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Questa domenica avremo i ballottaggi nelle principali città italiane (praticamente quasi tutti i capoluoghi di regione e delle moriture province che sono andati al voto) e fra queste, Milano e Roma sono gli appuntamenti più attesi.

Checché ne dica Renzi, i risultati di queste due città avranno un peso sul consenso del Pd, a differenza di quanto si pensa degli stessi appuntamenti a Torino e Bologna.

A Torino e Bologna, infatti, una (IMPROBABILE) sconfitta dei candidati Pd non si tradurrebbe in una sconfitta “del” Pd, poiché i candidati in questione – Fassino e Merola – sono da sempre “anti-renziani” , tanto da indurre i locali comitati elettorali a tenere “alla larga” il Segretario Nazionale, manco fosse un imbarazzante beone stile Trump.

Con Sala e Giachetti, invece, è diverso: sono entrambi candidati di matrice renziana, resi autorevoli dalle primarie, certo, ma comunque perorati dalla Segreteria nazionale; una loro sconfitta sarebbe la sconfitta della linea politica renziana. È evidente che una loro sconfitta sarebbe frutto di una serie di errori comunicativi di Matteo Renzi, come:
– la tendenza ad allontanare chiunque gli faccia ombra
– accusare la minima critica di disfattismo e “gufismo”
– l’eccessiva timidezza nell’affrontare svariati temi, che si nota di più in ina persona esuberante come lui
– il suo ostinarsi a mostrarsi allegro sempre e comunque, che dà sui nervi ma soprattutto lo fa apparire ipocrita quando vuole sembrare serio
– il suo fuggire da alcuni confronti con possibili contestatori, per paura di non brillare, e che da ancora più sui nervi
– ogni tanto la Ministra Boschi dovrebbe contare fino a cento, prima di parlare.

Insomma, pare che la linea politica vada salvata dal suo fondatore!

Cosa intendiamo per “linea politica renziana”? Intendiamo Socialismo Liberale, una visione politica che vede fra i suoi fondatori Carlo Rosselli e Piero Gobetti, e che si poneva lo scopo di migliorare la condizione delle masse più deboli (socialismo) RIFIUTANDO il marxismo, perché considerato troppo opprimente nei confronti dell’ individuo (liberale).

In Italia la “rivoluzione liberale” di Berlusconi è fallita (oltre che per la virulenta corruzione dei suoi governi) perché egli era – ed è – un liberale tout court, con una scarsa attenzione alle politiche sociali, convinto com’era (ed è) che mettendo da parte lo Stato la società sarebbe andata avanti da sola: ipotesi non sbagliata di per sé, ma inadeguata al momento storico che viviamo da ormai trent’anni.

In Italia abbiamo sì bisogno di una cultura liberale, se non altro perché gli italiani – divisi storicamente tra Papa, Re, Comunismo, Mussolini e il mafioso di turno – hanno sempre lasciato che i diritti del singolo fossero schiacciati dalla massa, dal “sistema”, l’io ucciso dal noi ;

però abbiamo bisogno anche di uno Stato che si faccia in po’ arbitro imparziale ma autorevole, un po’ avvocato del “povero”, cioè di tutte quelle fasce deboli della Società.

L’operato del governo Renzi&Alfano, che piaccia o meno, e con tutti i suoi (molti) difetti,

è la sintesi migliore possibile (in questo momento) fra queste due istanze (tutela dell’individuo e protezione dei deboli) .

Parliamo del governo che ha fatto leggi contro la povertà, a favore dei disabili, che sta investendo tantissimo nelle infrastrutture per creare posti di lavoro, che ha tutelato per la prima volta gli omosessuali, che ha ridotto gli enormi sprechi nella Sanità pubblica, che ha reso più facile per le aziende assumere personale, combatte contro i fannulloni nel pubblico impiego, che è riuscito a far dialogare fra loro imprese e sindacati come mai era avvenuto de vent’anni ad oggi.

E tutto questo impegno ha partorito una riforma costituzionale che non sarà perfetta, ma che:

– Risparmia centinaia di milioni di euro l’anno abolendo le Province e tagliando il numero di Senatori e il loro stipendio;

– Rende il processo legislativo più veloce,perché la maggior parte delle leggi è approvata alla Camera, mentre il Senato approva – DA SOLO – le leggi che riguardano le Regioni, e tutte e due le Camere approvano la legge di bilancio;

– si riducono di molto i conflitti di attribuzione delle competenze tra Stato e Regioni;

-la fiducia al Governo la danno solo i Deputati.

– tutto ciò, insieme alla legge elettorale “Italicum” (la quale da al Paese una maggioranza certa, e riduce il “coalizionismo” della politica, dove c’è sempre una minoranza che, dietro minaccia di far cadere il governo, si impone in maniera anti democratica sulla maggioranza) consentirà maggiore stabilità al Paese, quindi più investimenti, quindi più ricchezza e più lavoro.

Tutto ciò sarà deciso dal Popolo Italiano il 16 ottobre prossimo venturo, tramite referendum; ma se vogliamo che vinca il sì alla riforma, bisogna rafforzare l’immagine pubblica del Governo, non farlo apparire indebolito: bisogna far vincere i ballottaggi ai candidati di governo.

A meno che non vogliate un Paese dalle istituzioni arretrate e deboli, e che si piange addosso.

Pensateci bene.

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