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Raffaele Diglio: ” Assenza dello stato sociale”

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Gli slogan lasciano il tempo che trovano sull’immigrazione. In molti paesi europei hanno varato programmi di sostegno alle  famiglie, col chiaro intento di impostare una politica di ampio respiro sulla natalità. In Italia tutto tace.  Affrontare i problemi non è la nostra specialità.  Tutti i governi hanno di solito vita breve e dunque i partiti campano principalmente di propaganda. Da noi sostenere le famiglie suona male, ci ricorda il fascismo e dunque lasciamo perdere. Peccato sia un colossale autogol. Certi però che l’Italia esistesse nonostante la divisione politica. Cosa siamo dunque: una lingua, una variante mediterranea della democrazia anglosassone, gli eredi lontanissimi di un impero, il Paese che ospita il Vaticano, una repubblica fondata sull’antifascismo ma non sull’anticomunismo,  una terra tuttora divisa e segretamente nostalgica delle antiche autonomie. La discussione è aperta ma un risposta, magari molto articolata, sarà meglio trovarla al più presto. Salvare lo stato sociale significa contribuire a sostenere l’Italia con risorse da valorizzare, senza lasciare che naufraghino gli italiani.
Nel nostro Paese, purtroppo, negli ultimi anni, il welfare è stato eroso da progressivi quanto sanguinosi tagli.  Creare le condizioni per sviluppare queste risorse è diventato il compito di una responsabilità pubblica, collettiva, ancorata alla tutela dei diritti di tutti i cittadini. La stessa globalizzazione dei mercati non ha saputo, e soprattutto non ha voluto, esportare la cultura del diritto e delle tutele sociali, così come si erano affermate nella vecchia Europa nel corso del ventesimo secolo. Ci si trova, insomma, dinanzi ad un liberismo globalizzato che assolutizza il mercato, negando l’idea stessa di Stato costruito sulla tutela degli interessi generali.
Lo stato sociale è quello che crea le pari opportunità per tutti, mettendo tutti i cittadini in condizione di competere in modo paritario a prescindere dalla condizione sociale, dalla razza, dal sesso, dal censo e dai convincimenti politici e religiosi.
Raffaele Diglio