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“Il bacio del pane” dello scrittore Carmine Abate

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Voglia di vita con mare, baci di fuoco e corse in motorino
Nel libro “Il bacio del pane” dello scrittore Carmine Abate
SANTA MARIA A VICO – «Ero un bambino, il nonno non mi aveva mai punito prima di allora, eppure non avevo pianto, non piangevo se capivo di avere sbagliato. Avevo ripreso il panino e, soffiata via la polvere, lo avevo baciato […]». Una storia gustosa, insaporita dei sapori e degli odori della cucina mediterranea e in cui la voglia di vita si esprime attraverso mare, baci di fuoco e corse sfrenate in motorino. Due ragazzi distesi all’ombra; vento in faccia e, negli occhi, i paesaggi di Calabria, regione unica per bellezza e problematicità.

Delicato come una canzone di Lucio Battisti, leggero come una ballata della Banadabardò. “Il bacio del pane” (Mondadori) è l’ultimo importante tassello della già brillante produzione letteraria di Carmine Abate: un libro – che arriva dopo “La collina del vento”, Premio Campiello 2012 – in cui attraverso il racconto dell’indimenticabile estate di una comitiva di giovani amici emerge un ritratto dignitoso della Calabria («Meglio pane nivuro, che nivuro pane») sullo sfondo di un paese, l’Italia, flagellato dalla prepotenza di uomini che si dedicano con professionalità alla rovina di altre esistenze. I romanzi di Abate parlano di viaggi tra i luoghi dell’anima e di questo mondo. Nato a Carfizzi, paese arbereshe della provincia di Crotone. Giovane e laureato si trasferisce ad Amburgo e racconta i «germanesi», cioè gli italiani emigrati in terra tedesca. Oggi vive in Trentino «per addizione»: la sua scrittura è sintesi del suo essere calabrese, meridionale, italiano, trentino, europeo e tante altre cose. Tutte insieme.

Titolo: Il bacio del pane
Autore: Abate Carmine
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 176
Editore: Mondadori  (collana Libellule)
di Igino Camerota
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Delinquenti al “Don Gnocchi” di Maddaloni. I docenti: ci possono ferire ma non sconfiggere

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MADDALONI – CI POSSONO FERIRE, MA NON SCONFIGGERE!
Noi docenti dell’Istituto “don Gnocchi” di Maddaloni, all’unanimità, condanniamo l’ennesimo atto delinquenziale commesso ai danni della Scuola.
In questi giorni il nostro Istituto è stato di nuovo violato ed oggetto di episodi di inaudita gravità, tali da rendere impossibili l’esercizio del diritto-dovere di tutti alla formazione ed al lavoro.

Il “don Gnocchi” da sempre è stato, e vuole essere, un punto di riferimento per la promozione e la crescita socio-culturale del territorio, configurandosi come “la Scuola” dell’accoglienza e delle risposte alle esigenze  e alle richieste della Comunità.
Bisogna rilevare che, negli ultimi anni, anche se più volte sollecitati, gli organi preposti alla gestione e alla sicurezza, non hanno dato risposte adeguate e tempestive per prevenire e risolvere i problemi relativi alla vigilanza e alla sicurezza.
Oggi più che mai, sebbene feriti, non vogliamo e non possiamo smettere di credere nella collaborazione e nel sostegno di Quanti hanno il dovere di concorrere al successo formativo delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi.
Ad essi tutti direttamente ci rivolgiamo.
“Cari ragazzi e care ragazze, 
la nostra scuola è stata ancora una volta bersaglio di atti vandalici che l’hanno deturpata, sfregiata e ci hanno costretto a interrompere il nostro lavoro.
Noi non crediamo, non vogliamo credere, ci rifiutiamo di credere che possa esserci stato il coinvolgimento di qualcuno di voi, di voi che siete le vere vittime di gesti così vili e criminali.
Perché la scuola, non dimenticatelo mai, è per voi. E’ il luogo nel quale noi tutti lavoriamo insieme perché voi possiate formarvi nel modo migliore, scoprendo le vostre attitudini e valorizzando e potenziando le vostre doti.
Noi non siamo su fronti opposti, ma “sulla stessa barca”, per voi.
La scuola è vostra, chi danneggia l’Istituto colpisce in primo luogo voi, vi fa del male.
Del resto voi stessi, nel periodo delle recenti agitazioni, malgrado alcune intemperanze, avete dimostrato di rispettarlo nella sua struttura, ne avete avuto cura.
Cerchiamo, ragazzi, di reagire dimostrando che siamo più forti di chi vuole colpirci, che vogliamo lavorare, che voi volete venire a scuola, relazionarvi con serenità e spirito di collaborazione tra voi e con noi, dimostrate di essere consapevoli che la scuola è un bene prezioso, che gli atti di vandalismo sono espressione non di forza, ma di vigliaccheria e di stupidità.
Pensate che, per una beffarda coincidenza, sono stati dati alle fiamme anche dei libri proprio il giorno in cui sarebbe dovuto partire l’atteso servizio prestiti della nostra Biblioteca. Che amarezza!
Chi brucia i libri s’illude di bruciare il pensiero, ma la storia c’insegna che finora non ci è riuscito e noi siamo fiduciosi che non ci riuscirà neanche questa volta.
Coraggio, ragazzi”!         
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