha così commentato l’evento: “Si è trattato per la scuola di un’apertura al territorio che è andata al di là dei tradizionali open-day; il primo passo di un lungo percorso di orientamento nella scelta della scuola superiore, che abbiamo voluto affiancare ad un momento di solidarietà, nella convinzione che certi valori vadano insegnati principalmente a scuola, perché i ragazzi possano poi parteciparli alla comunità di cui fanno parte. Abbiamo accettato con piacere l’invito della Pro loco locale e partecipato essenzialmente per presentare alle famiglie la nostra nuova veste”. La scuola, ospite a villa Guida, ha allestito una mostra dei lavori eseguiti nell’ambito dei diversi indirizzi di studio in cui è articolata l’ampia offerta formativa del neonato Istituto.
di Paolo De Nicola
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