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Monumento ai braccianti agricoli

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Emozione al “Cellaio”, e in tutta Santa Maria a Vico, per un evento indimenticabile
Monumento ai braccianti agricoli
Ultima prova dell’amore di Cesare Saccavino per il suo paese

SANTA MARIA A VICO – Nel tardo pomeriggio di sabato 7 dicembre 2013, di fronte alla piazzetta dominata dal monumento al ciabattino, voluto da Cesare Saccavino, l’inobliabile amico, modello di virtù civiche e vero protagonista della vita sociale specialmente nella zona di Santa Maria a Vico che popolarmente è chiamata con l’antico, storico nome di “Cellaio”, è stato scoperto il monumento ai braccianti agricoli, ideato sempre da Cesare e realizzato grazie alla sensibilità e generosità del dottore Franco Sgambato, del professore Michele Affinita e di altri amici.

Il gruppo statuario, realizzato dal noto scultore Tarocco di Verona, formato da cinque simulacri e rievocante la presenza di un numeroso bracciantato agricolo nella nostra cittadina, va ad affiancarsi al ciabattino, il quale domina la piazzetta  che tra alcuni anni sarà – per concorde impegno di tutti gli amici dell’eccezionale farmacista – Piazzetta Cesare Saccavino,  alla ricamatrice, seduta e schiva come la tessitrice di pascoliana memoria, ed al gruppo dei Sanniti.

La zona, dunque, è ora quasi una gliptoteca  all’aperto, ove è rievocata nella forma più evidente ed efficace, per statuas, la storia di Santa Maria a Vico. Le attività lavorative, infatti, costituiscono la trama di quella vita quotidiana che, più forse dei grandi eventi, deve  essere oggetto della  storia. Merito rimarcabile di Cesare Saccavino è anche quello di aver compreso l’importanza di questa dimensione feriale, travagliante  dell’esperienza umana e di aver creduto di poterle dar vita e durata nel bronzo, con il sussidio impareggiabile dell’arte. La cerimonia ha avuto inizio con la benedizione del monumento ad opera del Parroco di San Nicola Magno don Carmine Pirozzi.

A seguire brevi e commossi discorsi.
Sgambato, che ha evidenziato, tra l’altro, la capacità di Cesare di confrontare i suoi progetti con gli amici, di aprirsi ai loro consigli con umiltà, affinché le cose programmate riuscissero nel migliore dei modi, ed anche il suo  stile schivo: ”Andava a Verona a vedere quanto lo scultore stava realizzando da solo, con la sua macchina, andando e tornando in un solo giorno”.
Il sindaco di Santa Maria a Vico, Alfonso Piscitelli, ha avuto accenti di viva commozione di fronte al monumento ai braccianti, agli umili lavoratori che ogni mattina, all’alba, al Cellaio, aspettavano di essere ingaggiati per la giornata di lavoro agricolo. “Tra questi uomini, che ci hanno insegnato  la  dignità del lavoro, l’ onestà, l’amore per la famiglia, che sono stati maestri di valori che non devono morire  – ha detto –  c’era anche mio padre ed io ne sono fiero”.
Luigi Saccavino, nel ringraziare, a nome di tutta la famiglia, per l’iniziativa degli amici che ha dato concreta attuazione al progetto, ha posto in risalto il senso sociale, creativo di buon tessuto umano, della realizzazione dei monumenti rievocanti le arti e i mestieri del nostro passato.
Lo scoprimento dell’ultima prova dell’amore di Cesare Saccavino per il suo paese ha avuto – credo veramente di non poterlo tacere –  una nota sua peculiare, che tante altre cerimonie consimili non hanno: la profonda e vibrante sincerità di ogni parola e di ogni gesto, ben lungi  da qualsiasi retorica.
di Paolo De Nicola       
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