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Veto italiano sul bilancio Ue. Renzi: “Non costruiranno muri con i nostri soldi”

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MILANO – L’Italia ha “confermato la riserva”, che si può tradurre in un ‘antipasto di veto’, alla proposta di compromesso fatta dalla presidenza slovacca per la revisione del bilancio pluriennale (2014/2020) dell’Unione europea. Un documento che l’esecutivo italiano non considera accettabile perché mancano garanzie per l’aumento di risorse “a favore delle nostre priorità”: immigrazione, sicurezza, disoccupazione giovanile o programmi per la ricerca.

“Nella giornata di oggi, come avevamo annunciato, abbiamo messo il primo veto nella discussione sul bilancio a Bruxelles. Lo ha fatto il sottosegretario Gozi a mio nome a Bruxelles” ha confermato il premier Matteo Renzi alla cerimonia di inaugurazione della ‘Torre Biologica Ferdinando Latteri’ dell’università di Catania. Una posizione maturata negli ultimi tempi e illustrata poco prima da Gozi, a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles.  E ancora il premier: “Non accettiamo che con i nostri soldi all’Unione Europea si alzino i muri”.

Una presa di posizione politica molto forte ma che al momento non avrà un’immediata ripercussione sul funzionamento dell’Unione. L’Italia chiede, dall’alto della sua contribuzione al bilancio comunitario che siano finanziate voci di spesa alle quali il governo italiano crede molto, dall’accoglienza ai migranti alla ricerca dagli interventi sull’occupazione giovanile alla sicurezza. Un primo stop sul quale i contendenti avranno almeno un anno di tempo per trovare una mediazione.

Nel pranzo dei ministri a porte chiuse l’Italia ha “tenuto con coerenza la sua linea”, ha spiegato il sottosegretario agli Affari europei. “Quindi – ha continuato Gozi – abbiamo confermato la nostra riserva sull’adozione del riesame del bilancio multiannuale, che senza l’accordo dell’Italia non può essere adottato perché richiede l’unanimità”. Parlando pochi giorni fa alla trasmissione Che tempo che fa, Renzi aveva spiegato la posizione dell’Italia richiamando i dissidi con alcuni Paesi europei (era stata citata l’Ungheria) sulla gestione dei flussi di migranti e sulla chiusura delle barriere, che si contrappone allo sforzo italiano di soccorsi nel Mediterraneo. “Visto che siamo contributori del bilancio europeo e che siamo impegnati da soli a gestire l’emergenza nel Mediterraneo”, aveva spiegato il premier intervistato da Fabio Fazio, “non possiamo permettere che altri Paesi utilizzino i fondi europei per costruire muri”.

Oggi, Gozi ha dettagliato ulteriormente la scelta italiana. “Lo abbiamo fatto perché riteniamo che sia una proposta su cui dobbiamo avere ancora molte garanzie sul reale aumento a favore delle nostre priorità: immigrazione, sicurezza, risorse europee per i giovani (siano per la lotta contro la disoccupazione o l’Erasmus), i programmi di successo come Horizon2020 cu cui non possiamo assolutamente accettare dei tagli, e la flessibilità del bilancio europeo per una maggiore capacità di reagire alle crisi. Su tutto questo non ritenevamo che fossimo arrivati ad un compromesso accettabile e quindi abbiamo confermato che l’Italia si oppone al riesame del bilancio multiannuale”. Alla domanda se si tratti un veto, Gozi risponde: “Il veto si pone in una votazione formale. Oggi non c’era una votazione formale, quindi la dizione non è ‘veto’ ma ‘riserva’ e noi abbiamo posto formalmente la nostra riserva che la presidenza slovacca annuncerà”.

La notizia si intreccia con il giudizio europeo sulla legge di Bilancio italiano: come ricostruito da Repubblica in edicola stamane, da parte di Bruxelles si va verso una mano tesa con l’ok (con riserva) alla Manovra. Sul punto, Gozi si è detto “molto tranquillo dell’opinione ampiamente favorevole” da parte della Commissione, che dovrebbe essere ufficializzata domani. Più duro su altre considerazioni: “Noi non siamo né nazionalistiné populisti. Noi però siamo molto stanchi delle ambiguità e delle contraddizioni europee. Siamo

molto stanchi di un’Europa che dice alcune cose e poi non le fa. Siamo molto stanchi di un’Europa che è piccola con le cose grandi e grande con le cose piccole. E noi siamo convinti che, se l’Europa non cambia, siamo di fronte all’inizio della disintegrazione europea”.

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