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Caserta

Rain Caserta contro la Transfobia

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Domenica scorsa, 20 Novembre 2016 alle ore 17:00, a Piazza Sant’Anna un gruppo di persone prevalentemente giovani si è unito all’associazione RAIN Arcigay Caserta per commemorare tutte quelle persone transessuali che vengono uccise proprio in quanto transessuali – e quindi uccise per odio.

Sono state lette le storie di cinque persone trans assassinate nel 2016, due delle quali a Napoli, in più è stata letta una lista solo parziale delle vittime del solo 2016, che è stato l’anno con il più alto numero di omicidi di cui sia stata accertata la matrice transfobica [1].

 Il tutto di fronte alla Chiesa di Sant’Anna, dove si teneva una messa le cui preghiere, riecheggiando, sembravano fondersi con la commemorazione, dandole un aspetto quasi religioso: ad un certo punto, quando si è letto il numero (alto e comunque incompleto) di omicidi transfobici nel mondo, è risuonato “Signore, perdonaci” proprio come se una comunità volesse riparare a tutta questa violenza e odio. René Guénon avrebbe sicuramente colto questo particolare.

La commemorazione, dopo il decollo di lanterne simbolo di speranza, è proseguita presso la sede di Via Giuseppe Verdi 15 (l’ ONLUS è ospitata dalla CGIL Caserta), dove è stato mostrato un video pubblicato esattamente un anno prima, ovvero la testimonianza di Laura Santonicola [2], e in seguito è stato proiettato il film di Almodovar “Tutto su mia madre” per poi concludere con una riflessione comune animata da Laura e Marco Pignetti.

Forse vi starete chiedendo “perché il 20 Novembre” e “a noi cosa importa?”

Il 20 Novembre di ogni anno, dal 1999, si celebra il Transgender Day Of Remembrance (tdor), giornata della memoria delle vittime della transfobia; l’ Italia, secondo statistiche [1] del 2016, è il primo Paese europeo per numero di persone transessuali ammazzate per puro odio.

Per capire quanto possa essere resa difficile la vita ad una persona trans, basta fare una riflessione: la transessualità, a differenza dell’omosessualità (sono due cose distinte e non necessariamente coincidenti nello stesso essere umano) “si vede” , perché per quanto nella società di oggi molti ruoli di genere siano scomparsi (sempre mono sono le professioni “da maschi” o gli interessi “da femmine”), molti di essi esistono ancora.

Ora, a prescindere da ciò che uno possa pensare (se cioè sia giusto o sbagliato che gradualmente i ruoli di genere stiano scomparendo), sta di fatto che la persona transgender, nel momento in cui si renda conto che il proprio corpo non coincida per nulla con la propria anima (ad esempio, ha un corpo da donna ma “lui” si sente maschio dentro, si sente molto a disagio guardando allo specchio il proprio seno e la vagina stessa) sentirà il bisogno di esprimere quest’ultima, anche adoperando dei ruoli di genere (rimanendo al nostro esempio, l’uomo trans, uomo nato in corpo di donna, non si depilerà, si fascerà il seno in modo da farlo sparire sotto i vestiti, si taglierà i capelli con un taglio maschile, indosserà abiti da uomo, chiederà che gli si rivolga al maschile).

Questo comportamento è spiegato con la necessità di ogni essere umano di non sentirsi schiacciato nella propria intimità più profonda, di non barattare quello che si avverte nel più profondo del cuore con i sorrisi e la cordialità di una società omologante – come afferma Laura nel suo video, “nessuno vuole distruggere il senso di comunità usando l’individualismo, semplicemente vogliamo difendere la dignità di ogni persona”.

Considerando quanto quindi i/le trans siano esposti per il solo fatto di esistere, diventa importante che siano difesi

La transessualità oggi è solo formalmente una malattia[3]; i tentativi di “estirparla” sono miseramente falliti, e oggi viene “curata” attraverso la transizione, cioè quelle pratiche sociologiche, mediche e chirurgiche (non sempre necessarie tutte e tre) che aiutano queste persone a non vivere più “a metà”, ma pienamente.

Noi persone che abbiamo avuto la sorte di nascere “cisgender” , “cissessuali”, ovvero noi maschi nati in corpi di maschi con cromosomi XY, e noi femmine nati in corpi di femmine con cromosomi XX, non vorremmo mai che qualcuno ci dicesse “tu sbagli a sentirti uomo, tu sei una donna”, perché noi non ci sentiamo uomini o donne, noi LO SIAMO.

È lo stesso per le persone trans, come noi fin da piccoli sanno di essere uomini o donne, ma il loro corpo non li segue, la Dio, la Natura o chi per loro gli ha sottoposto questa prova, come ne sottopongono altrettante a tutti e tutte nel corso della vita.

Sta a tutti noi decidere se stare accanto a queste persone, le persone trans, durante la loro transizione, che altro non è che un percorso di crescita in cui da una crisalide fuoriesce una luminosa e splendida creatura, come è splendida ogni creatura che si senta completa in corpo e spirito; oppure, per pigrizia, frustrazione e menefreghismo, rendergli la vita difficile.

“Non ha senso cambiare l’Identità di qualcuno; l’Identità di qualcuno è INNATA, l’Identità di qualcuno NON FA MALE A NESSUNO.

Io sono una trans, e non faccio male a nessuno”.

Cit. Laura Maria Santonicola

[1]http://tgeu.org/tdor-2016-press-release/

[2]https://m.youtube.com/watch?v=fZUgHtefdns

[3]http://www.crisalide-azionetrans.it/peggy_Cohen_Kettenis_ARIRI.html

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